Per le novità introdotte nella riforma, il ministero si è avvalso di una commissione composta da associazioni di genitori, di categoria e comitati studenteschi. Il problema principale emerso, sarebbe la difficoltà degli italiani adulti tra i 16 e 65 anni di comprendere una frase scritta anche se breve e semplice, dunque il “cuore” della riforma sarebbe proprio nel potenziamento e nel miglioramento delle competenze linguistiche.
Sin dal secondo anno delle elementari, vengono promosse letture di testi e apprendimenti attraverso filastrocche, per aiutare gli studenti ad apprezzare la lettura e migliorare la scrittura. Potenziamento alle medie dell’epica e letture integrali dei classici come Verne, torna il latino nelle scuole primarie di secondo grado.
Via la geostoria, si ritorna alle due materie separate, «Aboliamo la geostoria. La storia diventa la scienza degli uomini nel tempo. L’idea è di sviluppare questa disciplina come una grande narrazione, senza caricarla di sovrastrutture ideologiche, privilegiando inoltre la storia d’Italia, dell’Europa, dell’Occidente. Di più, nella scuola primaria l’insegnamento verterà anche sullo studio del nostro patrimonio storico. Negli ultimi due anni, in particolare l’attenzione si concentrerà sui popoli italici, le origini e le vicende dell’antica Grecia e di Roma, le loro civiltà, i primi secoli del Cristianesimo». Dichiara Valditara al “Giornale.
Non si fa attendere la risposta da parte dei diretti interessati, L’unione degli studenti il principale sindacato studentesco, condanna totalmente la riforma, definendola “Inaccettabile su ogni livello”.
“Questa riforma taglia spazio allo studio della geostoria, per aumentare quello destinato allo studio della storia dell’Italia, dall’antica Roma al Risorgimento, passando dal cristianesimo e quindi dalla Bibbia- critici anche nella riduzione dello studio della geostoria- materia che permette di analizzare gli eventi storici legandoli al luogo dove essi si sono svolti, aprendo le menti degli studenti a una serie di ragionamenti più ampi, per sostituirla con lo studio della sola storia Italiana o occidentale in senso stretto, non è solo un tornare indietro negli anni nella creazione del programma, ma è anche una scelta che prende la direzione di una scuola estremamente nazionalistica”










