Tra gennaio e metà febbraio precipitazioni sopra la media, con forti differenze territoriali e un impatto rilevante su risorse idriche e rischio idrogeologico
Un inizio 2026 sotto la pioggia: sull’Italia caduti fino a 60 miliardi di metri cubi d’acqua –

Un avvio d’anno decisamente bagnato per l’Italia, alle prese con una lunga sequenza di perturbazioni che, tra gennaio e la prima metà di febbraio 2026, hanno portato piogge diffuse e in alcuni casi eccezionali. Il quadro meteorologico dei primi mesi dell’anno mostra un Paese spesso sotto l’ombrello, ma con forti differenze territoriali e una quantità d’acqua caduta complessivamente molto elevata.
Secondo le principali analisi meteo-climatiche, gennaio si è chiuso con una piovosità nettamente superiore alla media, mentre febbraio ha proseguito, seppur in modo più irregolare, lo stesso schema. Il risultato è un accumulo di precipitazioni che, su scala nazionale, non passa inosservato.
Nord più regolare, Centro e Sud più colpiti
Al Nord le piogge sono state frequenti ma generalmente ben distribuite, alternate a fasi più stabili. Sulle Alpi la precipitazione è caduta in buona parte sotto forma di neve, mentre in pianura la pioggia ha contribuito alla ricarica di falde, laghi e bacini, senza però generare diffuse situazioni di emergenza.
Ben diverso il quadro al Centro Italia, in particolare lungo il versante tirrenico. Qui le perturbazioni hanno insistito più a lungo, dando luogo a piogge persistenti e localmente molto intense, con accumuli in grado di avvicinarsi, in poche settimane, a quelli che normalmente si registrano in diversi mesi. In alcune aree non sono mancati allagamenti, frane e disagi alla viabilità.
Al Sud e sulle Isole maggiori il maltempo si è manifestato in modo più intermittente, ma con episodi di forte intensità. Pochi eventi, concentrati in brevi periodi, hanno scaricato grandi quantità d’acqua in tempi ridotti, aumentando il rischio di alluvioni lampo e smottamenti, soprattutto nei territori più fragili.
La stima: quanta acqua è caduta sull’Italia
Tradurre la pioggia in volume aiuta a capire la portata del fenomeno. Considerando la superficie nazionale e una pioggia media cumulata stimabile, dall’1 gennaio a metà febbraio, tra 130 e 200 millimetri, il volume totale d’acqua caduto sull’Italia è compreso tra circa 39 e 60 miliardi di metri cubi.
Per avere un termine di paragone, si tratta di una quantità pari al 13–20 per cento della pioggia che mediamente cade in un intero anno nel periodo climatico di riferimento 1991–2020. Un valore molto alto, soprattutto perché concentrato in appena sei settimane.
Tra risorsa e rischio
Le piogge abbondanti dell’inizio 2026 hanno avuto un duplice effetto. Da un lato hanno contribuito a ridurre il deficit idrico accumulato negli anni precedenti, migliorando la situazione di fiumi, invasi e falde. Dall’altro, la concentrazione temporale delle precipitazioni ha messo sotto stress territori già vulnerabili, riaccendendo il tema della sicurezza idrogeologica.
L’inizio del 2026 conferma così una tendenza ormai evidente: non è solo quanta pioggia cade, ma come cade. E l’Italia, ancora una volta, si trova a fare i conti con un clima sempre più irregolare, capace di alternare siccità prolungate a fasi di pioggia intensa e improvvisa.









