Cerveteri, domenica 18 si svolgerà un “Pranzo solidale” per finanziare progetti di donne di un villaggio del Senegal – di Giovanni Zucconi

In un mondo dove fa figo comunicare al mondo, tramite i social, che tu ti stai mangiando una frittura di pesce o che hai appena lavato la macchina, ci sono belle e importanti storie di solidarietà e di impegno sociale che invece scopri per caso. Solo perché te la segnala un’amica che ha avuto tra le mani una locandina.
Una di queste storie, nel dignitoso silenzio di chi fa le cose non per farsi dire bravo, ma solo perché è giusto farle, si svolge a Cerveteri da quindici anni. Una storia di solidarietà verso persone a cui manca tutto. Bambini a cui mancano i genitori, perchè sono orfani. A cui manca l’acqua, e una scuola dove imparare a leggere e scrivere. Uomini e donne a cui farebbero comodo pochi euro per comprarsi una gallina, o gli attrezzi per costruire un orto.

Una storia portata avanti in silenzio da una decina di amici. Che tutto l’anno, tutti gli anni, si impegnano in progetti solidali in Burkina Faso e in Senegal. Un gruppo di amici che nemmeno hanno costituito un’associazione. Sono un semplice gruppo di amici.
Abbiamo saputo di loro perché ci è stata segnalata la locandina di un evento che si svolgerà domenica 18 prossima, presso il “Parco degli Angeli”, In Via dell’Infernaccio snc, a Cerveteri.
Sarà una “Grigliata solidale”, organizzata da questo gruppo di amici che si fa chiamare “Burkina Kamba”, il cui ricavato andrà a finanziare un orfanotrofio in Burkina Faso, e dei microcrediti destinate a donne Senegalesi.
Non sapendo nulla di loro, abbiamo pensato di intervistare uno di questi famosi amici, Alfredo Frosi. Un nostro concittadino di Cerenova. Lui ha gentilmente accettato, e ci ha raccontato molto sulle attività solidali del gruppo di benefattori. A cui va tutto il nostro ringraziamento per quello che fanno.
Naturalmente se volete partecipare alla “Grigliata solidale” di domenica prossima, potete telefonare ai numeri presenti sulla locandina.
Come è iniziato il vostro impegno in Africa?
“Quindici anni fa, nel 2011, un gruppo di amici ha iniziato ad aiutare una signora in Burkina Faso. Che aveva già quattro figli, ma accoglieva anche altri bambini disagiati. Una nostra amica, Rita, su richiesta di un’altra conoscente, durante un viaggio in Burkina Faso, lei faceva l’hostess, ha portato dei vestiti a questa signora. Questo incontro ha dato avvio al nostro impegno.”

Avete poi continuato ad aiutare la signora che accoglieva i bambini disagiati?
“Non ci siamo mai fermati. Da allora, dieci di noi hanno visitato regolarmente il villaggio, decidendo di offrire un aiuto concreto. Siamo andati in Burkina Faso tutti gli anni, fino a quattro anni fa. Poi c’è stato il colpo di Stato. Ma nel frattempo, in quindici anni, abbiamo costruito un orfanotrofio, dei pozzi, dei bagni e installato pannelli fotovoltaici per l’elettricità. Nonostante il recente colpo di stato in Burkina Faso, continuiamo a sostenere l’orfanotrofio che oggi ospita ben 50 bambini.”
Chi si occupa sul posto dei bambini?
“Ogni anno ci recavamo dove è situato l’orfanotrofio, insieme a tre-quattro medici e artigiani, per fare manutenzione e migliorare le strutture esistenti. E naturalmente per fornire assistenza sanitaria. L’orfanotrofio è gestito sempre dalla signora Maman Albertin, e circa venti donne del luogo si alternano nella cura dei bambini. Un medico visita l’orfanotrofio ogni quindici giorni.”
Inoltre, voi raccogliete ogni anno dei fondi per questo orfanotrofio, se non ho capito male
“Raccogliamo fondi annualmente per mantenere l’orfanotrofio. Che ci costa circa 12.000 euro l’anno. Ma consideri che il 70% delle entrate proviene dai genitori adottivi attraverso un programma di adozione a distanza. L’orfanotrofio è riconosciuto dallo Stato del Burkina Faso. Il contributo è di 300 euro l’anno. Mentre il resto viene raccolto tramite eventi come concerti di Natale, pranzi annuali e bancarelle.”
E se raccogliete più fondi di quelli che servono per l’orfanotrofio?
“Con i fondi eccedenti realizziamo borse di studio, pozzi, donato un’ambulanza e, soprattutto, programmi di microcredito.”



Siete cresciuti come gruppo?
“Siamo rimasti sempre quel gruppo di amici. Non siamo neanche un’associazione, non so se rendo l’idea. Per poter operare con un’identità riconoscibile, e godere di maggiore supporto e credibilità, ci siamo affiliati, come gruppo indipendente, all’associazione “Bambini del Deserto”.”
Siete di Cerveteri?
“Di Cerveteri siamo dieci persone. Il resto sono di Roma.”
Ma quanti siete in tutto?
“Quelli attivi siamo circa una quindicina. Ma ci seguono una cinquantina di persone.”
Parliamo dell’evento di domenica prossima. Mi sembra che in questo caso si parli più di una raccolta per sostenere il microcredito. Non l’orfanotrofio
“L’orfanotrofio rimane sempre il nostro lavoro primario ma, come le dicevo prima, a causa del colpo di Stato sono quattro anni che non andiamo più in Burkina Faso. Sono quindi tre anni che andiamo in Senegal, tramite un nostro amico senegalese, il signor Lamine. Con i soldi che abbiamo raccolto, abbiamo costruito lì una pompa dell’acqua e mandato a scuola dei bambini. E, soprattutto, con i soldi che non spendiamo per l’orfanotrofio, accendiamo dei microcrediti.”
Questi microcrediti sono destinati al Burkina Faso e al Senegal?
“Noi abbiamo sempre puntato al microcredito. Lo abbiamo sempre destinato al Burkina Faso. Ma da due anni lo destiniamo anche al Senegal. Ma in questo caso lo destiniamo solo a progetti proposti da donne. Perché lì puoi contare solo sulle donne. Sugli uomini ci puoi contare poco.”
Come mai?
“Gli uomini lì sono poco affidabili, e lavorano meno delle donne. Le donne invece, quando ricevono un microcredito, si impegnano di più. Sono più serie.”
In cosa consiste questo microcredito?
“Facciamo crediti normalmente da 1.000 euro. Ma qualche volta anche da 1.500 o 2.000 euro. Li utilizzano per piccoli progetti. Come quello di costruire un orto. Di costruire un pollaio e metterci le galline. O comprare dei maiali. O lavorare stoffe. Cose di questo genere.”



Sono crediti a fondo perduto?
“No. Nel giro di un paio d’anni, al massimo tre, loro ce li ridanno. E quando ce li ridanno, noi spesso rifinanziamo un altro progetto. O li diamo ad altre associazioni di donne che loro ci presentano. Lì ci sono molte associazioni di donne. Noi verifichiamo il loro progetto, e gli eroghiamo il credito. E quindi questi soldi li facciamo girare un’altra volta.”
Nella locandina leggo “Pranzo solidale Burkina Kamba”. Che cosa vuole dire?
“Burkina Kamba siamo noi gruppo di amici. Ci chiamiamo così. In lingua More significa “I ragazzi del Burkina”
Come funziona la raccolta organizzata con il pranzo solidale di domenica prossima?
“Chi vuole venire si deve prenotare. E poi deve pagare 25 euro per il pranzo. Tutto qui. Se poi qualcuno vuole dare di più naturalmente è bene accetto.”
L’evento è aperto a tutti o ci sono limitazioni di posti?
“Avremo a disposizione 90 posti che verranno assegnati su prenotazione. Parleremo dei progetti realizzati nel 2024, e di quelli che realizzeremo nel 2025.”
Che progetto finanzierete con questi soldi?
“Abbiamo in programma di finanziare anche un progetto per il commercio dello yogurt. Progetto presentato dalle donne del villaggio Keur Macoumba Peul. Che si trova nell’entroterra del Senegal”













