Ideatore del canale YouTube Evropantiqva è oggi uno dei punti di riferimento sul web in tema di storia dell’arte della guerra
Roma e Cartagine: Gioal Canestrelli spiega le ragioni di una lotta di supremazia –

La distanza che separa Roma da Cartagine non è soltanto uno spazio entro cui collocare la storia di un avvicendamento di supremazia sui mari, in questo caso il Mediterraneo, ma è soprattutto anche l’occasione che spinge un appassionato del mondo antico a focalizzarne l’attenzione su alcune delle sue caratterizzazioni. È il caso di Gioal Canestrelli, laureato in Lettere Antiche presso l’Università di Verona, grande appassionato di storia militare antica, nella vita Divulgatore, Consulente storico, Organizzatore di eventi e autore tra gli altri del libro “A Roma da Cartagine. Spada e scudo del legionario repubblicano”, un percorso attraverso le fonti storiche, letterarie e archeologiche, che esplora la nascita di due degli elementi più caratteristici della panoplia romana: la spada e lo scudo. Inoltre titolare del canale YouTube Evropantiqva, arrivato a contare oltre 29 mila iscritti, quello di Gioal è un profilo interessate, tale da spingere chi scrive a contattarlo telefonicamente per una breve intervista utile comprendere in maniera più dettagliata le ragioni di un passato glorioso.
Caro Gioal, nel ringraziarti per lo spazio concesso, ti chiediamo innanzitutto cosa era Cartagine al momento del suo massimo splendore?
Era sicuramente una metropoli alla quale corrispondeva una egemonia, uso questo termine in quanto quello di impero sarebbe improprio per molti motivi. Se volessimo fare un parallelo con il mondo moderno la sua realtà ricorderebbe molto il Commonwealth britannico.
Puoi raccontarci i suoi rapporti con Roma fino allo scontro militare che ne ha decretato la propria fine?
I rapporti tra Roma e Cartagine in realtà sono altalenanti. Noi siamo abituati a ricordare principalmente i grandi conflitti avvenuti tra romani e cartaginesi. Inizialmente le loro relazioni sono assolutamente positive, collaborando soprattutto contro Pirro re dell’Epiro. Quindi un contesto molto più variegato di quanto siamo abituati a leggere nei libri di testo.
Sei autore del libro “A Roma da Cartagine. Spada e scudo del legionario repubblicano”, come è nata l’idea di un’opera del tipo?
È nata dal dialogo con dei colleghi, ricercatori anche loro in ambito storico, che hanno voluto portare alla mia attenzione le pubblicazioni relative alla fase delle ultime scoperte fatte in Spagna su dei tromboni di scudo locali. Da qui è partito tutto un percorso che mi ha fatto rivalutare il mondo cartaginese relativo all’arte della guerra, e nello specifico l’equipaggiamento poi dei legionari romani. Che il Gladio fosse originario del territorio iberico già da tempo era cosa nota presso molti autori di storia e di antologia, meno nota è invece la genesi di alcune componenti dello scudo romano che seguono la stessa direttrice di diffusione.

E’ il solo dedicato a queste due realtà, poste tra storia e città?
In generale assolutamente no. Ci sono infatti moltissimi testi che esplorano il rapporto tra il mondo romano e quello cartaginese. Mi vien da pensare alle pubblicazioni di Lancel, oppure a quelle di Fernando Quesada Sanz alle quali io personalmente ho attinto per il mio lavoro.
Nell’avvicendamento di supremazia del Mediterraneo cosa è cambiato nel passaggio di dominio dai cartaginesi ai romani?
Sicuramente molte cose, io personalmente tendo sempre a fare un distinguo. Se la realtà romana, repubblica ed impero, si presentano con un approccio invasivo, il mondo cartaginese aveva un approccio invece pervasivo. Sono due concetti molto simili ma contemporaneamente anche molto diversi tra loro. Quando Roma sconfigge Cartagine il Mediterraneo diventa il “Mare nostrum” e tutte le sue realtà subiscono un contraccolpo entrando in maniera più o meno diretta nella sfera di influenza dei romani.
Più in generale, nel mondo antico come si sono evoluti i sistemi militari?
I sistemi militari si evolvono sempre per rispondere a delle necessità, che nascono quando ci sono scontri e incontri con realtà diverse dalla propria, più questa è diversa più mette in crisi, spiazza, e di conseguenza porta ad una frenetica ricerca e sviluppo. Sono due facce della stessa medaglia. I rapporti con realtà altre rispetto alla propria da una parte sono vettore di novità, perché portano approcci, elementi e oggetti nuovi, dall’altra necessitano assolutamente che si crei qualcosa di nuovo perché molto spesso si è abituati a confrontarsi con la propria realtà o con quelle a lei simili, tendendo dunque a vivere una fase di stagnazione. Non solo nell’aspetto militare, ma in tutto.
Come è nata la tua passione per la storia militare?
È nata da bambino poiché proveniente da una famiglia di militari con mio padre e mio nonno. Loro non volendolo hanno saputo trasmettermi il fascino per questo mondo. Nel tempo poi questa passione si è affinata leggendo un autore francese Jacques Amand, il quale sottolinea come la storia militare sia per l’eco antico la più risonante perché una delle espressioni più chiare ed evidenti delle civiltà. Partendo infatti dalla storia militare si può riuscire ad interpretare e conoscere tantissimi altri aspetti dell’antichità che non sono noti.

Tra le cose da annoverare vi è anche la direzione del canale YouTube Evropantiqva, puoi descriverci di cosa si tratta?
È un omaggio alla federazione di associazioni di divulgazione storica della quale faccio parte. Il progetto è nato durante il lockdown per il Covid. Io e la mia compagna abbiamo avuto l’idea di continuare a fare didattica utilizzando un mezzo telematico proprio per ovviare ai blocchi imposti dalle normative per contrastare il contagio. Visto che l’iniziativa ha avuto una buona risposta si è deciso poi di continuare.
Nella storia dello sviluppo del mondo, che ruolo ha giocato l’Europa?
Sicuramente un ruolo centrale. Se da un lato però non dobbiamo avere una visione eccessivamente eurocentrica dall’altro è bene sottolineare che altri contesti, come il vicino ariente, hanno avuto una grande importanza. A partire dall’età del ferro l’Europa comincia a mostrarsi come una realtà vulcanica. Noi abbiamo degli imperi che sono molto più antichi, ad esempio in estremo oriente, però nel continente europeo, per la sua conformazione geografica, assistiamo ad una ricerca frenetica di nuove soluzioni, sia in campo sociale che quello tecnologico. L’Europa nella storia è stata ed è una realtà proiettata verso se stessa e verso l’esterno.
Caro Gioal, nel ringraziarti di nuovo per l’intervista, ti chiediamo in conclusione quali sono i progetti in calendario per il futuro?
Sto studiando per prendere una seconda laurea in Scienze Storiche presso l’Ateneo di Trento. Ho un altro libro in cantiere sulle battaglie dei celti in Italia e probabilmente uno ancora sui Germani. Oltretutto posso dirmi felice poiché a settembre uscirà un’ulteriore pubblicazione “I Celti E L’arte Della Guerra”, però in lingua inglese e pubblicata all’estero.









