Protagonista del docu-film Rai, La vita salta, Angela Di Domenico racconta la sua esperienza sul set
Classe ’95, laureata in lettere e con un entusiasmo dirompete, Angela Di Domenico, attrice di Ladispoli, ha esordito in un docu-film Rai dal titolo La vita salta con la regia di Marco Speroni e la produzione di Silvio Ricci. Ma questa è solo l’ultima delle esperienze che Angela ha vissuto. Partita da Ladispoli con i bagagli pieni di sogni, Angela Di Domenico ha poi frequentato un’accademia romana ed è volata in Danimarca per crescere come persona e professionista. Poi il ritorno in Italia dove, attualmente, coltiva la sua grande passione per il teatro e insegue il sogno di esordire sul grande schermo.
Intanto come stai?
“Devo dire bene, iniziano a esserci un po’ di cose e sono contenta”.
Come sai, sono curioso di sapere di più del docu-film andato in onda su Rai3. Potresti parlarcene?
“E’ un docu-film che parla di sicurezza stradale. Nasce con l’idea di sensibilizzare e all’interno ci sono tante interviste di persone che hanno vissuto in prima persona questo tipo di esperienza. Sono fatti di cronaca anche toccanti. Tutto il film è percorso da un filo conduttore che vede protagonisti un attore e Sofia, il mio personaggio. Sono personaggi di finzione, ma che potrebbero rappresentare ognuno di noi”.
Questo è, a tutti gli effetti, il tuo esordio
“Sì, è la mia prima esperienza televisiva in Rai. Ovviamente, però, avevo già fatto videoclip, cortometraggi e teatro”.
Ora in quali progetti sei impegnata?
“Sto continuando con il teatro. Pochi giorni fa ho concluso un progetto di matinées e sono stata in scena al teatro Belli. Poi continuo la mia collaborazione con Stanzebit che è una compagnia di teatro danza. Con Valeria Andreozzi abbiamo fatto diverse performance e spettacoli sia per delle giornate particolari che degli spettacoli nostri”.
E tu partecipi anche al processo creativo?
“Solitamente partiamo da un’idea, facciamo delle improvvisazioni e piano piano costruiamo lo spettacolo cercando di mettere insieme i pezzi. Non partiamo da un testo, ma dal tema di cui vogliamo occuparci cercando di capire il movimento che meglio traduce quel messaggio. Poi includiamo il testo”.
Com’è nata la tua passione?
“Ho iniziato proprio qui a Ladispoli alla Valigia dell’attore di Leonardo Imperi. Diciamo che è partito tutto per gioco. Avevo già una formazione da danzatrice, dopo due anni di stasi mi sono avvicinata al teatro per una casualità e quella che doveva nascere come un gioco è diventata la mia passione. Mi ha assorbita totalmente, ma lo faccio veramente con l’anima. Leonardo mi ha incoraggiata a fare un’accademia perché vedeva in me delle potenzialità, così ho deciso di farla diventare una vera professione. Il mio principale impiego è fare l’attrice, ma insegno anche teatro e movimento scenico”.
E’ molto diffusa l’idea che quello della recitazione sia un mondo chiuso. Com’è stata la tua esperienza?
“Sicuramente non è semplice, ma perché non è semplice vivere di questo. Sono tantissimi gli esempi di attori che hanno fatto lavori diversi. Credo che il teatro sia una vocazione, devi avere un’urgenza. Però, al tempo stesso, è un mondo piuttosto piccolo in cui si fanno facilmente conoscenze. Piano piano mi sto facendo strada. E’ difficile che stia ferma per più di un mese, ma i momenti di pausa sono parte integrante del mestiere stesso. Essere attrice significa anche tutto quello che c’è intorno, ma bisogna sempre reinventarsi e inventarsi qualcosa. E’ un lavoro artigianale e lavorare ai propri progetti, anche se piccoli, permette di costruirsi un’identità e di farsi conoscere. E’ una strada tortuosa, ma fa la differenza”.
Pensi di avere un ingrediente in più rispetto ad altri ragazzi?
“La cosa che caratterizza questo lavoro è una grandissima frustrazione, mi spiego meglio. Io non penso mai che ce la sto facendo, penso di fare quello che serve e, per questo, non credo di avere un qualcosa in più degli altri. Un mio insegnante ci disse che il 50% lo fanno le relazioni che stabilisci, il 45% la fortuna e il 5% dipende dalle proprie capacità. Bisogna essere bravi e costanti, ma anche continuare a credere in ciò che si fa. Ecco, ci vuole coraggio. Mi riferisco al coraggio di investire in quello che non è un posto fisso, però so che se non lo faccio, non sto bene. Ho una grandissima urgenza di comunicare anche perché mi terrorizza l’incapacità di esprimersi in modo efficace”.
“E’ sempre più semplice che si vengano a creare fraintendimenti e che si appiattiscano le proprie emozioni. C’è un malessere generale di cui non si capisce la radice, invece l’arte permette di capire che quel che si prova non è niente di nuovo. Io posso essere il mezzo per raccontare quello che hanno vissuto altri. Ti racconto una storia che può essere catarchica, qualcosa ti rimane addosso. Questo fa il teatro e il teatro danza cerca di farlo attraverso il linguaggio universale del corpo. E’ un po’ una missione, so che magari sembra troppo, ma io cerco sempre di impegnarmi anche a livello sociale”.

C’è qualcosa che ti spaventa di questo mondo?
“Ho paura che non cominci mai sul serio la mia carriera, però neanche così tanto. Io ci credo e mi sto muovendo in quella direzione. Lavoro a teatro, ma vorrei fare di più. Vorrei trovarmi nella situazione di poter fare solo questo e invece devo fare anche altri lavori per potermi dedicare alla recitazione. C’è la paura di non riuscire a vivere di questo”.
Invece un sogno che coltivi
“Fare cinema. Mi piacerebbe lavorare con i grandi che guardo con tanto rispetto, stima e ammirazione. Il mio sogno è lavorare con registi del calibro di Sorrentino o Garrone. E poi spero anche che sia un’attenzione maggiore alla cultura, che non si debba ringraziare per ogni contratto valido che permetta di coprire tutto il lavoro svolto. Purtroppo ci sorprendiamo ancora di quello che è assolutamente normale”.

Prima accennavi anche a dei videoclip
“Sì, ne ho realizzati alcuni per artisti indipendenti e anche per una band polacca. Ho anche coreografato uno dei videoclip cercando di tradurne le emozioni”.
Prima di salutarci, c’è uno spettacolo che hai fatto e che porti nel cuore?
“34, è proprio il titolo. L’abbiamo portato in scena con Stanzebit per la regia di Valeria Andreozzi. E’ lo spettacolo che porto nel cuore. E’ andato in scena nel 2022 ed è uno spettacolo di teatro danza di cui ero la protagonista femminile. E’ stato bello sia come missione che come creazione perché raccontavamo un episodio realmente accaduto in cui omaggiavano la memoria di un giovane astrofisico. La cosa bella dello spettacolo era l’alternanza di una parte leggera e di una parte più impegnativa legata alla scoperta della malattia del protagonista. Ma al di là della storia, la parte creativa è stata bellissima”.
GR









