L’Imperatore Claudio a Cerveteri – di Giovanni Zucconi
Le conferenze, quelle belle. Quasi due ore e mezza di narrazione appassionante e appassionata. Due ore e mezza che sono scivolate via quasi senza accorgersene. Con le persone stipate, molte in piedi, nella sala superiore del Museo Nazionale Archeologico Cerite di Cerveteri. Fuori fischiava un vento gelido che martellava la porta a vetri dell’uscita di sicurezza del museo.Mal’attenzione dei presenti era tutta per la brillantissimaSimona Rafanelli,etruscologa e Direttrice del Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia.
Anche se lo citiamo solo per secondo, un altro protagonista della serata di ieri sera è stato il Maestre Agostino De Angelis. Il regista e attore di Cerveteri che ha ormai assunto il ruolo di ambasciatore della cultura ceretana in Italia, e non solo. È lui l’ideatore di questo format di successo, che unisce la divulgazionestorica rigorosa,alla narrazione che emerge dalle fonti letterarie. Archeologia e Teatro. Un mix potente che ha incantato anche gli spettatori di Cerveteri, così come ha fatto nelle altre parti d’Italia dove è stato sperimentato.
Il protagonista o, meglio, il filo conduttore della conferenza-spettacolo, è stato lui: l’Imperatore Claudio. Un imperatore romano poco amato dai contemporanei e dalla sua famiglia. Ma che fu un grande studioso e, soprattutto, un amante del mondo etrusco. Amò tanto gli Etruschi che scrisse, per raccontare la loro storia, i Tyrrhenika, un’opera in ben venti volumi, redatta in greco, che è andata purtroppo perduta.



La storia dell’imperatore Claudio è stato un pretesto e una traccia che Simona Rafanelli ha usatoper parlare degli Etruschi, e del loro importante legame con la potente Roma. Legame prima vissuto e poi subito. Che ha lasciato ampie e spesso spettacolari tracce nell’Archeologia e nella Storia dell’Arte. Un legame che ci ha trasportato, tenuti per mano dal racconto della Rafanelli e dalle intense letture di De Angelis, di MariaPia Gallinari e di Eleonora Pini, da Roma a Vulci, da Vulci a Cerveteri, e da Cerveteri a Vetulonia.
Di Cerveteri si è raccontato come emerse, intorno alla metà del 1800, nello scavo del teatro romano condotto nel sito dell’antica Caere, una colossale statua dell’Imperatore Claudio,oggi conservata nei Musei Vaticani. Ma soprattutto, si è raccontato come sia presente, all’interno del Parco Archeologico, appena fuori del recinto, un’importantissima e spettacolare tomba appartenuta alla famiglia dei Clavtie, il ramo ceretano della famiglia che ha dato i natali all’imperatore Claudio. Tomba la cui ubicazione precisa era andata perduta, e che è stata ritrovata due anni fa dalla Sezione di Cerveteri-Ladispoli-Tarquinia del GAR.
Chiudiamo questa breve sintesi della bella serata con i dovuti riconoscimenti che non abbiamo ancora espresso. Innanzitutto, all’impeccabile, come al solito, organizzazione di Desirée Arlotta, dell’Associazione Culturale ArcheoTheatron. E per ultimo, al Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquina, che ha gentilmente ospitato nei locali del Museo la manifestazione. Parco che è stato rappresentato, per un’improvvisa indisponibilità del Direttore Vincenzo Bellelli, dal funzionario e Archeologo Carmelo Rizzo.









