CerveteriEvidenza

Cerveteri, Paolacci conferma la candidatura a Sindaco: “Con Grando sarà una sfida più stimolante”





La nostra intervista al candidato Sindaco. Porte aperte al Centrodestra per definire insieme programma e squadra. Ma Paolacci esclude passi indietro e punta sugli elettori delusi dalla politica

di Giovanni Zucconi

Una candidatura civica aperta ai partiti, ma non subordinata alle loro decisioni. Gianluca Paolacci si dichiara pronto a sedersi intorno a un tavolo con Forza Italia e con le altre forze del Centrodestra, per costruire insieme il programma e la squadra di governo. Il programma, assicura, esiste già. Ma non sarà presentato fino a quando gli eventuali alleati non avranno avuto la possibilità di contribuire alla sua definizione. Per Paolacci, proporre oggi un progetto già chiuso significherebbe relegare i partiti al ruolo di semplici spettatori.

Cerveteri, Gianluca Paolacci avverte il Centrodestra: “Se sceglierà Grando, io resterò candidato”

L’apertura, però, non prevede un passo indietro. Paolacci riconosce ad Alessandro Grando capacità ed esperienza amministrativa, ma considera Ladispoli e Cerveteri due realtà profondamente diverse. E ribadisce che una città vasta e articolata come Cerveteri non abbia bisogno di “supplenze esterne”, ma di persone che conoscano direttamente il territorio e le sue frazioni.

Il passaggio politicamente più significativo arriva quando gli chiediamo che cosa farebbe se il Centrodestra indicasse Grando come candidato unitario. La risposta non lascia spazio a interpretazioni: Paolacci resterebbe in campo. Considererebbe quella scelta “l’ennesima sconfitta politica dei partiti” e continuerebbe a rivolgersi soprattutto a quel 55 per cento di cittadini che alle ultime elezioni non è andato a votare. Non meno netta è la risposta sui possibili condizionamenti della coalizione. Anche in questo caso Paolacci non sceglie formule diplomatiche: “Se sarò Sindaco, Cerveteri cambierà per forza di cose. Non mi farò tenere per le palle da nessuno”.

L’ultima volta che ci siamo incontrati, lei era l’unico candidato Sindaco già in campo. E la sua scelta era stata considerata una fuga in avanti. Ora è arrivato anche Alessandro Grando. Un candidato molto conosciuto, con due mandati da Sindaco alle spalle e una macchina elettorale già collaudata. Inoltre vi rivolgete, almeno in parte, allo stesso elettorato. Non crede che oggi la sua candidatura sia più debole?

“No. Anzi, quello che sta accadendo dimostra che uscire allo scoperto con largo anticipo è stata una scelta giusta. Molti di quelli che inizialmente parlavano di una fuga in avanti oggi hanno cambiato opinione. E riconoscono che, in questo modo, tutti hanno avuto il tempo e la possibilità di venire allo scoperto. La nostra non è stata una decisione improvvisata o sconsiderata. Per me la politica è organizzazione, programmazione e progettualità. Significa consentire a tutti di esprimersi nei tempi giusti. Senza arrivare all’ultimo momento con una soluzione già confezionata, da accettare necessariamente per non restare fuori.

E non temo il confronto. Ho scritto ad Alessandro Grando per fargli i migliori auguri per questa nuova avventura. Gli ho detto che preferisco misurarmi con un avversario capace e preparato, perché la sfida sarà più stimolante. È evidente che confrontarsi con Grando non sia come confrontarsi con un candidato qualsiasi. Ma questo non mi rende meno sicuro. Rende soltanto la competizione politica più impegnativa e interessante”.

Lei riconosce ad Alessandro Grando capacità ed esperienza amministrativa. Nello stesso tempo, però, sostiene che Cerveteri non abbia bisogno di “supplenze esterne”. Vuole dire che, nonostante i risultati ottenuti a Ladispoli, Grando non conosca abbastanza il territorio per poter amministrare Cerveteri?

“Non metto in discussione le capacità amministrative di Alessandro Grando. Che ha sicuramente prodotto ottimi risultati. Sostengo però che Ladispoli e Cerveteri siano due realtà profondamente diverse.

Ladispoli si estende su circa 25 chilometri quadrati, Cerveteri su 135. Per rendere l’idea, cinque volte il territorio di Ladispoli non sarebbero ancora sufficienti a coprire quello di Cerveteri. Amministrare una città così vasta e articolata è estremamente difficile. È come governare sette comuni all’interno dello stesso Comune. Non si può pensare di gestire tutto dal palazzo comunale, senza una struttura capace di conoscere e seguire quotidianamente le frazioni.

Per questo ritengo necessario un assessore alla territorialità, affiancato da un’organizzazione in grado di raccogliere le esigenze delle diverse comunità e sviluppare i servizi necessari a migliorare la vita quotidiana dei residenti.  Tra I Terzi e Pian della Carlotta possono servire anche 35 minuti di automobile. Ma conoscere il territorio non significa soltanto sapere dove si trovino le varie località. Significa conoscere le persone, la loro mentalità, il loro modo di vivere e le necessità specifiche di ciascuna frazione. Per chi non possiede questa conoscenza, il rischio è governare male questo territorio.”

Cerveteri, Grando e Paolacci occupano il campo. I partiti restano all’angolo?

La sua candidatura nasce come progetto civico. Come quello di Grando. Ma, in un Centrodestra diviso tra lei e Grando, prima o poi i Partiti dovranno scegliere quale candidatura sostenere. Non crede che limitarsi a lasciare la porta aperta possa non bastare? Non le converrebbe di fare il primo passo? Fare un’altra fuga in avanti, e chiedere esplicitamente il loro appoggio?

“Né io né Lamberto Ramazzotti abbiamo mai escluso i partiti. Fin dall’inizio abbiamo spiegato che il nostro è un progetto civico, ma aperto al confronto con le forze del Centrodestra. La porta è sempre stata aperta. Se i partiti vorranno confrontarsi con noi e aderire al progetto, saremo molto contenti di costruire insieme questo percorso”.

Lasciare le porte aperte, o chiamare i Partiti per costruire insieme un progetto, non sono però la stessa cosa. Laura Pastore ha dichiarato che, dopo la tua candidatura, Forza Italia si sarebbe aspettata da lei una richiesta di sostegno. Che non sarebbe ancora arrivata

“Questo non è vero. Ci sono contatti continui, e quotidiani momenti di confronto e di scambio di opinioni con i Partiti. Poi bisognerà capire se ci saranno le condizioni per convergere. Non posso obbligare un partito a scegliere me. Posso dare la mia disponibilità a sederci intorno a un tavolo. Per discutere e verificare se esistano le condizioni per chiudere un accordo. Se questa intervista deve servire a ribadirlo, lo confermo: abbiamo dato la nostra piena disponibilità. Non abbiamo preclusioni verso nessuno. Noi vogliamo costruire una squadra di persone capaci di fare realmente la differenza. E proporre un programma capace di portare Cerveteri fuori dal loop negativo nel quale è entrata.”

Ma non potrebbe essere lei a compiere formalmente il primo passo?

“Io ritengo di averlo già fatto. Nel momento in cui mi candido e dichiaro pubblicamente che questa candidatura non vuole tenere fuori i partiti, sto rivolgendo loro un invito. Ho detto: sediamoci allo stesso tavolo e vediamo se possiamo costruire qualcosa insieme. Se accettano, mi chiamano e ci incontriamo. Non posso essere accusato di non volere il confronto, perché ho dichiarato esattamente il contrario.”

Laura Pastore ha detto che, se il centrodestra locale non riuscisse a trovare una sintesi, la decisione potrebbe tornare ai vertici romani. Un intervento di Roma non rappresenterebbe la sconfitta di quella politica costruita dal territorio che lei ha sempre rivendicato?

“Se Roma riterrà di intervenire, lo farà. Nessuno può impedirglielo. Io, però, ho già scelto di costruire un progetto che nasce dal territorio. Insieme a Lamberto Ramazzotti e a tutte le persone che vorranno partecipare. Partiti compresi.

Cerveteri si trova in una tale situazione di stallo, che non ci possiamo permettere di attendere oltre. Non è importante da quale area politica possa arrivare lo slancio. Ma bisogna costruire una squadra capace di incidere realmente sul futuro della città. Non una coalizione che si limiti a partecipare alle elezioni. Servono conoscenza del territorio, competenza e condivisione dei programmi. È da questi elementi, e non da una decisione presa altrove, che dovrebbe nascere il progetto per governare Cerveteri.”

Una delle principali critiche rivolte sia a lei sia a Grando è di avere cominciato dal nome del candidato, rinviando a dopo il programma e la squadra. Non state chiedendo ai cittadini ,e agli stessi partiti, di sostenervi senza sapere ancora quale progetto di città proponete?

“Può sembrare così, ma in realtà questa critica contiene una contraddizione. I partiti rivendicano giustamente il diritto di partecipare alla costruzione del programma. Se io presentassi oggi un documento già completo e definitivo, sarei immediatamente accusato di avere deciso tutto da solo e di chiedere agli altri soltanto di aderire.

Il programma esiste. Non lo tengo fermo perché manchino le idee, ma perché non voglio presentare agli eventuali alleati un progetto già chiuso e non più modificabile. Se domani Forza Italia, Fratelli d’Italia o qualsiasi altra forza politica decidesse di partecipare, dovrebbe poter contribuire realmente alla definizione del programma. Altrimenti non sarebbe un alleato, ma un semplice spettatore. Preferisco quindi attendere e costruire un progetto condiviso, piuttosto che presentare adesso un programma blindato, e chiedere successivamente agli altri soltanto di sottoscriverlo.”

Cerveteri 2027, Il Direttivo di Fratelli d’Italia frena sulle fughe in avanti: “Prima programmi e squadra, poi i nomi”

Non voglio fare riferimento esplicito a quello che ha dovuto subire la Sindaca Gubetti dai suoi alleati. Ma la domanda che mi nasce spontanea, è se con lei Sindaco potrebbe ripetersi una situazione di imbarazzante condizionamento come quello a cui abbiamo assistito in questi anni in Consiglio comunale

“Se sarò il Sindaco di questa città, Cerveteri cambierà per forza di cose. Non mi farò tenere per le palle da nessuno. Questo è poco ma sicuro.”

Nemmeno dagli alleati?

“Nemmeno dagli alleati. La forza che posso mettere in campo io, in questo momento, a Cerveteri non la può mettere nessuno.”

Che cosa succederebbe se i partiti scegliessero Grando come alternativa a Paolacci?

“Mi dispiacerebbe fortissimamente, perché sarebbe l’ennesima sconfitta politica dei partiti. Significherebbe che, ancora una volta, non sono riusciti a costruire una classe politica capace di governare e amministrare questa città. Cerveteri non ha bisogno di supplenze. Abbiamo tanti ragazzi validi che possono costruire il proprio futuro politico all’interno della loro città.”

Arriviamo ad un punto decisivo. Se i partiti del centrodestra indicassero Grando come candidato unitario, lei farebbe un passo indietro per non dividere la coalizione oppure resterebbe comunque in campo?

“Resterei candidato. Assolutamente sì. Abbiamo scelto questa strada e intendiamo percorrerla fino in fondo, perché sentiamo di avere il consenso di una parte importante della città. La nostra sfida non si rivolge soltanto all’elettorato tradizionale del Centrodestra. Vogliamo parlare soprattutto a quel 55 per cento di cittadini che alle ultime elezioni non è andato a votare. Persone sfiduciate dai partiti, dalla politica locale e anche dalle esperienze civiche.

Molti di loro, in passato, partecipavano alla vita politica e sociale di Cerveteri. Poi sono stati delusi e hanno smesso di crederci. Il nostro obiettivo è restituire loro entusiasmo e una ragione per tornare a partecipare. La politica deve stare tra le persone e lavorare per le persone. Il nostro slogan, “tra la gente, per la gente”, non è stato scelto per caso.”

Il non voto nasce spesso da una sfiducia profonda nei confronti della politica e dei candidati. Non basta dire di voler stare tra la gente. Come pensa di convincere concretamente chi non crede più a nessuno?

“Io parto dal rapporto costruito in questi anni con le persone. Quando dico che conosco i cittadini uno per uno, intendo dire che frequento costantemente il territorio e conosco le esigenze di chi vive a I Terzi, Pian della Carlotta, Marina di Cerveteri, Cerenova, Due Casette e nelle altre frazioni. Non devo iniziare adesso, in vista delle elezioni, a girare Cerveteri per scoprire quali siano i suoi problemi. Sono quattro anni che lo faccio. Conosco la città, le sue diverse realtà e soprattutto le persone che le vivono. Credo che sarà questa conoscenza diretta a poter fare la differenza.

Non servono poi voli pindarici né promesse irrealizzabili. Nessuno può garantire che, dopo tre mesi, Cerveteri diventerà improvvisamente una città perfetta. Possiamo però impegnarci per avviare un percorso di crescita concreto, progressivo e soprattutto visibile ai cittadini.”

Avete già individuato le persone che formeranno le vostre liste e la squadra di governo?

“Abbiamo già delle liste operative. La squadra di governo, invece, si costruirà insieme agli alleati. Quando un alleato decide di sostenerti, bisogna sedersi intorno a un tavolo e costruire anche la squadra. Altrimenti avrebbero ragione i partiti a criticarmi. Il programma e la squadra non sono stati ancora presentati proprio perché aspettiamo gli alleati. Vogliamo farli partecipare e renderli parte integrante del progetto. Non semplici spettatori.”