Lo scrittore si ispirò a lui per scrivere “L’amante di Lady Chatterley”
di Giovanni Zucconi
Anche quest’anno vogliamo ricordare un grande Cerveterano, di cui ho avuto il privilegio di essere amico, e di poter raccogliere alcune delle sue memorie: Benedetto Zapicchi.
Benedetto ci ha lasciato giusto quattro anni fa, poco prima del suo compleanno. Questo 18 gennaio avrebbe compiuto 89 anni. Per quei poche che non sanno ancora chi fosse, ricordiamo che Benedetto Zapicchi, oltre ad essere nipote, figlio e fratello di storici e importanti assistenti di scavo della Soprintendenza nelle aree archeologiche di Cerveteri, ha anche partecipato a scavi archeologici in mezzo mondo. L’ho trovato anche citato in una pubblicazione su alcune attività archeologiche nello Yemen.
In una intervista che ha rilasciato ad Angela (non conosco il suo cognome, ma spero che si riconoscerà) Benedetto Zapicchi ha affermato di aver partecipato a decine di migliaia di scavi. Solo a Tarquinia, con la fondazione Lerici ha scavato 8.600 tombe, e quasi 4.000 a Cerveteri. Come dice in questa intervista, in ogni scavo effettuato a Cerveteri, da Mengarelli a Moretti, c’è sempre stato un Zapicchi a partecipare. O lui, o il padre Cesare, o il nonno Luigi.
Oggi, per ricordare Benedetto, vorrei parlare di una storia che ha raccontato su suo nonno Luigi. Che fu, nel 1909, l’assistente di scavo nientemeno che del Mengarelli. Benedetto Zapicchi amava mescolare la Storia con le sue interpretazioni fantasiose. La mia preferita, che ho raccontato già tante volte, è quella che ipotizzava che Michelangelo avesse preso spunto dalla Tomba dei Demoni Azzurri di Tarquinia per dipingere la famosa scena della Cappella Sistina, dove c’è Adamo che porge la mano a Dio, che quasi gli tocca il dito. In effetti Michelangelo potrebbe aver visitato Tarquinia quando lavorava al forte di Civitavecchia che porta il suo nome. Anche Erwin Panofsky, un grande storico dell’arte tedesco che insegnava a Princeton, afferma che Michelangelo ha visitato le tombe dipinte di Tarquinia.

Ma quella è un’altra storia. Oggi voglio riprendere quella che ha raccontato nel suo libro parlando di suo nonno Luigi. Ma prima è necessaria una piccola premessa. L’opera letteraria più nota che parla di Cerveteri è sicuramente “Paesi Etruschi” di D.H. Lawrence. Un racconto che appartiene all’ala nobile della Letteratura mondiale, e che ci tramanda una vivida fotografia della Cerveteri dei primi decenni del secolo scorso. Quella che emerge è però l’immagine di una città arretrata e inospitale, che ha come unico pregio quello di accogliere sul suo territorio le ultime splendide dimore dei progenitori Etruschi. Il suo giudizio su quello che trova a Cerveteri è severo, anche sulle persone, e non è mai mitigato da un cortese tentativo di comprensione.
Un protagonista di queste pagine è proprio il padre di Benedetto, Cesare Zapicchi, che fu poi il mitico assistente di scavo di Mario Moretti. È lui il ragazzo che accompagna Lawrence fino agli scavi della Banditaccia, e che viene malamente dipinto dallo scrittore inglese. Ma anche questa è una storia che ho già raccontato. Esiste però una “versione estesa” del racconto di Zapicchi su come si sono svolti realmente i fatti.
In questa versione si aggiunge un altro protagonista, il nonno di Benedetto, Luigi Zapicchi. Anche in questo caso la sua fantasia ha giocato un ruolo importante, ma è un’ipotesi talmente bella e suggestiva, che ci piace raccontarla lo stesso. Così come l’ha raccontata lui.
Benedetto Zapicchi racconta che nella sua visita a Cerveteri, Lawrence, oltre a Cesare Zapicchi, conobbe alla Necropoli anche quello che era allora l’Assistente in carica: suo nonno Lugi Zapicchi. Fu lui che accompagnò materialmente lo scrittore inglese sugli scavi che si stavano conducendo anche in quei giorni.
Luigi Zapicchi veniva descritto come un uomo imponente, alto e magro. Elegante nella sua divisa della Regia Soprintendenza. Benedetto racconta che Lawrence seguì suo nonno anche nella cosiddetta “Spianata della tavola”, dove erano collocate le gabbie per l’allevamento dei conigli e dei fagiani. Che non servivano solo per essere mangiati. Quelli erano altri tempi, e questi animali venivano liberati nel recinto della Necropoli della Banditaccia per divertire i turisti, che li vedevano saltellare o volare tra i tumuli.
Luigi Zapicchi aveva sempre un fucile in spalla ed era seguito da un cane che gli aveva regalato da una lady inglese. Per questo suo aspetto, ci dice Benedetto Zapicchi, “mio nonno assomigliava più ad un guardacaccia che ad un Assistente di scavo”. Lo stesso Lawrence, pare, si interessò molto al suo cane, e gli confidò che gli ricordava uno che stava descrivendo in un romanzo che stava scrivendo in quel momento. Il romanzo era “L’amante di Lady Chatterley”, un capolavoro assoluto della narrativa mondiale. Da qui nasce nella mente di Benedetto una suggestiva ipotesi: l’amante di Lady Chatterley, il guardacaccia Oliver Mellors, fu ispirato a Lawrence, almeno nell’aspetto, proprio da Luigi Zapicchi.
Ci racconta suo nipote nel libro “Racconti Ceretani”: “…e a leggerlo, quel romanzo, se ne incontrano tante di figure e di fatti legati alla visita ceretana di Lawrence. E non si tratta di comparse di contorno. Sarà forse un caso, ma quel guardiano “guardacaccia”, mio nonno, che curava gli allevamenti di fagiani e la cagna che lo seguiva nella casa del bosco, il locale dove Lawrence appose la sua firma di visitatore, li ho ritrovati leggendo il romanzo”. Continua poi Benedetto Zapicchi: “Anche uno degli episodi più spinti del romanzo mi ricorda un fatto realmente accaduto durante l’apertura della laterale destra della Tomba dei Doli, e che vide protagonista mio nonno. Questo fatto, molto conosciuto a Cerveteri, gli fu probabilmente raccontato dai ragazzi che lo accompagnarono alla Necropoli per quel sentiero che adesso porta il suo nome”.
Questa ipotesi è solo una fantasia scaturita dalla mente fervida di Benedetto Zapicchi? Può darsi. Ma le ipotesi suggestive e inaspettate, come quella di Michelangelo a Tarquinia, è sempre un piacere raccontarle. E spero anche leggerle. Grazie Benedetto.









