Migliaia di operatori delle attività di ristorazione si sono riuniti questo pomeriggio dalle 15 sotto palazzo Montecitorio per chiedere la riapertura immediata delle loro attività
E’ protesta dei ristoratori a piazza Montecitorio –

“Libertà, libertà”, l’inno d’Italia sono solo alcuni degli slogan che da questo pomeriggio risuonano nei pressi di piazza Montecitorio a Roma.
Proprio qui migliaia di ristoratori si sono dati appuntamento per chiedere al Governo la riapertura immediata delle loro attività.
Ad attenderli un cordone delle forze dell’ordine in tenuta anti sommossa. I manifestanti hanno provato a valicare il cordone di sicurezza delle forze dell’ordine per arrivare proprio sotto il palazzo del Governo. Attimi di caos con spintoni, urla e qualche fumogeno.
“Ci stanno mandando sull’orlo del baratro” hanno urlato.
“Non ce la facciamo più” e ancora “La gente è disperata”. I ristoratori chiedono di parlare con i rappresentanti del Governo: “Devono venire giù a chiederci scusa”, hanno tuonato.
“Ci hanno cancellato un anno di vita”.
Presente alla manifestazione anche il senatore Vittorio Sgarbi che ha dato sostegno ai manifestanti scesi in piazza.
“Non possiamo andare avanti in questa situazione”, hanno spiegato i ristoratori, alcuni dei quali si sono incatenati in segno di protesta. Una protesta che proseguirà a oltranza.
“Non siamo negazionisti, ma il covid è una malattia curabile, ce lo dicono gli scienziati, ce lo dicono i medici”.
“Un conto è chiudere le attività e reprimere le libertà garantite dalla Costituzione. Le malattie si curano nelle strutture, implementando le cure, i servizi sanitari, ma questo non deve coincidere con la chiusura delle attività commerciali”.
E i ristoratori annunciano: “Andremo a oltranza. Schiavi ci vogliono e schiavi siamo diventati”.
I manifestanti oggi chiedono l’eliminazione del coprifuoco, la fine della colazione delle Regioni e la riapertura senza limitazione di orari di tutte le attività “indipendentemente dai dati della malattia. Curate la malattia ma dovete farci tornare a lavorare”.









