Ladispoli, una conversazione sulla natura nell’arte con l’artista Elio Valle –

di Gian Domenico Daddabbo
Salve a tutti, siamo qui nella Sala Rossellini di Ladispoli con quest’altro artista, Elio Valle, il quale ha scelto come tema la natura per la sua esposizione. Vediamo qui diverse pietre rappresentanti la natura morta e non solo. Elio ha anche dipinto un quadro rappresentante la campagna, di cui parleremo fra poco. È una trovata molto particolare per una nuova espressione artistica, quasi come se il pittore avesse preso gli oggetti rappresentati da qualche dipinto, secondo me questa è la prima impressione in chi osserva questo tipo di arte.
Elio, dicevamo di questa natura morta, è un po’ particolare, dato che è dipinta su sassi, anziché in un quadro, come siamo soliti vederla. Non solo abbiamo anche diversi animali, gatti, anatre, cani, tigri addirittura e altri?
Ho iniziato in tempo di pandemia. Non potevo andare a comprare le tele, allora ho cominciato a dipingere i sassi, i primi soggetti rappresentati sono stati le coccinelle. Successivamente, man mano, rimediai altri tipi di sassi, in particolare questo mi ha ispirato per dipingere una scarpa. Insomma, a seconda della forma del sasso trovo l’ispirazione per dipingere qualcosa, se osservi per esempio quest’arancia dipinta sul sasso e la tocchi, ti sembrerà di sentire una buccia d’arancia fra le mani. Come ho visto questo tipo di sasso, mi sono detto: «Va bene, lo taglio a metà e ci faccio mezz’arancio». Successivamente ho iniziato a dipingere mele, kiwi, funghi, ecc…, prendendo sempre pezzi di sassi naturali e non lavorati, ecco vedi? Ci faccio pure la castagna.
Quindi l’ispirazione di questa forma d’espressione artistica è venuta da una situazione particolare.
Sì, con la pandemia. Ripeto, la mia passione è dipingere, però, col divieto d’uscire non potevo andare a comprare le tele. Abito in una zona di Roma, però per me sono più vicini i negozi di Bracciano, Anguillara. Fino a Roma sono 35 km, Anguillara 5 km. Non potendo andare fuori da un comune in tempo di pandemia,
allora con gli “arresti domiciliari”, qualcosa dovevo dipingere e così ho deciso di dipingere i sassi.
Bene. Ora, puoi spendere due parole per questo quadro. Come hai trovato l’ispirazione?
Allora, questa è una foto che ho trovata sull’ANSA, esattamente da una notizia sui migranti che approdano qui in Europa. Come ho visto questa foto, mi ha colpito questo volto, questo sguardo, da cui si legge la sofferenza del tragitto e anche la speranza. L’ho riprodotto su tela e poi mi sono inventato una cornice che
rappresenta il relitto della barca.
Hai trovato ispirazione anche dai discorsi di Papa Francesco e anche di Papa Leone sui miranti?
Anche, sì.
Come ti hanno ispirato?
Sai, noi siamo stati i primi a emigrare. Lo ricordo molto bene. Ho 72 anni; negli anni ’50 i miei zii partirono alla ricerca di fortuna altrove con una valigia di cartone. Questi qui oggi si ritrovano nella stessa situazione. Certo, una volta che vieni qua devi ambientarti, devi rispettare tutto quanto, non delinquere o che altro so io. Ovviamente laddove i migranti sbarcano, trovi di tutto; noi italiani portammo la mafia in America, si parla quasi sempre di questo, invece gli italiani hanno progredito, hanno creato. C’è di tutto, purtroppo, quando uno emigra.
E questo quadro rappresentante la campagna?
Questa campagna sta vicino casa mia. Passando con la macchina tutti i giorni vedevo questi alberi in fiore. Mi sono fermato, mi sono detto: «Mi piacciono molto, credo che riprodurrò questo paesaggio».
Anche qui possiamo notare una sensibilità per la natura, insomma.
Sì. Abitando in campagna, trovo l’ispirazione anche per dipingere questo tipo di paesaggi. Ok, grazie per averci regalato un po’ del tuo tempo e a presto. A preso, grazie.









