Ladispoli

“Non è un’azione buona, è un piccolo gesto eroico”. Avis Ladispoli compie 50 anni e rilancia il valore sociale della donazione





La presidente regionale dell’Avis, Donatella Selis richiama i valori dell’associazione e l’importanza di trasmetterli ai giovani. Durante la cerimonia il ricordo del fondatore Goffredo Scialanga e l’impegno per ampliare le raccolte.

di Giovanni Zucconi

“Non è un’azione buona, è un piccolo gesto eroico”. Avis Ladispoli compie 50 anni e rilancia il valore sociale della donazione

“Non è un’azione buona, è un piccolo gesto eroico”. Avis Ladispoli compie 50 anni e rilancia il valore sociale della donazione

“Non è un’azione buona, è un piccolo gesto eroico”. Con questa frase, la presidente dell’Avis regionale Lazio, Donatella Selis, ha ricordato il significato della donazione di sangue durante la cerimonia per i cinquant’anni dell’Avis di Ladispoli. Un passaggio che invita a riflettere sulle conseguenze concrete di questa nobile scelta. Significa mettere il proprio sangue a disposizione di chi ne ha bisogno, spesso salvandogli la vita. Contribuendo a un servizio essenziale per la comunità.

È in questo rapporto tra la disponibilità del singolo e i bisogni degli altri che si evidenzia l’essenziale ruolo sociale dell’Avis. Se il sistema si dovesse basare solo su donazioni volontarie, ma estemporanee, ci sarebbe sicuramente una carenza cronica molto maggiore di quella che abbiamo adesso. Invece l’Avis organizza sistematicamente le raccolte, e lavora per dare continuità alle donazioni. E si occupa anche di trasmettere una cultura della solidarietà. Selis ha insistito proprio su questo aspetto, invitando a far conoscere ai giovani i valori che accompagnano l’attività dei donatori e dei volontari. Senza un adeguato ricambio, il sistema della raccolta crollerebbe.

La presidente regionale ha ricordato il protocollo d’intesa sottoscritto per portare l’Avis nelle scuole del Lazio. L’obiettivo è far conoscere la donazione fin da piccoli, creando le condizioni perché i ragazzi possano avvicinarsi consapevolmente a questa scelta una volta raggiunta la maggiore età. Nel suo intervento ha sottolineato anche il fondamentale ruolo delle famiglie. Nelle quali l’esperienza di un donatore può diventare un esempio per i figli. Infatti, ha sottolineato la Selis, un donatore è spesso figlio di un donatore.

“Non è un’azione buona, è un piccolo gesto eroico”. Avis Ladispoli compie 50 anni e rilancia il valore sociale della donazione

Nella stessa direzione vanno il servizio civile e il coinvolgimento del mondo sportivo. Selis ha riferito che i cinquanta posti assegnati al servizio civile dell’Avis regionale sono stati garantiti anche per il 2027. Un’opportunità per permettere ai giovani di conoscere dall’interno il lavoro dell’associazione. Ha inoltre annunciato un protocollo in corso di sottoscrizione con la SS Lazio Nuoto, attraverso il quale l’Avis punta ad avvicinare alla propria attività circa tremila sportivi. Un altro impegno riguarda la raccolta del plasma, necessario per produrre farmaci salvavita. Selis ha segnalato il ritardo del Lazio su questo fronte. E ha auspicato che anche Ladispoli possa avviare questa attività, dotandosi delle attrezzature necessarie. Un obiettivo che si aggiunge alla crescita delle donazioni di sangue intero, per la quale ha ringraziato il presidente locale Salvatore Vernata, il consiglio direttivo e Fulvio Viceré, presidente dell’Avis intercomunale San Pietro.

Prendendo la parole, Viceré ha ripercorso il cammino della sezione di Ladispoli, dalle raccolte organizzate una volta ogni tre mesi, in sedi diverse, alle due o tre giornate mensili di oggi. L’assegnazione di una sede stabile ha permesso di consolidare l’attività e di raggiungere circa 800 unità raccolte. Un risultato che, secondo il presidente dell’intercomunale, deve rappresentare un punto di partenza: infatti il traguardo indicato per rispondere alle necessità locali è di circa 1.700 unità. L’obiettivo prospettato è arrivare ad aprire il punto di raccolta uno o due giorni alla settimana, compatibilmente con la disponibilità dei donatori e con l’organizzazione dell’associazione. Viceré ha affiancato a questa prospettiva la proposta di un’attività capillare nelle scuole, auspicando che Ladispoli diventi una città pilota nell’informazione sulla donazione.

La cerimonia, che ha ospitato la prima Festa del donatore dell’Avis di Ladispoli, ha unito il riconoscimento per l’impegno di oggi al ricordo delle origini. Vernata ha richiamato le tre generazioni di presidenti rappresentate nell’incontro: il fondatore Goffredo Scialanga, attraverso i suoi familiari, la presidente onoraria Fiorella Fumini, 93 anni, e la presidenza attuale. Il programma ha previsto diplomi e benemerenze per i donatori che hanno raggiunto almeno trenta donazioni.

A raccontare i primi passi dell’associazione è stato Claudio Scialanga, figlio del fondatore. Goffredo aveva iniziato a donare nel 1959, a diciotto anni, al Policlinico Umberto I di Roma. Trasferitosi a Ladispoli nel 1971, si impegnò per promuovere la donazione anche nella nuova città. Secondo la ricostruzione presentata dalla famiglia, il primo prelievo si svolse il 18 gennaio 1976 e la costituzione ufficiale della sezione arrivò il 6 febbraio dello stesso anno, con Scialanga presidente e Antonio Moretti vicepresidente.

“Scoraggiato a tal punto di rinunciare a tale iniziativa, volli ugualmente tentare”. Claudio ha letto le parole scritte dal padre nel giornale “La vita e il donatore”, ricordando una determinazione che coinvolse anche la famiglia. Ha annunciato la consegna all’associazione di una ricostruzione storica basata sui documenti conservati e ha ringraziato l’assessora Daniela Marongiu per aver accolto la richiesta di ricordare il fondatore. Ha inoltre ricordato che già allora suo padre portava avanti iniziative di sensibilizzazione nelle scuole.

“Non è un’azione buona, è un piccolo gesto eroico”. Avis Ladispoli compie 50 anni e rilancia il valore sociale della donazione

La nipote Debora ha legato quella memoria alla responsabilità di proseguirne il cammino. “Ogni eredità, per quanto importante, non vive soltanto attraverso il ricordo”, ha detto. “Vive se i valori che l’hanno generata continuano ad essere condivisi, se trovano nuove persone disposte a farli propri e se le nuove generazioni riescono a sentirsi parte di una storia che viene da lontano ma che appartiene ancora al presente”. Un richiamo a dare continuità, attraverso la partecipazione, a cinquant’anni di impegno per la comunità.

Domani pubblicheremo anche l’intervista che il presidente Salvatore Vernata ci ha gentilmente concesso prima della cerimonia.