Da oltre trenta animali a circa otto: le operazioni di contenimento hanno ridotto la presenza degli ungulati nell’area protetta. Restano però le preoccupazioni per la sicurezza stradale e la tutela ambientale, mentre le disposizioni sanitarie complicano la gestione delle catture.
Ladispoli, cinghiali a Torre Flavia: diminuiscono gli esemplari, ma la peste suina frena gli interventi –
LADISPOLI – Diminuisce sensibilmente la presenza dei cinghiali nell’area della Palude di Torre Flavia, ma la questione resta tutt’altro che risolta. Da oltre trenta esemplari si sarebbe passati a circa otto animali, un risultato significativo ottenuto grazie agli interventi di contenimento promossi nei mesi scorsi. A complicare ulteriormente la situazione intervengono però le disposizioni sanitarie legate alla peste suina africana, che limitano le possibilità di trasferimento degli ungulati catturati.

La presenza dei cinghiali rappresenta da tempo una delle principali criticità nelle zone comprese tra Ladispoli e Cerveteri, soprattutto lungo le strade che costeggiano il Monumento naturale della Palude di Torre Flavia. Gli avvistamenti, particolarmente frequenti nelle ore serali e notturne, continuano a suscitare preoccupazione tra residenti e automobilisti.
Tra le arterie maggiormente interessate figurano via Fontana Morella, via Primo Mantovani e le strade limitrofe alla riserva, dove l’attraversamento improvviso degli animali può trasformarsi in un serio pericolo per la circolazione.
Nei mesi precedenti, attraverso un piano straordinario promosso dalla Regione Lazio e dalla Città Metropolitana di Roma Capitale, erano state predisposte apposite gabbie per la cattura degli esemplari, con l’obiettivo di ridurne progressivamente la presenza nelle aree maggiormente frequentate.
Gli interventi hanno contribuito a contenere il fenomeno, ma oggi la gestione degli animali rimasti deve confrontarsi con i protocolli veterinari previsti per contrastare la diffusione della peste suina africana.
A delineare il quadro è Corrado Battisti, referente dell’area protetta, che ha evidenziato come i cinghiali ancora presenti frequentino soprattutto il boschetto degli olmi e le zone vicine agli stabilimenti balneari di Campo di Mare. La riproduzione degli animali rende inoltre necessario mantenere alta l’attenzione attraverso un monitoraggio costante.
La questione non riguarda esclusivamente la sicurezza stradale. La Palude di Torre Flavia costituisce infatti un patrimonio naturalistico di particolare importanza, caratterizzato dalla presenza di numerose specie di uccelli migratori e da habitat delicati che necessitano di adeguate misure di conservazione.
La gestione della fauna selvatica richiede pertanto un equilibrio tra esigenze ambientali, sicurezza pubblica e rispetto delle normative sanitarie.
La peste suina africana, malattia virale che colpisce suini domestici e selvatici ma non rappresenta un pericolo diretto per la salute umana, impone rigorose misure di prevenzione e biosicurezza. Le limitazioni alla movimentazione degli animali vivi, previste nei contesti interessati dalle disposizioni di contenimento, rendono particolarmente complessa l’attuazione delle tradizionali procedure di cattura e trasferimento.
Resta quindi aperta la necessità di individuare soluzioni operative compatibili con la normativa vigente, attraverso il coordinamento tra autorità sanitarie, enti territoriali e organismi responsabili della gestione dell’area protetta.
Il dato positivo della riduzione degli esemplari non deve infatti tradursi in un abbassamento dell’attenzione. La presenza anche di pochi cinghiali, soprattutto lungo strade scarsamente illuminate o in prossimità dei centri abitati, può rappresentare un rischio concreto.
La situazione di Torre Flavia riporta così al centro del dibattito una questione sempre più attuale: la necessità di conciliare la salvaguardia della biodiversità con la sicurezza dei cittadini e una gestione responsabile della fauna selvatica.
Una sfida che richiede continuità negli interventi, monitoraggio e collaborazione istituzionale, affinché i risultati raggiunti non vengano compromessi e la tutela di uno dei più importanti patrimoni naturalistici del litorale romano possa procedere di pari passo con quella della comunità.









