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Aereo nel Tevere: “Cerchiamo testimoni per capire cosa è successo veramente”

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“Cerchiamo testimoni per capire cosa è successo”

“Aereo nel Tevere, cerchiamo testimoni per capire cosa è successo veramente” –

di Cristiano Orsini

Era il 25 maggio scorso quando un aereo precipitò nel Tevere a Roma. Erano circa le tre di pomeriggio e Cerveteri non potrà mai
dimenticarlo perché alla cloche di quel velivolo c’era un nostro giovane concittadino: Daniele Papa.
Aveva appena 22 anni e si affacciava alla vita, al mondo… letteralmente. Amava volare, era ligio al dovere ed era preciso e diligente, proprio come vogliono ricordarlo i suoi genitori, Mario e Franca, e sua sorella Isabella. Una bella famiglia, fondata su sani principi e valori fondamentali. E Daniele era, infatti, un bravo ragazzo con le idee chiare. Molto impegnato nella vita sociale, parrocchiale e con la protezione civile. Ottimi rendimenti scolastici; aveva passato un anno in Australia per perfezionare il suo inglese, lavorando senza mai pesare su nessuno, con il sogno un giorno di farvi ritorno magari in pianta stabile; cresciuto nel mondo dell’aviazione, con il padre pilota e la mamma nello stesso ambito. Insomma, aveva
gettato delle solide basi per decollare e spiccare finalmente… il suo volo. Un decollo che però non potrà mai avvenire a causa di quel tragico incidente che l’ha strappato alla vita troppo presto. Il 25 maggio tutto si è interrotto. Come se un filo si fosse spezzato invece di continuare ad allungarsi.
Eppure su questo incidente esistono ancora domande che attendono risposte. Mario e Franca vogliono sapere cosa è veramente successo quel pomeriggio. Un incidente, l’aereo è precipitato nel fiume, ok… ma perché? Mario, il papà – è bene ricordarlo – è un comandante di linea con esperienza anche come istruttore di volo negli Stati Uniti, sa bene di cosa si
sta parlando. La Procura sta indagando per omicidio. Gli indagati sono l’istruttore pilota che era
seduto affianco a Daniele su quell’aereo, Cito Giannandrea, e l’Amministratore Delegato della scuola di volo UrbeAero,
Domenico Calia. Qualche giorno fa è andato in onda durante
Pomeriggio Cinque, la trasmissione di Barbara D’Urso, un servizio
attraverso il quale la famiglia Papa ha fatto un appello di testimonianza per cercare qualcuno che possa aver visto l’aereo cadere quel giorno; quindi noi abbiamo deciso di contattarli, avendo avuto così il piacere (sincero) di conoscere i genitori e la sorella di Daniele. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.
Sig. Mario, cosa vi ha spinti a contattare la trasmissione di Barbara D’Urso?
“Noi stiamo cercando testimoni oculari o registrazioni video (attraverso apparecchi fissi o mobili) che quel giorno possa aver
visto l’aereo cadere. Vogliamo sapere in che modo è caduto. Sapere che tipo di rumore, se lo faceva, il motore. Come stava volando prima di cadere. Se è caduto virando
o in avvitamento. Lo so,
possono sembrare richieste
strane, ma sarebbe invece
fondamentale ai fini delle
indagini.

Cerveteri, in corso le esequie di Daniele Papa

Ricordo quindi
che l’incidente si è verificato tra le 14.50 e le 15.10
del 25 maggio, la zona è
tra la via Flaminia
Nuova-via Salaria-via
Vitorchiano, è anche presente una lunga pista
ciclopedonale in quella
zona quotidianamente
percorsa da centinaia di
persone. Se qualcuno si
trovava li quel giorno e
ha visto l’aereo cadere
ci contatti, per favore. Vorrei sottolineare che la drammaticità
della situazione è stata accentuata dal fatto che io, mia moglie e Isabella abbiamo saputo dell’incidente aereo attraverso i social e i
telegiornali. Solo dopo 3 ore. Sono stato io a contattare la Scuola Urbe Aero, loro non mi hanno mai chiamato, voglio pensare che esista qualche forma di protocollo interno alla scuola, che
seppur legale, sarebbe umanamente intollerabile. Un fatto che
mi ha fatto malissimo. Dalla scuola UrbeAero, oltre alle condoglianze di circostanza, una piccola
assistenza psicologica e la presenza ai funerali di mio figlio, non si
è mai fatto sentire nessuno. Spariti. Mio figlio è stato cancellato, come un file. Ci siamo sentiti abbandonati a noi stessi”.
Cosa esattamente volete sapere, cos’è che non vi è
chiaro? “La dinamica dell’incidente innanzitutto. Il problema sta nel fatto che l’aereo è caduto a poche centinaia di metri dall’aeroporto dell’Urbe (da dove è
decollato) in un punto dove si
suppone che neanche la torre di
controllo ha potuto vedere chiaramente l’ultima manovra che
stava effettuando in quel
momento perché la pista è separata dal fiume da un rilievo, una
sporgenza, una barriera che evita,
in caso di esondazione del fiume,
l’allagamento dell’aeroporto, ma
impedisce anche la vista in quel
tratto, dove tra l’altro non è puntata nemmeno una telecamera di
sorveglianza. Quel che è certo è che prima di cadere l’aereo ha colpito un albero sul vetro della cabina di pilotaggio, infatti i risultati
dell’autopsia dicono che Daniele
ha riportato un violento trauma
cranico, il che significa che con
molta probabilità Daniele quando
ha toccato l’acqua era già morto.
Quando è stato ritrovato, dopo
due giorni dall’incidente, Daniele
era ancora legato al sedile. Voglio
sottolineare che Daniele praticava
anche sub da diversi anni, quindi
se fosse rimasto cosciente in seguito al primo impatto con l’albero
sarebbe riuscito con molta probabilità a slacciarsi la cintura, come
invece è riuscito a fare il pilota
istruttore che si è salvato”.
Per aiutare la famiglia Papa è stata
aperta una pagina Facebook
denominata “danyboy”, da qui
sarà possibile mettersi in contatto
con loro. Oppure contattate il
nostro giornale, saremo poi noi a
fare da tramite.

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