Ragazzi di Cerveteri vincitori del progetto “Vitamina G2” – di Giovanni Zucconi
Qualche settimana fa, abbiamo letto con piacere che due ragazzi di Cerveteri avevano ottenuto un finanziamento dalla Regione Lazio su un loro progetto innovativo per la realizzazione e la gestione di una serra idroponica. Non è una novità assoluta. In Olanda, per esempio, ce ne sono installate di gigantesche. Gigantesche e completamente automatizzate. Tanto è vero che spesso, nei supermercati, possiamo trovare in vendita degli ortaggi provenienti dall’Olanda. Che non è proprio un posto dove ti immagini possano crescere bene i pomodori.
Ma nel nostro territorio rappresenta una novità assoluta. E quindi un plauso a questi ragazzi che hanno avuto la coraggiosa idea di diventare, a Cerveteri e Ladispoli, dei pionieri di questa tecnologia.
Chi sono questi due ragazzi, appena ventiduenni? Sono Edoardo e Gabriele. Edoardo è uno studente di Medicina Veterinaria, e ha un attestato di imprenditore agricolo, anche se non ha ancora aperto una sua posizione. Gabriele è quasi un archeologo, che si sta laureando su una tesi sulle Aquae Caeretane di Pian della Carlotta, a Cerveteri.
Diciamo che non è proprio la coppia di amici dai quali ti aspetti che partecipino ad un progetto per installare un’innovativa serra idroponica a Cerveteri. Ma le apparenze qualche volta ingannano.
Per conoscere meglio il loro progetto, li abbiamo incontrati, e loro ci hanno gentilmente concesso un’intervista.


Ci potete parlare sinteticamente del progetto?
“Il Progetto nasce da un bando del 2021 del Dipartimento delle Politiche Giovanili della Regione Lazio. Il Progetto si chiama Vitamina G2, e ci ha finanziato 25.000 euro a fondo perduto. È un finanziamento che deve essere completamente speso nel Progetto. La regione ci rimborsa solo se presentiamo delle fatture di spesa. Abbiamo fondato un’associazione onlus proprio per partecipare al Progetto. Quello che ci siamo impegnati a realizzare è una serra idroponica. Cioè, una serra dove la coltivazione non avviene nel terreno, ma sostanzialmente nell’acqua. Questo garantisce raccolti migliori, e una maggiore ottimizzazione dell’utilizzo dell’acqua.
Inoltre, allestiremo dei laboratori scolastici, e illustreremo questa tecnologia agli studenti. Abbiamo già preso contatto con la scuola di Cerenova e con la Corrado Melone. Dove, per le classi di prima media, installeremo dei piccoli kit idroponici, da tenere all’interno della classe. In modo che gli studenti possano entrare facilmente in contatto con questa tecnologia.”
Avete già incontrato qualche classe?
“Si, abbiamo già incontrato una classe della Corrado Melone. I bambini erano molto interessati. A febbraio dovremmo iniziare con i laboratori dello scientifico e nella scuola di Cerenova.”

Non mi è chiaro se il progetto avrà anche un risvolto commerciale. Comincerete a produrre e commercializzare dei prodotti coltivati nella vostra serra idroponica?
“Non sappiamo ancora se la nostra associazione, che adesso è senza fini di lucro, diventerà una società commerciale vera e propria. Il nostro è un progetto pilota, che nasce per sondare l’accoglienza di questa tecnologia sul territorio di Cerveteri. La nostra città ha un settore primario molto sviluppato. Quindi ci sarebbero ampie potenzialità. Il nostro progetto nasce proprio per capire come la popolazione di Cerveteri e di Ladispoli, ma anche del territorio circostante, risponderà a questa proposta di un nuovo modo di coltivare. Dobbiamo capire come le serre idroponiche verranno accolte. Cerveteri purtroppo rimane in gran parte legata a metodologie tradizionali in agricoltura. E un obiettivo del progetto è anche quello di presentarci alle aziende del territorio, condividere loro le potenzialità di questa tecnologia, e vedere se sono interessate. Registrare delle eventuali adesioni e, in questo caso, collaborare con loro.”
Voi siete quindi una specie di ambasciatori delle serre idroponiche
“Esattamente. Ci proviamo ad esserlo. Abbiamo anche parlato con la Sindaca Gubetti per future collaborazioni con l’ARSIAL, che è l’agenzia per lo sviluppo della Regione Lazio, e che cerca proprio di sviluppare nuove tecnologie o biotecnologie.”
Ma perché avete scelto di proporre proprio un progetto sulla tecnologia delle serre idroponiche?
“A noi questa tecnologia interessava anche prima del bando. È un’importante innovazione e ci chiedevamo perché in una città come Cerveteri, in cui l’agricoltura ha un ruolo economico importante, non era stata mai sperimentata una serra idroponica. Quindi quando è uscito il bando abbiamo deciso di partecipare.”
Non avete pensato anche all’aspetto di ecosostenibilità che è legato a questa tecnologia?
“Ci siamo interessati alla cultura idroponica anche perché garantisce un risparmio dell’acqua fino al 90%. Inoltre, l’unica spesa, oltre quella degli impianti, è quella dell’energia elettrica. Che però può essere generata da impianti fotovoltaici. E l’acqua viene recuperata.”
E la produzione aumenta?
“Si, aumenta di molto. La produzione in idroponica è stimata fino a dieci volte in più rispetto a quella tradizionale. E la qualità del prodotto è maggiore. Abbiamo già detto che si risparmia acqua. Aggiungiamo che si risparmia anche tempo, e si fatica meno. Sarebbe veramente utile introdurre le culture idroponiche nel nostro territorio.”
Perché si fatica meno?
“Perché si lavora ad altezza di un metro. Non è necessario chinarsi a terra. E poi è una tecnologia che migliora di anno in anno.”
Cosa pensate di coltivare nelle vostre serre idroponiche in questo periodo di sperimentazione?
“Soprattutto erbe aromatiche. Quindi, per esempio, prezzemolo o basilico. Magari possiamo sperimentare anche prodotti, come il basilico al limone. Volevamo coltivare anche i pomodori. Poi, a rotazione faremo delle prove su altri prodotti.”
Non c’è limite a quello che si può coltivare in una serra idroponica?
“L’unico limite è legato alle dimensioni della serra.”
Si usano molti concimi?
“Non si usano agenti chimici. Si usano solo fertilizzanti particolari. Ma c’è un risparmio anche su questo. Con questo tipo di coltura il processo produttivo è molto controllato. È controllata la quantità di acqua utilizzata, le sostanze nutritive che vi si immettono e l’atmosfera della serra, che deve essere sterile. Il tutto controllato da sensori e apparati elettronici.”
Che tipo di investimento deve affrontare un imprenditore che vuole allestire una serra idroponica?
“È difficile fare una stima. Diciamo che per una serra non molto grande come quella che stiamo allestendo noi, comprensiva dei pannelli solari, può venire a costare tra i 20 e 30 mila euro. Il costo iniziale non è banale.”
In Italia dove è già sviluppata l’agricoltura con le serre idroponiche?
“Ci sono molte serre tra la pianura Padana e l’Emilia-Romagna, In quest’ultima c’è una grossa serra idroponica che produce pomodori. Ce ne sono poi molte a Latina. Ce ne è una a Rieti.”
Questa tecnologia potrebbe avere anche uno sviluppo casalingo? Uno si potrebbe fare un orticello con una serra idroponica?
“Certamente sì. Io ho installato a casa mia un kit, e ci sto coltivando il prezzemolo. Si potrebbe installare ovunque. All’esterno, ma anche all’interno di una stanza di casa. Si possono utilizzare diverse tecniche.”









