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“Perché i bambini di Due Casette sono rimasti nei container? Colpa delle eccedenze di un Istituto di Cerveteri mai redistribuite”





L’intervista a una mamma delle Due Casette e ai Presidenti di Consiglio d’Istituto del Giovanni Cena e dell’Istituto comprensivo Marina di Cerveteri

di Giovanni Zucconi

“Perché i bambini di Due Casette sono rimasti nei container? Colpa delle eccedenze di un Istituto di Cerveteri mai redistribuite”

Nelle piccole comunità, nelle piccole frazioni, soprattutto quelle di campagna, poter mandare i propri figli piccoli in una scuola all’interno del paese è di vitale importanza. Io stesso ho vissuto l’infanzia a I Terzi, una frazione di Cerveteri. Dove oltre il bar e la chiesa non c’era nulla. Ma c’erano le scuole elementari e le scuole medie. In quelle scuole si sono maturati i miei primi ricordi. È lì che mi sono formato, non solo dal punto di vista culturale. È lì che sono cresciuto in un contesto di conoscenze e di valori non solo etici.

In queste piccole frazioni, come possono essere I Terzi, San Martino o Due Casette, una scuola non è solo una scuola. È un presidio. Un punto fermo, un pezzo di vita quotidiana che tiene insieme una comunità, e fa crescere i propri ragazzi nell’ambiente migliore possibile.

Quindi, se per anni, i bambini delle Due Casette sono stati costretti a studiare nei container di Furbara, quando loro una scuola vera, in mattoni, ce l’avevano davanti casa, è evidente che qualche cosa stava girando storto.

E che cosa stava girando storto? Io credo che pochi di voi, pur avendo letto i giornali o le dichiarazioni pubbliche di autorità e politici, abbiate capito veramente da dove nasce il problema che ha costretto, per anni, i bambini delle Due Casette a studiare in dei container.

Anche io, che avevo letto quello che avete letto voi, comprese alcune dichiarazioni indignate di politici locali, che avevo anche intervistato, non avevo compreso che cosa ci fosse dietro tutto questo. Non posso dire che si sia fatta disinformazione. Diciamo che c’è stato un misto di strumentalizzazione politica, e di nessuna voglia di fare emergere le reali cause o responsabilità.

Ma finalmente, almeno per me, adesso è tutto chiaro. Sono chiarissimi i meccanismi che hanno dato origine e alimentato la vicenda. A spiegarceli sono state Federica Bacchion, mamma di un alunno del I.C. Marina di Cerveteri – Plesso Due Casette, Katia Blasi, Presidente del Consiglio d’Istituto del Giovanni Cena, e SilviaTicchiarelli, Presidente del Consiglio d’Istituto dell’Istituto comprensivo Marina di Cerveteri.

Tre mamme che ci hanno concesso una lunga intervista. Lunga ma illuminante. E che vi consiglio a tutti di leggere fino in fondo.

Partiamo dall’inizio. Qual è il problema che sta alla base di tutta questa vicenda? Quello che ha generato questa situazione?

“Il problema nasce dal modo in cui negli ultimi anni sarebbero state gestite le iscrizioni in un Istituto Comprensivo di Cerveteri. Quando una scuola riceve più domande di quante ne possa accogliere, la normativa prevede che vengano applicati dei criteri di ammissione, e che gli alunni in eccedenza vengano indirizzati verso la seconda o la terza scelta indicata dalle famiglie. Questo è il meccanismo previsto proprio per evitare squilibri tra le scuole”.

“Perché i bambini di Due Casette sono rimasti nei container? Colpa delle iscrizioni eccedenti della Salvo D’Acquisto mai redistribuite”

E secondo voi questo meccanismo non sarebbe stato applicato da quell’Istituto?

“Secondo quello che abbiamo ricostruito, almeno dal 2022 in poi, questo meccanismo non sarebbe stato applicato. Le eccedenze non sarebbero state redistribuite verso gli altri Istituti del territorio, ma sarebbero rimaste all’interno dello stesso Istituto. Creando un problema strutturale di spazi”.

Ma come è stato possibile gestire queste eccedenze da parte di quell’Istituto se a loro mancavano le aule?

“È stato possibile perché a quell’Istituto sarebbe stato consentito di utilizzare spazi che appartengono ad altri plessi. In particolare, il plesso Pagliuca, che è la scuola di riferimento per i bambini delle Due Casette. In questo modo le classi in eccedenza sono state ospitate lì.

Per permettere questo, nel 2022 ci fu una delibera precisa del Comune di Cerveteri. La richiesta non nasceva da un’emergenza sanitaria o strutturale, ma dalla presenza di alcuni alunni eccedenti. La preside dell’epoca chiese al Comune l’utilizzo di aule in più. E il Comune, invece di dire no e far ridistribuire le iscrizioni, favorì quella richiesta. Da lì è partito tutto.”

E questa delibera che conseguenze ha avuto?

“Ha avuto una conseguenza molto concreta: i bambini delle Due Casette sono finiti nei container di Furbara, mentre la loro scuola veniva utilizzata per ospitare classi di un altro istituto.”

Ma quella non doveva essere una soluzione temporanea?

“Sì, almeno formalmente sì. Doveva essere una cosa provvisoria. Doveva valere solo per il 2022. Il problema è che poi è andata avanti per quattro anni. Quattro anni non sono una parentesi, sono un pezzo enorme di vita scolastica. E in quei quattro anni non sono stati penalizzati solo i bambini di Due Casette. Ma sono stati penalizzati anche gli altri istituti del territorio. Perché si è continuato a concentrare su quell’Istituto un numero di iscrizioni che avrebbe dovuto essere ridistribuito nelle altre scuole.”

In che senso sarebbero stati penalizzati anche gli altri istituti di Cerveteri?

“Nel senso che, se un istituto continua a trattenere iscrizioni che dovrebbero andare altrove, manda in sofferenza gli altri. È semplice. Se in un territorio ci sono, per esempio, 200 bambini da distribuire nella primaria e una scuola ne convoglia 100 anche senza avere spazi sufficienti, le altre due devono spartirsi gli altri 100 rimanenti. Questo, unito al calo demografico, mette in crisi gli altri plessi, che rischiano di perdere classi, di non formarle. E quindi di andare in sofferenza”.

“Perché i bambini di Due Casette sono rimasti nei container? Colpa delle iscrizioni eccedenti della Salvo D’Acquisto mai redistribuite”

Avete anche degli esempi concreti di queste classi che non si sono formate?

“Sì. Per esempio, a I Terzi lo scorso anno non si è formata una classe prima. Nei piccoli presìdi basta anche un solo bambino in meno per compromettere la formazione della classe. E questo succede anche perché, se non si applicano i criteri di territorialità e non si redistribuiscono le iscrizioni, i numeri si spostano artificialmente su un solo Istituto.”

Quindi secondo voi il mancato rispetto di queste procedure crea uno squilibrio generale?

“Esattamente. Se in un territorio ci sono, per esempio, duecento bambini da distribuire tra tre istituti, e una scuola ne trattiene molti più di quelli che può realmente ospitare, gli altri istituti restano con numeri insufficienti. È un effetto a catena che può mettere in difficoltà tutto il sistema.”

Questa situazione ha anche conseguenze economiche?

“Sì, perché in questi anni sono stati utilizzati spazi esterni, affitti, trasporti e strutture provvisorie. Tutto questo ha comportato spese pubbliche. E allo stesso tempo, in altri plessi del territorio ci sono aule disponibili di proprietà comunale.

Aggiungiamo che è stata anche istituita una tratta apposita, dal plesso centrale di quell’Istituto Comprensivo fino alle Due Casette. A costo gratuito per gli utenti. Noi comuni mortali, se abitiamo lontano dalle scuole, il pulmino ce lo dobbiamo pagare.”

Torniamo ai bambini di Due Casette. Che cosa hanno vissuto in questi anni?

“Hanno vissuto una situazione paradossale. Bambini che abitano accanto alla loro scuola, e che per anni sono stati mandati a studiare nei container. Bambini che per anni ci sono passati davanti e hanno chiesto ai genitori: “Mamma, ma perché io non posso andare nella nostra scuola?”. Alcuni hanno finito la primaria senza averla mai frequentata davvero.”

Per questo avete parlato di bambini di serie B?

“Sì, perché è quello che si è percepito in tutti questi anni. È come se alcuni bambini avessero avuto diritto alla scuola vera, in muratura, e altri no. È come se, per tenere in piedi un sistema, si fosse scelto chi sacrificare. E a essere sacrificati sono stati i bambini di Due Casette, che pure avevano il diritto di andare nella loro scuola territoriale.”

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La delibera appena approvata dal Comune di Cerveteri, come cambia questa situazione?

“Stabilisce una cosa molto importante: che i bambini delle Due Casette rientreranno nel plesso di piazza Pagliuca nell’anno scolastico 2026-2027. Questa è la parte positiva, la parte che riconosce finalmente un diritto atteso da anni.”

Allora perché restate preoccupate?

“Perché nella delibera c’è anche un’ipotesi alternativa. E cioè la possibilità di assegnare a quell’Istituto delle aule presso un altro Istituto, quello di Marina di Cerveteri. Questo per noi è il punto delicato. Il nodo è sempre quello: se una scuola continua ad accogliere più iscrizioni di quante ne possa ospitare e poi chiede spazi altrove, il sistema non si riequilibra mai.

Se si continua a concedere aule esterne, la situazione anomala non finisce mai davvero. Si sposta soltanto il problema da una parte all’altra. Il rischio è che quell’Istituto continui a non rientrare completamente nel proprio plesso centrale e continui a occupare spazi di altri istituti, magari non più a Pagliuca ma altrove.”

Che cosa contestate alla richiesta della Presidente di quel Consiglio d’Istituto di rinviare tutto di un anno?

“Contestiamo il fatto che un rinvio di dodici mesi non risolve niente. Sposta soltanto il problema. Se una scuola ha gli spazi per far rientrare le classi che ha fuori sede, deve farle rientrare. Se deve ridistribuire le nuove iscrizioni, deve farlo adesso. Non si capisce perché bisogna aspettare un altro anno.”

Secondo voi gli spazi ci sono in quell’Istituto che non ridistribuisce le eccedenze delle iscrizioni?

“Sì. Da quello che ci risulta, quell’Istituto ha classi quinte in uscita nel plesso centrale. Quindi ha la possibilità di far rientrare le classi oggi fuori sede e, allo stesso tempo, dovrebbe prendere meno nuove prime, redistribuendo gli esuberi sugli altri istituti. Questo è il punto. Gli spazi esistono e le regole pure.”

“Perché i bambini di Due Casette sono rimasti nei container? Colpa delle iscrizioni eccedenti della Salvo D’Acquisto mai redistribuite”

Perché allora si chiede ancora tempo?

“Secondo noi perché non si vuole rinunciare a quel numero di iscrizioni. Questa è la sostanza. Se continui ad accogliere più prime di quante il tuo plesso possa ospitare realmente, continui ad avere più classi, più numeri, più fondi. E tutto questo però si regge occupando spazi di altri.

E poi c’è un altro aspetto di cui siamo venute a conoscenza. Se un plesso restasse per cinque anni consecutivi in concessione a un Istituto, quell’Istituto potrebbe chiedere il codice meccanografico del plesso stesso. Questo significherebbe, in sostanza, poter identificare quel plesso come proprio. Se accadesse, il rischio sarebbe ancora più grave, perché la situazione da temporanea diventerebbe di fatto stabile.”

Che clima si è creato tra le famiglie degli alunni?

“Si è creato un clima molto pesante. E questa è una delle cose più brutte. Perché non avrebbe mai dovuto diventare una guerra tra genitori, tra bambini, tra plessi. Non avrebbe senso mettere gli uni contro gli altri. Sarebbe bastato applicare da subito le regole. Prendere il numero congruo di iscrizioni, redistribuire gli esuberi e rispettare la territorialità. Invece si è arrivati a un livello di contrapposizione che è doloroso per tutti.”

Che cosa vorreste dire alle famiglie degli alunni di quell’Istituto?

“Vorremmo dire che il problema non sono i loro figli. Nessuno ce l’ha con i bambini. Il punto è che ogni plesso deve ospitare i propri iscritti, nei limiti dei posti reali. E non invadere gli spazi degli altri. Se una scuola non ha aule sufficienti, deve ridistribuire gli esuberi. Non esiste un diritto a occupare per anni una scuola che appartiene a un’altra comunità.”

Oggi 10 marzo, è previsto un incontro. Perché è così importante per la risoluzione di questa vicenda?

“Perché in quell’incontro si capirà come le tre dirigenze e i Presidenti dei Consigli di istituto vorranno affrontare concretamente la questione. Per noi è un passaggio importante, perché in quell’incontro i dirigenti e i rappresentanti degli istituti dovranno decidere se portare avanti l’ipotesi alternativa prevista nella delibera.”

“Perché i bambini di Due Casette sono rimasti nei container? Colpa delle iscrizioni eccedenti della Salvo D’Acquisto mai redistribuite”

Un’ultima domanda. Vi aspettavate un sostegno più forte dai politici per le vostre posizioni?

“Sì. Perché su una vicenda del genere servirebbe una presa di posizione più netta, trasversale, da parte di tutti. Non dovrebbe essere una questione di destra o di sinistra, di maggioranza o opposizione. Qui si tratta di fare una scelta giusta per il bene della comunità. Per il rispetto delle regole e anche per il risparmio delle spese pubbliche.

Ma possiamo capire i politici. Tra poco ci saranno le elezioni. E non vogliono mettersi contro nessuno che li potrebbe votare.”