Intervista esclusiva a Lucrezia Iavarone, giocatrice di rugby dello storico club inglese dei Leicester Tigers
Oggi parliamo di rugby femminile e di talenti che partono da Cerveteri per approdare sui campi più famosi d’Inghilterra. Proprio così, Lucrezia Iavarone è diventata protagonista della squadra di rugby dei Leicester Tigers. Partita da Cerveteri subito dopo la maturità, Lucrezia ha iniziato a giocare un po’ per caso e tutto è esploso sotto i suoi occhi. In poco tempo viene selezionata dalla squadra della sua contea, poi il campionato Championship 1 North e oggi sogna la Premiership.
Per capirci? Lucrezia in 3 anni è arrivata in quella che noi definiremmo la serie B e quest’anno la sua squadra ha vinto tutte e 5 le partite disputate. Il suo è un club storico che al maschile gioca in serie A da anni. La società ha deciso di investire e di puntare anche sulle ragazze, così dopo la formazione della rosa, oggi la promozione è l’obiettivo.

Come ti stai trovando in Inghilterra?
Molto bene, Leicester mi piace. È una città grande, ma non troppo. Si può girare tranquillamente anche a piedi e offre tante possibilità. Sono partita a 18 anni e oggi ne ho 22. Insomma, sono a mio agio; ho le mie amicizie e le mie abitudini. Non soffro troppo per il meteo, ma sicuramente mi manca il cibo. Fortunatamente per il mio sport devo seguire una dieta e stare attenta, così non soffro troppo.
Giocavi già a rugby?
In realtà giocavo a basket, non avevo mai giocato a rugby, se non qualche volta da piccola durante le ore di educazione fisica alle elementari. Arrivata qui ho deciso di cambiare sport. Sono salita principalmente per l’università, quindi avevo iniziato per divertimento, quando poi la cosa è diventata più seria.
La tua carriera è un’ascesa rapidissima
Effettivamente sì, il primo anno giocavo solo nella squadra universitaria, poi nella selezione della contea. Da lì è cambiato tutto. L’anno dopo mi ha contattato un club e ho continuato. Tutto in 3 anni, il punto di svolta è arrivato verso la fine del mio primo anno qui
Mi dicevi che sei andata in Inghilterra per studiare. Ora che tipo di prospettive si sono aperte?
Sono arrivata qui per studiare criminologia all’Università e ora sto facendo un master, questo è il mio ultimo anno. Ho deciso di fare il corso part-time per dedicarmi al volontariato, ma la scelta si è rivelata utile anche per il rugby. Spero che la squadra riesca ad arrivare in Premiership perché la promozione potrebbe portare al professionismo. La situazione del rugby femminile è un po’ particolare, non ci sono tantissimo fondi, però è un movimento che sta crescendo rapidamente.
Di che tipo di considerazione gode il campionato femminile?
Qui il rugby è molto più praticato e seguito rispetto all’Italia, nonostante anche noi giochiamo nel 6 Nazioni. Il rugby femminile come dicevo sta crescendo e sta raggiungendo numeri importanti. Le persone sono interessante, quest’anno si è giocato il mondiale femminile, che ha dato una notevole risonanza. La nazionale femminile inglese è probabilmente la più forte al mondo, sono più avanti rispetto a tante nazioni.
In Italia c’è qualcosa di simile? Sei in contatto con la federazione italiana, come funziona?
In Italia quest’anno hanno fatto i primi contratti alle giocatrici della nazionale. La federazione ha cambiato la divisione delle squadre per creare campionati più equi. Portare il professionismo alle atlete della nazione fa sì che l’investimento venga meglio considerato. Io sono iscritta alla federazione inglese, però penso che dei contatti tra i Tigers e la federazione potrebbero esserci. Se dovessimo arrivare in premiership cambierebbero molte cose.
Il campionato come sta andando?
Il campionato sta andando bene, abbiamo vinto tutte le partite che abbiamo giocato e tutte col bonus point. Siamo prime in classifica.
E quanto dura ancora?
Solitamente il campionato finisce verso marzo. Con un eventuale prolungamento per la finale tra le squadre vincitrici del girone nord e sud.
La promozione va alla vincitrice del titolo?
È un po’ più complesso. Una volta arrivati nella massima categoria, ogni società ha 3 anni per ambientarsi e lavorare. Dopodiché viene realizzato un aggiornamento e nuove squadre possono fare domanda per entrare, rimettendosi al giudizio della federazione che decide chi ha i mezzi per affrontare la sfida.
Tra studio e sport riesci a goderti i tuoi vent’anni?
Ho due allenamenti di rugby sul campo, più tre o quattro sessioni in palestra e una partita a settimana. Il resto del tempo libero studio. Fatico a vedermi con gli amici, devo organizzarmi. Gli allenamenti prendono tempo e sono anche faticosi. Beh, non ho molto tempo libero in effetti.
Il rugby sta diventando un obiettivo?
Il rugby è uno sport che richiede molto fisicamente, se uno ha l’opportunità di giocarlo può farlo, ma non per molto. Ad un certo punto bisogna lasciare. Se riesco a renderlo il mio lavoro magari, ma so che lo sport può finire da un momento all’altro. Bisogna comunque lavorare, avere un piano b.
Stai facendo qualche scappata a Cerveteri, ti manca un po’?
Scendo in estate, durante le vacanze universitarie e poi un paio di settimane per le vacanze di Natale. Anche prima che il rugby diventasse più serio, pensavo comunque di rimanere qui. Sto studiando per un sistema giuridico e lavorativo completamente diverso rispetto a quello italiano, anche la mia laurea avrebbe meno valore. Mi sono sentita sempre un po’ stretta.
A casa come hanno preso questa passione?
I miei son stati contenti perché mi hanno sempre incoraggiato a fare sport. Noi già seguivamo il rugby. Inizialmente mia madre era preoccupata, ma adesso è molto contenta. Giocare per i Tigers è un onore e sono stati entusiasti quando mi hanno selezionato per la squadra.
Giorgio Ripani









