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La lucertola a solina

La lucertola a solina-

di Angelo Alfani

Quante facce può mostrare un paese?Quante contraddizioni sono presenti nel suo paesaggio?

Basta guardarsi intorno per averne percezione ed essere consapevoli che il paesaggio dispiega e ricompone la storia di un paese, di un territorio, di una comunità.

Recandomi all’ospedale di Bracciano ,dopo la centesima curva, la montagna di veleni di Cupinoro mi si spiana davanti. Come sempre incute timore e ti costringe a rallentare come se si avesse paura di risvegliare il mostro ancestrale che si nasconde sotto la monnezza.

Nonostante le promesse, gli impegni sostanziali presi dalla Regione, nessun tipo di bonifica è iniziato: lo scivolare dei liquami continua ad impregnare la terra, i miasmi ad impuzzolire l’aria.

Il mega preservativo per l’incapsulamento della montagnola sta ancora nei magazzini della Hatu’.

Si narra che le teste d’uovo al servizio del Sultano Zingaretti abbiano interpellato l’artista visuale Christo per fare del capping una opera d’arte che attiri turismo, vista la totale penuria, nonostante la presenza della più imponente Necropoli al mondo.

La lucertola a solina
La lucertola a solina

In attesa del preservativo vi brucano greggi, i pastori mungono e producono formaggio che accompagna i nostri pasti.

Per sgranchirsi un poco e scaricare la pressione che ha superato centosessanta, una passeggiata può essermi utile.

Con scarpe oramai infangate dalle infinite pozzanghere che si incontrano lungo lo stradello di Sant’Antonio, scivolo fino al fosso, districandomi tra steli rinsecchiti di finocchio selvatico e pezzi di tufo precipitati dalla greppa.

Il fosso della Mola ,o fosso Vaccino come lo chiamano i cervetrani, è un piccolo corso d’acqua che principia dai monti Sabatini e, dopo aver attraversato la terra cervetrana, sfocia nel mezzo di Ladispoli.

A Ladispoli viene chiamato Vaccina, nome che ha oramai prevalso anche nella toponomastica ufficiale. Significativa questa differenza tra il maschio Vaccino ed il femmineo Vaccina.

Corrisponde per certo al “gelidius caeritis amnis”citato da Virgilio e da Plinio.

Erano anni che non lo vedevo così gonfio e rumoroso.

Stordisce ed incanta questo spumeggiare sopra neri sampietrini.

I cultori del passato affermano, con molte ragioni, che la barriera artificiale serviva a rendere più potente il flusso dell’acqua così da dare potenza alla mola poco distante.

Ricordi di tuffi, di abbronzature da manovale, di acchiappate di barbi e rovelle,si rincorrono.

Nel risalire al Paese lo sguardo si sofferma alla ricerca di una lucertola che, con assiduità da anziana al vicolo del Ghettaccio, prende il sole su un quadrone da cui fuoriesce una invasiva edera.

Sta lì, come sempre, a solina, indifferente agli sconvolgimenti provocati dagli umani.

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