Di Arnaldo Gioacchini
LADISPOLI – Se nell’immaginario comune la storia di Ladispoli sembra iniziare con la fondazione voluta dal Principe Ladislao Odescalchi alla fine dell’Ottocento, le recenti indagini storiche e archeologiche raccontano una realtà ben diversa e molto più profonda. Il territorio che oggi calpestiamo è stato abitato ininterrottamente fin dalla preistoria, custodendo segreti che risalgono addirittura al Pleistocene Superiore.
Il ritrovamento di Jacques-Boucher de Perthes
Contrariamente a quanto si possa pensare fissando le radici al tardo neolitico (2.500-3.000 a.C.) — datazione supportata dal rinvenimento di punte di freccia a Torre Flavia e resti di palafitte sul fiume Vaccina — ricerche approfondite ci portano molto più indietro nel tempo.
Il celebre studioso francese Jacques-Boucher de Perthes, archeologo e geologo di chiara fama europea, già nel 1820 effettuò scoperte sensazionali nelle grotte di Palo. Qui rinvenne resti ossei animali e manufatti lavorati dall’uomo risalenti a circa 115.000 anni fa. In queste grotte, l’uomo preistorico trovava riparo dalle eruzioni del Vulcano Sabatino, la cui attività lavica arrivò a formare persino gli Scoglietti di Furbara. Lo stesso De Perthes individuò a Torre in Pietra i resti umani più antichi del Lazio, databili a 150.000 anni fa.
Da Alsium a Ladispoli: l’etimo e la fondazione
Il nome attuale della città ha origini nobili e greche. Deriva da Ladislao Odescalchi, che ne avviò la costruzione sul finire del XIX secolo. L’etimo fonde il nome del principe con il termine greco Polis (Città), generando “Polis Ladislao”, ovvero Ladispoli. Ma prima di Ladislao, queste terre erano note come Alsium, dal greco als (sale), fondata dai mitici Pelasgi e citata da giganti della letteratura latina come Cicerone e Valerio Massimo.
Il litorale delle ville imperiali
L’area di Ladispoli era la “Costa Azzurra” dell’antica Roma. In meno di quattro chilometri lineari si concentrano i resti di quattro sontuose ville romane. Spicca la Villa di Pompeo a Marina di San Nicola, un complesso di 5 ettari con un approdo privato e una servitù di oltre duecento schiavi.
Celebre è anche la villa sotto la Posta Vecchia. Durante i restauri degli anni ’60 voluti dal miliardario Paul Getty, emersero mosaici policromi, marmi pregiati e stoviglie africane, testimonianza di una dimora imperiale vissuta tra il I sec. a.C. e il II sec. d.C. Altre strutture monumentali, come il mausoleo della famiglia degli Erenni a Marina di Palo o la villa sommersa di Torre Flavia, confermano il prestigio di questo litorale, descritto anche dal poeta Rutilio Namaziano nel suo De reditu suo del 416 d.C.
Tra storia e leggenda: il fiume Vaccina
Il fosso Vaccina, anticamente noto come Caeretanus amnis, è protagonista nelle opere di Virgilio e Plinio il Vecchio. Secondo l’Eneide, fu proprio presso queste sponde che sbarcò Enea, risalendo il corso d’acqua per ricevere dalla madre Afrodite le armi fatate forgiate nelle zone delle Ferriere. Oltre alla leggenda, il territorio offre prove concrete di una vasta necropoli etrusca ai Monteroni e resti di un ponte romano (Ponte dell’Incastro) che testimoniano l’importanza strategica della zona lungo la via Aurelia.
Un patrimonio naturale e sottomarino
Oggi Ladispoli è custode di due oasi protette: il Bosco di Palo a sud e la Palude di Torre Flavia a nord, quest’ultima scrigno di biodiversità e avifauna. Anche il mare restituisce tesori, come la Nave dei Doli, i cui enormi contenitori vinari sono oggi esposti al Museo del Castello di Santa Severa.
Curiosamente, il clima che cambia sta scrivendo un nuovo capitolo: a mezzo miglio dalla costa di Torre Flavia, l’aumento delle temperature sta favorendo la formazione di una vera e propria barriera corallina, che già si estende per oltre cento metri, segnando l’ennesima trasformazione di un territorio che non smette mai di stupire.













