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Addio al “Sì” finale: l’Inno di Mameli torna alle origini per decreto





L’Inno di Mameli cambia volto, o meglio, perde la voce nel finale. Una direttiva dello Stato Maggiore della Difesa, in attuazione di un decreto presidenziale dello scorso marzo, ha stabilito che nelle cerimonie militari ufficiali non si dovrà più pronunciare il celebre “Sì!” che tradizionalmente chiude il Canto degli Italiani.

La decisione nasce da una scelta di rigore storico: il Quirinale ha disposto il ritorno al testo “primigenio” scritto da Goffredo Mameli nel 1847, dove l’esclamazione non compariva. Tuttavia, la questione resta controversa. Se è vero che il poeta non inserì quel grido nel manoscritto, fu il compositore Michele Novaro ad aggiungerlo nello spartito originale, definendolo un “giuramento e un grido di guerra” necessario a completare l’energia della musica.

Quell’urlo, diventato parte integrante dell’identità nazionale — dalle solenni parate istituzionali fino al calore degli stadi — viene ora rimosso per decreto, privilegiando la fedeltà filologica alla versione del 1961 interpretata dal tenore Mario Del Monaco.

La scelta punta a onorare la forma pura della poesia risorgimentale, ma priva l’esecuzione di quel momento di partecipazione corale che per decenni ha unito gli italiani in un unico, potente grido finale.

E tu cosa ne pensi? È giusto ripulire l’Inno per fedeltà al manoscritto originale o credi che quel “Sì!” sia ormai un patrimonio della nostra memoria collettiva che non andava cancellato?