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Adamo Dionisi: da Suburra a Cerveteri. Un grande attore che ha scelto la città etrusca per viverci in serenità





L’intervista allo sceneggiatore, attore e regista

Adamo Dionisi: da Suburra a Cerveteri. Un grande attore che ha scelto la città etrusca per viverci in serenità – di Giovanni Zucconi

Adamo Dionisi non è un divo. Ma probabilmente neanche un antidivo. Che sono solo dei divi che fanno finta di non volerlo essere. Se fossi costretto a dare una classificazione di Adamo Dionisi, lo definirei un artista fortemente radicato nel sociale. O meglio, in una certa fascia del sociale. La sua attenzione, molti dei suoi progetti, è spesso rivolta a quelli che lui chiama “gli ultimi”. A quei “giovani adulti” che il destino ha fatto nascere in un contesto dove non è facile acquisire gli strumenti necessari per affrontare la vita alla pari con chi la sorte è stata più benevola.

Non è un divo, ma il suo curriculum parla chiaro. Ha recitato in tanti film importanti. Suburra e Dogman su tutti. Così come ha partecipato a serie televisive famose come Suburra-La serie, o Rocco Schiavone. Il ruolo per cui è diventato famoso è sicuramente quello di Manfredi Anacleti, lo “zingaro” di Suburra.Ma è anche, e soprattutto, un prolifico sceneggiatore e un regista.

Adamo Dionisi è indubbiamente un grande artista. Che vuole vivere da artista. Che anche per questo ha scelto Cerveteri per viverci. Scelto, come ha tenuto a sottolineare. E questa scelta, fortemente convinta, non può che renderci orgogliosi. Per conoscerlo meglio, abbiamo chiesto il privilegio di un’intervista. Che ci ha gentilmente concesso. Un’intervista lunga, dalla quale è stato difficile scegliere e proporre le parti più significative. Ma è evidente che quando intervisti un personaggio di questo livello, nessuna risposta potrà mai essere banale.

In un’intervista che feci a Lavia, lui affermò categoricamente che attori si nasce. Nessuna scuola ti può insegnare a diventarlo. Ti può insegnare delle tecniche del mestiere. Ma se non ci nasci, non sarai mai un bravo attore. Lei che ne pensa?

“Tutti i miei personaggi sono un po’ Adamo Dionisi. E non è un caso. Quando ho dovuto recitare la parte di uno zingaro, come nella serie Suburra, sono andato a vedere quanto dello zingaro avevo dentro. E ho quindi tirato fuori lo zingaro che stava dentro Adamo Dionisi. Se devo recitare un barista, vado a tirare fuori le velleità da barista che mi trovo dentro. Mi rendo conto che sto dicendo cose che sono in contraddizione con alcuni metodi famosi di recitazione. Ma questo è quello che penso.”

Quindi mi sta confermando che uno attore ci nasce. Nessuno ti potrà mai insegnare a fare lo zingaro di Suburra. Le scuole di recitazione ti possono insegnare solo delle tecniche

“Serve anche la tecnica. Sei un attore bravo se sai mettere anche la tecnica. Le persone “normali” dicono che quelli bravi sono quelli più spontanei. Per me la parola giusta è che sono più “inverati”. Cioè portano la verità nei personaggi. Perché ce l’hanno dentro. Quindi, anche secondo me attori si nasce. Non lo si può diventare. È un po’ come l’Amore. A Roma si dice: “L’amore non si dice. Si fa”.”

Quando ha scoperto che avrebbe fatto l’attore?

Adamo Dionisi
Adamo Dionisi

“Io scrivo da quando avevo nove anni. Fondamentalmente nasco come sceneggiatore. Ho appena finito di scrivere l’episodio pilota di una nuova serie. A nove anni ho vinto un concorso. A tredici ne ho vinto un altro. A venti ho scritto la mia prima commedia. Ho fatto anche il regista.”

Quindi la mia domanda se lei si sempre sentito un attore è probabilmente impropria

“Io sono questa “cosa” qua. Io non lo faccio. Io lo sono. Io scrivo, recito, ballo, canto, salto. Lo faccio tutti i giorni, perché io sono questa “roba”.

In una sua intervista, lei ha dichiarato che noi non abbiamo un libero arbitrio. E che il posto in cui si nasce, e in cui si vive, determina in qualche modo il tuo destino e le tue scelte. Lei è venuto a vivere a Cerveteri, lasciando Roma, per avere un destino diverso?

“Io questa terra non l’ho scelta per lavorarci. L’ho scelta per viverci. Cerveteri mi ha dato molto. Mi ha dato la serenità. Io sono arrivato in tempo di lockdown. E quindi ho vissuto la rinascita di questo posto. Vivo i suoi tempi meravigliosi, così sereni. Vivo i suoi posti magici. Io tutte le mattine sto tra questi due castelli. Seduto al sole. A godermi il cagnolino che salta… Sto in un posto fantastico. Vivere qui è importante, soprattutto per chi fa un mestiere come il mio.”

In cambio lei cosa dà o potrebbe dare a Cerveteri?

“Io vorrei dare volentieri qualcosa in cambio. Intanto ho regalato l’idea a Bibbo di fare una programmazione di eventi aperti a tutti. Che è stata accettata. Sarà una cosa molto simpatica e carina. Io cerco sempre di fare qualcosa di bello per Cerveteri. In cambio potrei sicuramente dare tutto quello che so fare. Se esistesse una piccola scuola di Cinema, io volentieri potrei dare una mano. Soprattutto se si rivolgesse a soggetti oggettivamente svantaggiati.”

Che rapporto hai con questa amministrazione di Cerveteri?

“Io non ho un grande rapporto con le Amministrazioni. Non sono di quegli attori che ci tiene alle relazioni pubbliche con tutti. Io sono un po’ un poeta. Vivo per gli affari miei. E poi non faccio televisione, faccio il cinema. Non sono uno social.”

Ma le relazioni con le amministrazioni servono per poter realizzare dei progetti

“È vero. Io ho avuto infatti alcuni contatti per proporre informalmente dei progetti. Ho proposto di fare un festival del Cinema. Ma per me è sempre faticoso avere queste relazioni. Comunque li vedo impegnati. Qualche cosa si fa. Ma io proverei a farle in maniera un po’ diversa. La farei suonare più forte questa Cerveteri. Cercherei di essere meno provinciale. E di non tracciare il confine tra Cerveteri e Ladispoli. Ma neanche tra Cerveteri e Barcellona o Bruxelles.”

C’è una mancanza di ambizione?

“Secondo me il problema di questo posto è che resta piccolo perché il contenitore vuole essere piccolo. Riconosco che ci sono delle capacità perché sono state fatte cose incredibili dalle amministrazioni. Ma io non ho la pazienza di andare a chiedere qualcosa per questi ragazzi. Perché so che la burocrazia rallenterebbe tutto, e intanto i ragazzi crescerebbero. Gli prometterei qualcosa che poi non arriva. Ma se mi mettessero nelle condizioni di fare qualcosa, io sarei ben felice di dare una mano con quello che posso fare. Con quello che so fare.”

Lei è anche uno sceneggiatore. Perché non scrive qualcosa ambientato a Cerveteri?

“Ma io ho già scritto una cosa su Cerveteri. Era partita comica e poi è finita un po’ drammatica. Però è una cosa simpatica. Mi è venuta in mente un giorno che stavo sulla Necropoli. Mi sono immaginato un fantasma etrusco, rappresentato da Mastroianni, che era stato svegliato da uno spido dei tombaroli. Si è risvegliato, ma rimaneva lì. Chi gli porta da mangiare è il figlio del guardiano. È un copione divertente. Dove compare anche un turista che si addormenta in una tomba e se lo ritrova davanti.”

Ma perché non proviamo a rappresentarla? Magari ambientata su via degli Inferi.

“Si potrebbe fare. Se mi date una mano.”

Lei ha a disposizione, se vuole, il Gruppo Archeologico Romano. Vedrà che il modo di metterla in scena, lo troviamo sicuramente

“È fantastico. Organizziamoci. Vedrà che è una storia molto divertente”

Non abbiamo ancora parlato del suo impegno nel sociale. Soprattutto a favore di quelli che le ha chiamato “gli ultimi”

“Come lei sa c’è stato un trascorso particolare della mia vita, che per me è stato molto formativo. Ho imparato di cosa hanno bisogno “gli ultimi”. Mi batto affinché queste persone possano avere gli strumenti per accedere al tessuto sociale. È importante lavorare su queste persone.Io lavoro nel sociale da sempre. Insieme a Mirko Frezza collaboro con la Caritas di Casale Caletto. Mirko fa 1.500 pasti mensili, 400 pacchi alla settimana. Fa assistenze legali. Io ho sempre fatto questo. L’otto marzo vado a fare la serenata al carcere femminile di Rebibbia. Vado a cantare le canzoni di Gabriella Ferri. Faccio tutto questo per gli ultimi, perché io vengo dagli ultimi.”

La sente come una missione?

“La verità è che io non ne potrei fare a meno. Trovo sempre il modo e il tempo di farla. Nelle comunità terapeutiche, o con i figli dei detenuti. Credo di avere questo compito. Poi il mio lavoro è un altro. Per sopravvivere sono un attore, un regista e uno sceneggiatore. Però le mie attività nel sociale sono per me una linfa per l’anima. Quindi non posso esimermi…

Vorrei aggiungere una preghiera, se mi permette. All’attenzione di tutti. Cittadini e Amministratori. Facciamo meno selfie davanti gli aperitivi, e facciamo più cose concrete. Pensiamo tutti di più ai soggetti svantaggiati. Tutti. Dal primo all’ultimo.”

Mi parlava di una programmazione di eventi che state organizzando a Cerveteri

“Dal primo giugno, tutti i giovedì sera, fino a settembre, ci sarà uno spettacolo, aperto a tutti, proprio nell’area esterna del castello da Bibbo. Si farà teatro. Ci sarà danza, musica e canzoni. Sarà una programmazione molto varia, oltre che molto interessante e divertente. Si chiamerà: “Da Bibbo – I giovedì del Castello”. I primi quattro eventi di giugno stanno per uscire in locandina. Nella seconda serata parteciperò sicuramente anche io. Non posso anticipare in questo momento chi saranno gli altri partecipanti nelle serate successive.”