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Gli studenti della Melone incontrano Matteo Miceli

Il racconto degli studenti a margine del progetto “Vivere il mare”

Gli studenti della Melone incontrano Matteo Miceli

Il 3 febbraio 2020 noi, alunni delle classi 2H e 2I, ci siamo recati nella sala teatro della nostra scuola per conoscere Matteo Miceli. L’incontro rientrava nel progetto “Vivere il mare”, uno dei tanti ecolaboratori promossi da Scuolambiente.

All’inizio il nostro ospite ci ha dato qualche informazione e curiosità sulla storia della navigazione a vela, ci ha spiegato che i Romani riuscivano a raggiungere mete lontane proprio in barca a vela, nonostante le semplici attrezzature e le scarse conoscenze del tempo.

Matteo è un velista di fama internazionale. Con lui abbiamo parlato del suo sogno: fare il giro del mondo in barca a vela in solitaria, senza scalo, senza uso di combustibili fossili e in completa autosufficienza alimentare. Questo sogno l’ha portato a costruire “Eco 40”, una barca a vela con prestazioni eccezionali, realizzata in un cantiere navale di Fiumicino.

La sua avventura comincia il 19 ottobre 2014, a riva di Traiano, un porto turistico situato vicino al porto di Civitavecchia. Dopo lunghi preparativi inizia il viaggio che durerà circa cinque mesi, durante i quali riuscirà a doppiare il Capo di Buona Speranza, capo Lewinn e Capo Horn (come da lui definito “il Capo dei Capi”). La sua imbarcazione, ECO 40, è stata progettata dallo stesso Matteo e intorno alla sua impresa hanno lavorato tante persone nell’ambito del progetto “ROMA OCEAN WORLD”: tanti ricercatori dell’università di Roma hanno sostenuto il progetto in quanto Matteo in mare aperto poteva recuperare tante informazioni e inviare nei laboratori dati utili per la ricerca e la tutela del mare. La cosa che ci ha più incuriosito è l’ecosostenibilità della barca, questa infatti era dotata di due generatori eolici, di vari pannelli solari e idroturbine che rendevano efficiente la barca senza inquinare l’ambiente.

Matteo Miceli ci ha raccontato che non potendo mai fare scalo aveva dovuto provvedere all’autosostentamento. Per mangiare ha utilizzato vari sistemi: si è costruito un orto a poppa dove coltivava verdura, pescava e aveva due galline, la Bionda (morta dopo 90 giorni) e la Mora, che producevano uova, infatti non si era portato delle scorte di cibo. Matteo ha navigato per cinque mesi, senza mai annoiarsi, ci ha detto che riceveva molte telefonate e messaggi via social dalle scuole (anche dalla nostra) dove i ragazzi gli facevano delle domande sullo stile di vita che conduceva in quel periodo. Molte persone seguivano la sua impresa e facevano il tifo per lui.

Questo viaggio non è stato improvvisato, ha richiesto una lunga preparazione, anche su come imparare a dormire, infatti un dottore è riuscito ad aiutarlo ad ottimizzare il sonno dormendo a comando per periodi molto brevi per evitare che la barca potesse incappare in rischi inutili. Purtroppo verso la fine del suo viaggio così avventuroso, il 13 marzo 2015, ECO 40, nei pressi dell’Equatore, a largo della costa del Brasile, si rovescia perdendo la chiglia. Per fortuna Matteo Miceli è riuscito a salire su un canotto di salvataggio e inviata la richiesta di aiuto è stato soccorso da una nave russa e riportato sano e salvo sulla terraferma. Ma lui non rinuncia a ECO 40 e dopo due mesi ritorna in quel tratto dell’Ocesano Atlantico e, grazie a un localizzatore lasciato a bordo, ritrova la barca e riesce a recuperarla e a riportarla a Riva di Traiano.

Nel 2018 finisce di riparare Eco40 e adesso è pronto a partire per un altro viaggio, per inseguire un nuovo sogno.

Con un personaggio così interessante non potevamo trattenerci da fargli tante domande. Di seguito la nostra intervista:

  • Dove si trova oggi Eco 40?

“0ggi è in ristrutturazione e presto ci si potrà salire a bordo.”

  • Quando è nata la tua passione per il mare?

“La mia passione è nata quando ero molto piccolo, avevo appena tre anni e mio padre mi portava a fare le gite in barca.”

  • Se a bordo non avessi avuto più da mangiare avresti mangiato le galline?

“No, perché loro per me erano come degli animali domestici che nutrivo con il grano.”

  • Come sono sparite la Bionda e la Mora (le due galline)?

“La Bionda è morta durante la traversata dell’Oceano Indiano, mentre la Mora è scomparsa subito dopo il naufragio.”

  • Come facevi a ricaricare gli strumenti elettronici?

“Con l’energia eolica.”

  • Non ti annoiavi mai durante il viaggio?

“No, perché ogni giorno facevo una gara di velocità e per questo rimanevo sempre concentrato.”

  • Come facevi a cucinare le uova e il pesce?

“In viaggio mi sono portato una padella e un bollitore elettrico.”

  • Quanto ci hai messo a costruire la ECO 40?

“Circa tre anni.”

  • Durante la traversata hai avvistato qualche animale o vegetale?

“Sì, ho avvistato dei pinguini, delle orche, dei delfini, delle balene e degli albatros. In più dovevo stare attento perché c’erano delle alghe molto lunghe che si potevano impigliare al timone chiamate kelp o laminarie.”

  • Durante le tempeste o le onde alte, come facevi a non cadere?

“Indossavo un salvagente con un ombelicale attaccato alla barca che mi impediva di cadere in mare.”

  • Nella traversata degli oceani hai trovato molto inquinamento?

“Sì, c’erano molti rifiuti e un giorno mi sono svegliato con la barca tutta nera a causa del catrame lasciato dalle navi petroliere che scaricano i residui delle cisterne in mare aperto.”

  • Cosa hai provato quando si è capovolta la nave?

“Un po’ di paura e preoccupazione.”

Dopo aver soddisfatto la nostra curiosità, abbiamo fatto una foto tutti insieme e poi il nostro ospite ci ha regalato il suo libro intitolato “TRE CAPI NON BASTANO con la sua dedica: un bellissimo ricordo!

Insomma, un incontro molto “speciale”.

Classi II H e II I (tempo prolungato)

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