Dal servizio di linea agli eventi turistici: l’ultimo “otto finestrini” è fermo dal 2018 e oggi una raccolta fondi punta a rimetterlo sui binari
Il tram 907, la “piccola verde” che racconta un secolo di Roma –

di Marco Di Marzio
Non è una linea, ma una matricola: 907 è il numero impresso su uno dei pezzi più riconoscibili della memoria urbana capitolina. È l’ultimo esemplare superstite dei tram romani “otto finestrini”, la serie che tra anni Venti e Trenta ha segnato la modernizzazione della rete e l’immaginario quotidiano di una città attraversata dai binari.
Un’icona nata negli anni Venti
Secondo le ricostruzioni storiche e tecniche disponibili, la vettura 907 viene costruita nel 1927 (con la serie avviata già dal 1923) dalla Carminati & Toselli; è un tram a due assi “tipo Roma”, protagonista per decenni del servizio ordinario e capace, allora, di un livello tecnologico avanzato per l’epoca, soprattutto su impianti elettrici e frenatura.
La sua parabola segue quella della rete: dopo le grandi trasformazioni e soppressioni che ridimensionano il tram in città, il 907 esce dal servizio viaggiatori nei primi anni Sessanta e viene riutilizzato come mezzo di servizio. Poi il rischio più grande: l’oblio in deposito e, con esso, la possibile demolizione.
Il salvataggio e il ritorno in strada
A cambiare la storia della 907 è l’intervento degli appassionati: il GRAF – Gruppo Romano Amici della Ferrovia lo acquisisce e lo preserva, avviando un restauro “filologico” durato anni, fino alla reimmissione in servizio nel 2006 come rotabile storico (in collaborazione con l’operatore cittadino). Da allora, la vettura è diventata una presenza speciale: non un mezzo “da pendolari”, ma un tram-evento, capace di trasformare un tragitto in un viaggio nella Roma di ieri.
Lo stop del 2018 e la corsa per ripartire
Il 907, però, è fermo dalla fine del 2018: per tornare a circolare servono interventi di revisione e componenti non banali da rifare, a partire da ruote e assili, oltre a lavorazioni sugli impianti elettrici. È questo il cuore dell’iniziativa rilanciata nelle ultime settimane: una raccolta fondi con obiettivo dichiarato di 15.000 euro, cifra indicata come soglia minima per rimettere il tram in condizioni di marcia.
Perché interessa a tutta la città
La posta in gioco va oltre il feticcio ferroviario. Il 907 è un oggetto pubblico nel senso più pieno: racconta come Roma si muoveva, come sono cambiati i quartieri e perfino come la città ha scelto — a fasi alterne — di abbandonare e poi riscoprire i propri binari. In tempi in cui si discute di mobilità sostenibile e identità urbana, salvare un tram storico significa anche preservare un pezzo di “cultura materiale” che non sta in una teca, ma vive solo se può muoversi.
Attenzione all’equivoco: “907” non è (solo) un numero
Un dettaglio genera spesso confusione: a Roma esiste anche la linea bus 907 (non tranviaria), attiva su un collegamento nell’area nord-ovest. Qui, però, il protagonista è un altro: il tram storico matricola 907, la “otto finestrini” verde che, se la campagna riuscirà, potrebbe tornare a far sentire il suo rumore d’altri tempi lungo i binari della Capitale.









