CittàNotizie

Il boss Di Martino ai domiciliari a Ladispoli





Il rampollo di Leonardo ‘o lione, ha chiesto di attendere la sentenza definitiva ai domiciliari anziché nel carcere di Caltanissetta dove era detenuto

Il boss Di Martino ai domiciliari a Ladispoli –

In attesa della sentenza definitiva dello stralcio del processo “Olimpo” che lo vede coinvolto e in programma per il mese prossimo, Antonio Di Martino, rampollo del capoclan di Leonardo ‘o lione, sconterà i domiciliari a Ladispoli. A riportarlo è il quotidiano Metropolis.

I giudici hanno infatti accolto l’istanza di revisione della misura applicata nei suoi confronti presentata dai suoi legali.

Decisione, quella dei giudici, presa sia in virtù del fatto che Di Martino, durante la sua detenzione, ha avanzato la proposta di risarcimento alle parti offese, e in considerazione, anche, che resterà ai domiciliari a Ladispoli, quindi ben lontano dal territorio di influenza del clan Di Martino (l’uomo si trovava nel carcere di Caltanissetta, in Sicilia).

Come riporta sempre il quotidiano Metropolis, sarebbero tre gli episodi contestati al figlio del boss Leonardo Di Martino, con l’aggravante anche delle lesioni personali a un falegname che, portato al cospetto di Di Martino da un suo complice, fu punito per non aver versato la somma richiesta.

Nel mirino del clan anche un pastificio, vittima di una più ampia rete gestita dalle organizzazioni criminali riunite, con l’aiuto di imprenditori collusi. Il tutto per conquistare vaste coltivazioni di marijuana che hanno portato alla crescita del clan.

Business che ha permesso loro anche di stringere sodalizi con le ‘ndrine calabresi. E proprio per quanto riguarda l’affare droga, rimangono ancora aperti diversi procedimenti a carico di Antonio Di Martino, condannato (anche in Appello a 4 anni) invece per le vicende estorsive relative all’inchiesta “olimpo”.

Il boss Di Martino ai domiciliari a Ladispoli

Ora si attende la sentenza definitiva della Corte di Cassazione. Sentenza che Di Martino potrà attendere non più in carcere, a Caltanissetta, dove era detenuto da quando aveva deciso di mettere fine alla sua latitanza, consegnandosi al carcere di Secondigliano da dove era stato poi trasferito; ma ai domiciliari sul litorale romano.