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Accardo: “Vi spiego perché non ho firmato la mozione di sfiducia al Sindaco Gubetti”





L’intervista esclusiva al consigliere di opposizione in quota “Noi Moderati”, Nicolò Accardo

“Perché non ho firmato la mozione di sfiducia al Sindaco Elena Gubetti”. L’intervista al Consigliere Nicolò Accardo – di Giovanni Zucconi

“Perché non ho firmato la mozione di sfiducia al Sindaco Elena Gubetti”. L’intervista al Consigliere Nicolò Accardo
Accardo: “Vi spiego perché non ho firmato la mozione di sfiducia al Sindaco Gubetti” – Nicolò Accardo

A Cerveteri è il tema politico del giorno. Perché il Consigliere di minoranza, Nicolò Accardo, è l’unico tra quelli che siedono tra i banchi dell’opposizione a non aver firmato la mozione di sfiducia al Sindaco Elena Gubetti?

Tra le varie testate locali, e in molti post social, questa domanda rimbalza da giorni senza risposta. Noi di BaraondaNews non ci siamo solo limitati a porcela. Ma abbiamo fatto l’unica cosa utile e ragionevole: per avere una risposta, l’abbiamo girata al diretto interessato. Nicolò Accardo, gentilmente, ci ha concesso l’intervista che segue

Le faccio la domanda che le vorrebbero fare tutti: perché non ha firmato la mozione di sfiducia al Sindaco Elena Gubetti?

“Guardi, io ho già detto tutto chiaramente il giorno stesso del mio insediamento. Era la seduta in cui subentravo ufficialmente a Moscherini, che aveva rinunciato, e già allora mi fu chiesto di firmare quella che era la prima mozione di sfiducia. Risposi che non l’avrei fatto, e motivai la mia scelta in modo preciso. Le mie ragioni, oggi come allora, sono chiare, e soprattutto politicamente e moralmente fondate. Non sono cambiate.”

Ce le può condividere queste motivazioni?

“La prima cosa che dissi, e che ripeto anche oggi, è che si trattava di una vera e propria “trappola per topi”. Il meccanismo messo in atto da chi proponeva quella sfiducia era assolutamente anomalo, se non addirittura scorretto. Si voleva che a firmare per primi fossero i consiglieri della minoranza, e non quelli della maggioranza. Una procedura del tutto anomala e pericolosa.

Perché? Perché, così facendo, si esponeva l’opposizione a un possibile raggiro. Una volta firmato da noi, la palla sarebbe passata ai dissidenti interni alla maggioranza, quelli che io definisco “cesaricidi”. Ma nulla avrebbe garantito che anche loro avrebbero messo la firma. Avrebbero potuto tirarsi indietro all’ultimo, magari dicendo che le condizioni non erano più favorevoli. Lasciando noi col cerino in mano. Capisce? Sarebbe stato un suicidio politico. E allora perché mai avrei dovuto espormi in questo modo? Perché avrei dovuto fare da capro espiatorio o da strumento nelle mani di altri?”

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Accardo: “Vi spiego perché non ho firmato la mozione di sfiducia al Sindaco Gubetti”

Questo concetto è chiaro. Ma non c’è nessuna motivazione più strettamente politica?

“La mia contrarietà non era solo tecnica, ma era anche e soprattutto politica. Non vedevo, e non vedo nemmeno oggi, un’alternativa credibile a questa maggioranza. Ci sono cinque, sei, forse sette persone che si sono autocandidate a Sindaco. Ma nessuna con un progetto chiaro e condiviso. Nessun disegno per la città di Cerveteri. Nessuna visione comune. È chiaro che, se cadesse l’amministrazione Gubetti, torneremmo alle urne nel caos più totale. E in quel caos, rischieremmo seriamente di consegnare Cerveteri di nuovo all’incertezza. O, peggio ancora, all’improvvisazione. Non si può mandare a casa un Sindaco solo per sostituirlo con il vuoto. Sarebbe un errore gravissimo.”

Ci sono altre motivazioni?

“E poi c’è stato un fatto che ha segnato profondamente il mio pensiero. In Consiglio comunale, pubblicamente, la sindaca ha detto “Mi stanno ricattando”. Lo ha detto in aula, davanti a tutti. Io, da uomo libero, da persona che ha una lunga storia politica, e che ha sempre tenuto la schiena dritta, non potevo, e non posso, accettare di diventare complice di un atto che si fonda su un ricatto. A mio parere dietro ogni sfiducia dovrebbe esserci un giudizio politico limpido e motivato. Se invece dietro c’è solo un accordo sottobanco, un risentimento o, peggio, un ricatto, allora no, non ci sto.”

Sta dicendo che non vuole essere coinvolto in quelli che ha chiamato “giochi di potere”?

“Io non intendo farmi coinvolgere in faide personali, o in guerre interne a una maggioranza che non è la mia. Io non faccio parte di quella coalizione. Non ho votato per Elena Gubetti, e non ho avuto né assessorati né ruoli. Sono un uomo libero, come ho sempre rivendicato di essere. E come tale, non mi faccio usare da chi, dopo aver fatto parte del governo cittadino, oggi cerca di rovesciarlo per motivi personali o per giochi di potere. Non mi presto a questa logica. Non presto la mia firma a chi vuole semplicemente regolare i conti con l’ex alleata. Chi ha eletto il sindaco ha il dovere di assumersi la responsabilità di sfiduciarla, se lo ritiene necessario. Ma che lo faccia mettendoci la faccia e la firma per primo. Non venga a cercare l’opposizione per fare il lavoro sporco.”

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Lei si definisce minoranza costruttiva. Che cosa significa concretamente?

Non mi piace il termine “opposizione” perché suggerisce un “no” a prescindere. Io preferisco chiamarmi minoranza costruttiva. Voto tutto ciò che fa bene a Cerveteri e ai Cerveterani. Che provenga dall’estrema destra o dall’estrema sinistra. I partiti fanno politica nazionale. Io, invece, mi sento al servizio delle persone. Non ho padroni né padrini. E voglio partiti al servizio degli uomini, non uomini al servizio dei partiti. Questa libertà l’ho difesa per cinquant’anni di vita pubblica, e non intendo rinunciarvi ora.”

Che giudizio dà delloperato della sindacaGubetti?

È una persona onesta. Forse le manca esperienza amministrativa, ma ha dimostrato coraggio rimuovendo dirigenti su cui pendevano ombre di inchieste. Alcuni settori, come i servizi sociali e la cultura in primis, soffrono ancora. Ma è compito di chi ama la città darle una mano a risolvere i problemi, invece di pugnalarla per questioni di potere.”

Che cosa teme se l’amministrazione dovesse cadere?

“Rivedo lo spettro di candidature “a perdere”. Oggi contiamo già sette auto‑candidati che si propongono senza un disegno comune. Si rischia di ripetere l’errore delle scorse elezioni. Quando il centrodestra sperperò oltre novemila voti con due coalizioni separate, e finì per consegnare la vittoria agli avversari. Se la Gubetti cadesse ora sarebbe un salto nel buio per Cerveteri.”

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