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L’affascinate storia degli orologi con quadrante a sei ore





Quello di Cerveteri è l’unico orologio a sei ore con il meccanismo originale ancora perfettamente funzionante tra quelli che un tempo “… venivano avvisando a tutte le ore, quanto propriamente ci restava per arrivare alla Notte”

di Giovanni Zucconi

Avevamo promesso di raccontare l’affascinante storia che sta dietro alla nascita dell’orologio a sei ore di Cerveteri. La storia degli ultimi decenni del nostro monumento, sicuramente molto meno affascinante, la racconteremo nel prossimo e ultimo articolo.

È una storia che ci porta molto indietro nel tempo. In una società che non esiste più. In un mondo fatto di contadini legati alla loro terra e di viandanti senza smartphone. Fatto di preghiere che non si potevano mancare. Di notte buie come non vi potete neanche immaginare, e di cicli naturali che regolavano le esistenze. Il giorno e la notte avevano un significato diverso da quello che intendiamo noi. Per noi la notte è solo una parte del giorno illuminata dalla luce artificiale. Niente si ferma. In quel mondo la notte erano le ore dove invece tutto si fermava. Si fermava il lavoro. Si fermavano i viaggi. Si fermavano anche le battaglie tra gli eserciti.

L’affascinate storia degli orologi con quadrante a sei ore
L’affascinate storia degli orologi con quadrante a sei ore

Ma partiamo dall’inizio. Quando l’Uomo decide che è necessario misurare lo scorrere del tempo. Prima misura le stagioni, poi i giorni, e infine comincia a misurare le ore che passano durante una giornata. In mancanza di meglio, ha due momenti facilmente osservabili, e che possono essere presi come riferimento per una misurazione: l’alba e il tramonto. Da uno di questi due momenti si poteva fare partire l’inizio della giornata. Seguendo una tradizione nata ad Atene nel IV secolo a.C, e continuata con i Romani, in Italia fu adottata la scelta di fare iniziare (e finire) la giornata con il tramonto del sole.

Può sembrare una scelta curiosa, perché si potrebbe pensare che le attività umane inizino con l’alba. Ma è facile convincersi che invece è la scelta più utile. Perché l’informazione utile non è sapere quando inizia una giornata, perché in generale di notte si dorme e non si fa nulla, ma sapere tra quando finisce. Mi spiego meglio. Immaginiamo di vivere in un’epoca dove l’unica luce disponibile, almeno all’esterno, sia quella del sole. A chi lavorava nei campi o a un viandante, per esempio, avrebbe sicuramente fatto comodo sapere quanto tempo mancava prima del sopraggiungere dell’oscurità. Anche ad un generale che stava conducendo una battaglia, sarebbe stato utile sapere quando i suoi soldati non avrebbero più distinto gli amici dai nemici. Inoltre, nell’Italia profondamente religiosa del Medioevo, il tramonto era il momento delle importanti preghiere a Maria Vergine.

Iniziare a misurare le ore dal tramonto o, meglio, fissare la nostra “mezzanotte” al tramonto, era una misurazione del tempo vicina alla gente comune e alle sue esigenze. Mentre era sicuramente più lontana la misurazione basata sugli astrusi calcoli astronomici che poi avrebbe preso piede dopo la Rivoluzione Francese. Mi spiego meglio. Se l’orologio segnava le 23, voleva dire che mancava ancora un ora al tramonto. E quindi si aveva ancora un’ora di luce a disposizione.

Leggiamo cosa scriveva un erudito romano nel 1806 a difesa di questo sistema di misurazione, chiamato “Orologio Italiano”, contro l’orologio che si era ormai diffuso in tutta Europa a seguito delle truppe Napoleoniche e chiamato “Orologio Francese” (quello che attualmente usiamo): “…Inoltre l’orologio Italiano è necessario per tutti i viandanti, che vogliono viaggiare, finché ci si vede, ed arrivare alle città prima che se ne chiudano le porte. Molto più ai religiosi che si devono trovare in convento, prima di notte. Molto più a tutti quelli artigiani, che non possono lavorare a lume di luna, né a lume di candela. Molto più ai soldati, che prima di notte si devono trovare al quartiere. Molto più agli uomini di campagna. Le stesse Spedizioni Militari devono regolarsi con l’orologio Italiano; e quel Generale, che pensa di dar battaglia, bisogna prima, che sappia, quanto gli resta di giorno, per poterla ultimare… così carissimo ci dev’essere il nostro Orologio Italiano, che ci viene avvisando a tutte le ore, quanto propriamente ci resta, per arrivare alla Notte.”.

L’affascinate storia degli orologi con quadrante a sei ore
L’affascinate storia degli orologi con quadrante a sei ore

Premessa questa storia, torniamo al nostro orologio con quadrante a sei ore di Cerveteri. Sicuramente era un orologio che misurava le “Ore Italiane”, e per il suo caratteristico quadrante a sei ore era chiamato “Orologio alla Romana”. Questa definizione deriva dal fatto che questa tipologia di quadrante ebbe grande diffusione inizialmente soprattutto nello stato pontificio, e di conseguenza nell’agro romano. Da qui, poi, esso fu adottato quasi in tutto il Lazio, buona parte della Campania e del centro Italia. Il fatto che si basasse sulle “Ore Italiane”, ne favorì la diffusione anche nel resto d’Italia.

Abbiamo detto che la sua misurazione partiva dal momento del tramonto. Anzi, mezzora dopo. Questo perché era un orologio a servizio della gente comune e intimamente legato ai loro ritmi naturali e sociali. Tutti dovevano partecipare alle preghiere alla Madonna che avvenivano al tramonto, e i rintocchi della fine giornata (coincidente con il tramonto) indicavano proprio questo obbligo. Ma per dare tempo ai contadini e agli operai di ritornare dai campi, si decise di fare suonare le campane legate all’orologio mezz’ora dopo l’effettivo momento del tramonto.

Ma perché adottare un quadrante a sei ore e non uno a 24, considerando che era quello il numero di ore che costituiva una giornata? In effetti i primi orologi avevano un quadrante a 24 ore.Che poi diventarono 12 e infine 6, dove la lancetta faceva quattro giri completi ogni giorno. Questo perché un orologio a 6 ore è molto più facile da costruire e da mantenere per due motivi: è possibile utilizzare una sola lancetta per misurare il tempo (le ore sono molto distanziate sul quadrante, e quindi è possibile suddividere il tempo in modo sufficientemente preciso anche con una sola lancetta), e sono necessari meno rintocchi per annunciare il tempo e quindi il meccanismo è molto più semplice. Per un orologio con un quadrante a sei ore, dove la lancetta fa quattro giri ogni giorno, sono necessari solo 1+2+3+4+5+6 rintocchi ogni giro. Per quattro giri fa 84 rintocchi in tutto, contro i 300 necessari per un orologio con quadrante a 24 ore. Considerando che, sempre per venire incontro alle persone che lavoravano nei campi e che potevano essere distratte nel momento dei rintocchi, questi orologi ripetevano i rintocchi dell’ora dopo un minuto, è evidente la semplificazione complessiva del meccanismo.

Questa semplificazione e la vicinanza ai bisogni della popolazione non risparmiò l’Orologio Romano dalla decadenza e dal completo abbandono. Le truppe Napoleoniche durante l’occupazione dell’Italia imposero l’adozione degli orologi con le “Ore Francesi”, quelli che adoperiamo attualmente, dove il giorno iniziava alla mezzanotte. Dopo la cacciata dei Francesi, per un certo periodo, l’Ora Italiana fu ristabilita nello Stato Pontifico, ma fu definitivamente abbandonata nel 1846 sotto Pio IX a favore di quella adottata ormai in tutta Europa.

Perché l’Orologio Romano, e quindi anche quello di Cerveteri divenne obsoleto? La risposta è semplice: mentre gli orologi attuali si basano su una misurazione del tempo astronomico, e quindi indipendente dalle stagioni, quello Italico si basava sul momento del tramonto, e quindi dipendeva dal particolare giorno dell’anno. Noi tutti sappiamo che il tramonto non avviene mai nella stessa ora, e questo implicava che ci doveva essere un tecnico che, ogni settimana, sulla base di precise tabelle, doveva regolare l’orologio in modo che lo scoccare della 24-esima ora (più mezzora) coincidesse con il tramonto. Sicuramente era molto vicino alle esigenze della gente, ma era decisamente molto scomodo da mantenere.

Ci sarebbe molto altro da dire sugli orologi a sei ore, ma credo che quanto raccontato sia sufficiente per farvi appassionare a questo strumento, e a come veniva usato per regolare la vita delle persone.

Concludo ricordando che altri esempi di questo tipo di orologi li possiamo trovare ad Allumiere, a Caprarola, a Roma, a Vignanello, a Campagnano Romano, a Calcata, a Capena, tanto per indicare i più vicini. In tutto, in tutta Italia (e quindi nel mondo), se ne contano solo circa 70, e questo fa dell’orologio della torre civica di Cerveteri una vera rarità di cui dobbiamo essere consapevoli.

Ma non è tutto. L’orologio a sei ore di Cerveteri non è solo raro. È anche unico. A quanto ci risulta non è l’unico orologio ancora funzionante. Ma è l’unico nel mondo che ancora funziona con il meccanismo originario. Tutti gli altri orologi funzionanti sono stati modificati elettrificando il meccanismo. Quindi ne dovremmo essere fieri e orgogliosi di poterlo mostrare nel nostro territorio. Anche se questa unicità è anche la causa principale della nostra difficolta a farlo funzionare con continuità. Difficoltà che spero venga presto superata con l’assunzione di un nuovo Temperatore.

Chiudiamo qui. Nella prossima puntata parleremo le vicissitudini del nostro orologio, non sempre esaltanti, degli ultimi quarant’anni. E capiremo perché adesso è fermo, nonostante sia un pezzo storicamente e tecnologicamente unico.