I genitori di Marco puntano i riflettori sugli errori commessi durante le indagini: il mancato sequestro della casa e dei filmati delle telecamere di videosorveglianza posizionate in città per cercare di capire i movimenti di Ciontoli quella notte
Omicidio Vannini, i video delle telecamere posizionate in città non sono stati sequestrati –
Antonio Ciontoli era o non era presente a casa al momento dello sparo?
A porsi ancora questa domanda sono i genitori di Marco Vannini, mamma Marina e papà Valerio.
I due sono tornati a puntare i riflettori sulle carenze delle indagini.
La casa non sequestrata, proprio come i filmati delle telecamere di videosorveglianza della città balneare.
Come raccontano al Messaggero, “le indagini sono partite a livello amichevole, ma quando mio figlio è deceduto – dice Valerio Vannini – si doveva agire con scrupolo”.
“Quanti telefoni erano di proprietà di Ciontoli? Tutti i tabulati sono stati acquisiti?”.

E poi c’è la questione delle telecamere di videosorveglianza.
Per i genitori di Marco se Antonio Ciontoli non era veramente presente in casa al momento dello sparo, qualche telecamera in città avrebbe potuto riprenderlo.
Ma ormai è troppo tardi per saperlo.
Come spiegato infatti dal comandante della Polizia locale, Sergio Blasi, le telecamere registrano un arco temporale di 60 giorni.
Dopodiché le immagini vengono cancellate.
È dunque impossibile, ad oggi, quattro anni dalla morte di Marco, tornare indietro per cercare di verificare anche questo aspetto.
Intanto, questa sera torna l’appuntamento con Le Iene.
Giulio Golia tornerà infatti a puntare i riflettori sulla vicenda di Marco, con uno speciale dedicato al ragazzo.









