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Un anno senza Nardino, la memoria viva di Ladispoli. Cinque voci lo ricordano: tra politica, amicizia e amore per la città

Cinque testimonianze per raccontare l’eredità umana, politica e culturale di Nardino D’Alessio a un anno dalla scomparsa

Un anno senza Nardino, la memoria viva di Ladispoli. Cinque voci lo ricordano: tra politica, amicizia e amore per la città –

di Marco Di Marzio

Esattamente un anno fa, il 29 gennaio 2025, Ladispoli salutava per l’ultima volta Nardino D’Alessio, figura centrale della vita politica, culturale e sociale della città. Consigliere comunale in più legislature, assessore, impegnato prima nella Democrazia Cristiana e poi nel Partito Democratico, Nardino ha affiancato all’attività politica un intenso percorso professionale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Profondamente legato alle sue origini abruzzesi e alla città che lo ha accolto, ha dedicato gran parte della sua vita alla riscoperta e alla valorizzazione della memoria storica di Ladispoli. A un anno dalla scomparsa, cinque voci ne tracciano il ricordo.

Crescenzo Paliotta: “la costruzione di una memoria condivisa”

Ho conosciuto Nardino negli anni Ottanta, quando forze politiche fino ad allora contrapposte decisero di collaborare nelle amministrazioni locali. Da subito ci unì una passione comune: la politica vissuta come servizio e l’amore per la storia della nostra comunità. Nardino era profondamente orgoglioso delle sue origini abruzzesi quanto di Ladispoli, città giovane ma con una storia millenaria poco conosciuta. Il Centenario del 1988 fu per lui un momento decisivo: progettò e realizzò iniziative e pubblicazioni che ancora oggi conservano un grande valore. Da lì non si è mai fermato. Con passione, generosità e determinazione ha portato avanti un lavoro straordinario, diventando il pilastro della grande narrazione che ha dato vita ai volumi Ladispoli – Un lungo viaggio nel tempo. Oggi credo che il modo migliore per ricordarlo sia completare il progetto a cui teneva di più: l’Archivio Storico della città.

Crescenzo Paliotta, ex Sindaco di Ladispoli

Siro Bargiacchi: “Un uomo capace di unire”

Con Nardino ho avuto un rapporto complesso, fatto di affetto, discussioni anche feroci e poi riconciliazioni sincere. L’ho conosciuto prima come ragazzo e poi come uomo politico, quando anch’io sono entrato in amministrazione. Posso dire che Nardino aveva un cuore enorme e una disponibilità rara: non sapeva dire di no, perché metteva sempre al primo posto le persone e la comunità. Durante il Centenario del 1988, da assessore, si spese senza riserve, inventando iniziative, creando entusiasmo, riuscendo a coinvolgere tutti. Aveva una leggerezza che oggi manca: non serbava rancore, sapeva ridimensionare i conflitti, trasformare le difficoltà in occasioni. Anche quando mi ha fatto arrabbiare, non mi ha mai fatto mancare il suo affetto. Questo era Nardino: una presenza capace di unire.

Siro Bargiacchi, Sindaco di Ladispoli durante il Centenario del 1988

Claudio Nardocci: “Il lavoro silenzioso per la città”

Io e Nardino ci conosciamo da una vita. Da ragazzi ci incontravamo sui campi di calcio, poi da adulti abbiamo condiviso un lungo percorso di impegno per Ladispoli. Quando lui era assessore e io presidente della Pro Loco, abbiamo lavorato fianco a fianco, soprattutto in occasione del Centenario del 1988. Furono mesi intensissimi, ma fondamentali. Da lì nacque un’amicizia vera e una collaborazione costante. Nardino mi ha coinvolto in numerosi progetti, in particolare nella realizzazione dei libri dedicati alla memoria storica della città. Era profondamente innamorato di Ladispoli e sentiva la responsabilità di conservarne l’anima, soprattutto negli aspetti più fragili e meno visibili. Lavorare con lui è stato sempre costruttivo e umano.

Claudio Nardocci, Presidente della Pro Loco di Ladispoli

Don Alberto Mazzola: “Amicizia e giovialità”

Per me Nardino non è una figura del passato, ma una presenza viva. Ci conoscevamo da decenni e la nostra amicizia non è mai stata occasionale. Per Nardino l’amicizia era un valore assoluto, qualcosa da coltivare nel tempo, con rispetto e autenticità. Era una persona profondamente positiva, sempre sorridente, anche nelle difficoltà. Non un sorriso di facciata, ma una luce interiore che accompagnava il suo impegno sociale, politico e umano. Aveva a cuore il bene comune e viveva il rapporto con le persone come qualcosa di serio e profondo. Questa sua giovialità e questa capacità di credere negli altri restano, per me, il suo insegnamento più grande.

Don Alberto Mazzola, Storico parroco di Santa Maria del Rosario

Giovanni Bonetti: “Competenza e dedizione”

Quando sono stato eletto consigliere comunale a Bracciano, Nardino lo era già a Ladispoli, ed era molto giovane. Provenivamo entrambi dall’area della sinistra democristiana e abbiamo condiviso un percorso politico e lavorativo importante. Io ho lavorato alla direzione del Policlinico Gemelli, mentre Nardino ha costruito tutta la sua carriera all’Università Cattolica, occupandosi dell’organizzazione e soprattutto dell’orientamento degli studenti. Aveva rapporti con gli istituti superiori di Roma e della provincia e svolse un ruolo fondamentale nell’apertura dell’università ai giovani. A differenza di molti, investì seriamente nella formazione, rendendo il suo lavoro sempre più qualificato. È stato un impegno silenzioso, ma concreto, che ha lasciato un segno reale.

Giovanni Bonetti, Presidente del Gruppo Donatori Sangue “Francesco Olgiati” ODV