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Il volontariato giubilare, un segno di unità al di là di ogni diversità

Il volontariato giubilare, un segno di unità al di là di ogni diversità –

di Gian Domenico Daddabbo

Dopo la chiusura della Porta Santa a San Pietro, lo scorso 10 gennaio Papa Leone ha tenuto un’udienza straordinaria con i volontari giubilari, quelli della protezione civile e quanti hanno aiutato la buona riuscita del Giubileo della Speranza. Nel suo discorso il Santo Padre ha espresso apprezzamento per il contributo che ciascuno ha offerto, “spesso nascosto”, ma“ sempre impegnativo e carico di responsabilità”, mostrando il volto autentico di Roma, una città accogliente e rispettosa delle identità e delle tradizioni di coloro che la visitano da diverse nazioni, che siano turisti o pellegrini. Due degli eventi a cui il Santo Padre ha rivolto particolare attenzione sono stati i Giubilei degli Adolescenti e dei Giovani, dei quali ha evidenziato i momenti di festa presso P.za San Pietro e altre piazze della Capitale, ma soprattutto quelli di raccoglimento, fra questi le visite alle varie basiliche, che custodiscono le tombe degli Apostoli e dei Martiri e le iniziative di preghiera presso diverse chiese (Adorazioni Eucaristiche perpetue, per esempio). Un evento sul quale il Papa ha posto l’accento è stato quello di Tor Vergata a conclusione del Giubileo dei Giovani, dalla veglia di sabato 2 agosto, culminata con l’Adorazione Eucaristica, alla Santa Messa finale il giorno dopo. Alla luce di questi momenti del Giubileo che hanno visto migliaia di giovani e adolescenti raggiungere il centro della Cristianità, Papa Leone ha richiamato ciascuno alla responsabilità verso i giovani d’oggi, per riscoprire la propria chiamata a offrire loro le risposte di cui hanno bisogno attraverso modelli autentici di vita, in tale prospettiva il Papa ha richiamato le figure dei Santi Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis, canonizzati lo scorso settembre, «Teniamo davanti a noi i loro occhi limpidi e vivi, pieni di energia e al tempo stesso tanto fragili: ci potranno essere di grande aiuto per discernere con saggezza e prudenza nelle gravi responsabilità che ci attendono nei loro confronti», ha continuato. L’apprezzamento del Santo Padre non ci dà il pretesto di dormire sugli allori, bensì c’invita a chiederci quanto quest’esperienza ci abbia fatti crescere e quanto abbiamo contribuito a costruire fraternità, avendo toccato con mano l’universalità della Chiesa, che il servizio sia stato breve o lungo. L’aspetto tecnico-organizzativo è stato importante per aiutare i pellegrini a vivere i momenti di festa e di preghiera, ma non è stato tutto, infatti i momenti di attività, come la distribuzione delle bottigliette d’acqua nelle ore più calde o l’accompagnamento dei pellegrini che si sentivano male, sono stati occasioni di scambio di sorrisi e buone conversazioni, anche se non ci si conosceva; ciò è avvenuto anche negli incontri con i pellegrini nei dintorni di San Pietro o altri luoghi della Capitale durante il tempo libero. Una speciale empatia e vicinanza si è sentita nei confronti dei pellegrini provenienti da nazioni dilaniate dalla guerra. Abbiamo visto dai loro volti come si sono sentiti rassicurati dalla nostra vicinanza nella preghiera e, di conseguenza, anche incoraggiati a tener viva la speranza e non lasciarsela rubare, per usare le parole che il compianto Papa Francesco rivolse a noi giovani di tutto il mondo nella Domenica delle Palme del 2013, primo anno del suo Pontificato. Il Santo Padre Leone XIV ha fatto proprie quelle parole del suo predecessore, ricordando la riflessione sulla speranza del Padre della Chiesa Sant’Agostino attorno alla figura del viaggiatore, che ritrova la sua forza nei momenti di stanchezza solo con il pensiero rivolto alla meta finale del suo viaggio, «Strappagli la speranza di giungere e immediatamente crollano le possibilità di andare avanti» (Sermone 158,8), cita il Santo Padre. In definitiva l’esperienza del volontariato giubilare non è stata una mera partecipazione a livello tecnicistico, che si riduce alla fine a un vuoto efficientismo, piuttosto ha significato sostenere la vita di fede di milioni di pellegrini, affinché si sentissero accompagnati nel cammino di fede e di comunione nell’esperienza di Gesù Cristo al di là delle diversità; parimenti noi volontari, seppur provenienti da nazioni diverse, abbiamo svolto il nostro servizio in unità d’intenti, facendo nostre le parole con cui San Paolo Apostolo esortò la comunità cristiana di Corinto a essere unita in pensieri, parole e intenti, in risposta allo scandalo delle divisioni all’interno di essa (vd 1 Cor 1,10-12). A conclusione della sua riflessione, il Papa ha annunciato di dare a ciascuno dei volontari una miniatura della croce giubilare con il Cristo Glorioso, che ha accompagnato i pellegrini nelle processioni verso le Porte Sante, come ricordo della collaborazione offerta. Questo souvenir non è un motivo per rimpiangere dei giorni passati che non tornano, bensì un incoraggiamento a portare avanti il proprio servizio nella vita quotidiana nell’esperienza di gratuità vissuta durante il Giubileo, per far tesoro di un momento di crescita umana e cristiana.