Allarme punture a Campo di Mare, ce ne parla il direttore del Dipartimento Prevenzione della ASL Roma 4, il Dott. Pierluigi Ugolini
E’ rimbalzato ovunque in queste ore l’allarme relativo alla presenza di pulci di mare sulle spiagge di Cerveteri. Tutto è nato da una serie di segnalazioni degli utenti social che mostravano il loro corpo cosparso di bolle. Poi la notizia ha fatto letteralmente il giro del web sbarcando anche su quotidiani nazionali. Ma cosa sono le pulci di mare? Sono pericolose? Ci possiamo difendere? E poi, si trovano solo a Cerveteri?
Per cercare di rispondere a questi interrogativi, abbiamo contattato il direttore del Dipartimento Prevenzione della ASL Roma 4, il Dottor Pierluigi Ugolini.
Direttore buongiorno, immagino abbia letto la notizia che sta circolando in queste ore. Può chiarirci un po’ le idee?
“Le pulci di mare sono dei piccoli crostacei. Non sono pericolose, ma sicuramente fastidiose nel momento in cui ci pungono. Essendo crostacei vivono nella zona umida tra acqua e bagnasciuga, esattamente come i granchi. Ciò che mi preme dire è che questi animali non considerano l’uomo un loro ospite, non si attaccano, ma diciamo che con l’essere umano hanno degli incontri incidentali”.
C’è un modo per difendersi?
“Sono molto piccole e difficili da vedere. L’ideale sarebbe utilizzare una protezione passiva, ovvero un telo per stendersi sulla sabbia. Se ci accorgiamo che ci stanno pungendo, dobbiamo raggiungere una fonte d’acqua e sciacquarci. Se dovesse capitare di avere bolle e prurito, bisognerà sicuramente fare un lavaggio della pelle accurato. Nel caso in cui la situazione diventi insostenibile, sarà opportuno chiedere un parere medico. Per quanto ne so, non ci sono situazioni critiche, ma la reazione è soggettiva e la gestione può essere difficoltosa, come capita quando si viene punti da un qualsiasi animale. Si fa un primo soccorso e poi se emergono dei sintomi ci si rivolge al medico che potrà suggerire un ulteriore controllo, ma normalmente non è necessario. I consigli sono quelli di normale buon senso”.

E’ un problema tutto cerveterano o state notando una proliferazione su tutto il litorale?
“Non abbiamo attivo un monitoraggio costante, ci vengono riferite delle situazioni e in base a quelle si possono fare dei ragionamenti. Comunque stiamo parlando di un ambiente marino, un ambiente aperto in cui non possiamo fare interventi particolari. Non possiamo intervenire con una disinfestazione, la cura sarebbe peggiore della malattia. Diciamo che è un po’ come quando passa uno sciame d’api: può capitare ovunque, uno prende l’informazione e fa attenzione. E’ come sedersi distrattamente su un formicaio e ci si può far prendere dal panico. Lo definirei un fenomeno fastidioso, ma non pericoloso”.
A cosa è legata questa situazione?
“E’ un evento episodico che non dovrebbe durare a lungo. E’ un periodo in cui questi animali si sono concentrati in una zona per motivi legati ai loro fattori biologici e poi magari si sposteranno. Non parlerei di una situazione ingestibile a lungo termine. Ovviamente un monitoraggio è opportuno per lo meno per segnalare che c’è questo problema. E’ inevitabile, quando si ha a che fare con fenomeni naturali, tener presente che ci sono situazioni non gestibili. Sapere che ci sono questi animali in una spiaggia significa dire che bisogna prestare attenzione. Ma di lì a dire che la zona è impraticabile ce ne passa, anzi eviterei proprio di dirlo. Questi eventi ci ricordano che viviamo in un mondo dove non ci siamo soltanto noi, forse dobbiamo abituarci al fatto che la natura ha il suo spazio e a volte lo reclama”.
Giorgio Ripani









