Cerveteri

Diffamazione, il Tribunale assolve l’ex sindaco Rossi: «La mia era critica politica per la sicurezza dei cittadini»





di Giovanni Zucconi

Aveva chiesto conto dei lavori di via di Zambra, e denunciato i problemi del manto stradale. Per quell’articolo, pubblicato nel maggio 2018, l’ex Sindaco di Cerveteri Guido Rossi ha dovuto affrontare un processo per diffamazione a mezzo stampa. Il Tribunale di Civitavecchia, con la sentenza del 7 ottobre 2025, lo ha assolto “perché il fatto non costituisce reato”.

Le motivazioni della sentenza entrano nel merito di quanto aveva scritto nell’articolo: le critiche, pur espresse con toni coloriti, riguardavano una questione di interesse pubblico e poggiavano su documenti e testimonianze. Il giudice le ha ricondotte al legittimo esercizio della critica politica.

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Guido Rossi

Guido Rossi ha deciso di affidare alle pagine del nostro giornale il ricordo di quella vicenda. E lo fa rivendicando le ragioni del proprio intervento. Raccontando il costo personale della scelta di esporsi, e tornando a incalzare l’Amministrazione comunale sulla sicurezza di quella strada. La soddisfazione per l’assoluzione si accompagna infatti alla richiesta di risposte sui problemi che aveva segnalato anni fa.

E non lo fa in un momento qualsiasi. Mentre ci avviciniamo alle prossime elezioni amministrative, il suo intervento assume anche un significato politico: chi si propone di governare la città deve essere pronto ad ascoltare le segnalazioni dei cittadini, ad accettare le critiche e ad assumersi la responsabilità di affrontare i problemi. Soprattutto quando è in gioco la sicurezza delle persone. Forte della sua esperienza di ex sindaco e cittadino, Guido Rossi richiama chi amministra oggi Cerveteri, e chi l’amministrerà, alle proprie responsabilità e ai propri doveri.

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Via di Zambra

Pubblichiamo integralmente il testo che ha inviato alla nostra redazione.

“Assolto dopo 8 anni di udienze in tribunale, accusato di diffamazione a seguito di un mio articolo sulla situazione del manto stradale della via di Zambra. Ci sono battaglie che non si combattono per interesse personale, ma per senso civico, amore per la propria comunità e rispetto della verità.

Nel maggio 2018 intervenni pubblicamente sulla vicenda del ripristino stradale di via di Zambra, a Cerveteri, dopo i lavori eseguiti da ACEA. Contestai il modo in cui l’intervento veniva presentato ai cittadini e chiesi chiarezza su un’opera che, anziché garantire una strada in condizioni adeguate, aveva lasciato problemi al manto stradale. Non lo feci per attaccare qualcuno, ma perché ritenevo doveroso informare i cittadini e richiamare l’attenzione su una situazione che riguardava la sicurezza pubblica. Una strada che, secondo quanto denunciato, è stata teatro di diversi incidenti e che avrebbe richiesto un intervento tempestivo per eliminare le condizioni di pericolo.

Per quell’articolo fui sottoposto a un procedimento penale, durato 8 anni, per diffamazione a mezzo stampa. Una vicenda che ho affrontato con la serenità di chi è convinto di aver agito in buona fede e nell’interesse della collettività. Il Tribunale di Civitavecchia mi ha assolto “perché il fatto non costituisce reato”. Nelle motivazioni ha riconosciuto la natura di interesse pubblico della vicenda e la legittimità della critica politica, fondata su documenti e testimonianze. Accolgo questa decisione con soddisfazione, non per rivendicare una vittoria personale contro qualcuno, ma perché ritengo importante che sia riconosciuto il valore di una critica esercitata su questioni che riguardano l’intera comunità.

Da ex Sindaco di Cerveteri e da cittadino che ha sempre cercato di agire con correttezza, rivendico la mia onestà intellettuale e morale. Non ho mai pensato che amministrare significhi essere esenti da critiche. Al contrario, chi ricopre incarichi pubblici deve essere pronto a rispondere alle domande dei cittadini, soprattutto quando sono in gioco la trasparenza amministrativa, l’impiego delle risorse pubbliche e la sicurezza delle persone. Ma c’è un aspetto che, ancora oggi, ritengo particolarmente grave e che merita una risposta: dalla ricostruzione giudiziaria risultano i solleciti inviati dagli uffici comunali ad ACEA per i problemi del ripristino stradale. Eppure, secondo quanto ho continuato a segnalare, la situazione non ha trovato una soluzione adeguata. Perché, nonostante le segnalazioni e i solleciti, effettuati dagli uffici preposti, non si è arrivati a un ripristino definitivo e sicuro della strada?

È questa la domanda che rivolgo all’Amministrazione comunale. Non per alimentare una polemica, ma perché la sicurezza dei cittadini non può essere relegata in secondo piano e perché, di fronte a una strada pericolosa, alle parole devono seguire i fatti. In questi anni ho imparato che dire ciò che si pensa, assumendosene la responsabilità, può avere un costo personale. Ma ho anche imparato che il silenzio, quando si ritiene necessario denunciare un problema o girarsi dall’altra parte, non è sempre la scelta più comoda né quella più giusta.

Io ho scelto di parlare, di chiedere chiarezza e di difendere il diritto dei cittadini a essere informati. L’ho fatto alla luce del sole, assumendomi le responsabilità delle mie parole. Oggi, alla luce della sentenza, ribadisco con serenità le ragioni del mio impegno. Non cerco rivincite personali: chiedo rispetto per i cittadini, trasparenza da parte delle istituzioni e interventi concreti quando è in gioco l’incolumità pubblica.

Perché la dignità di un cittadino si misura anche dalla capacità di difendere le proprie convinzioni senza rinunciare alla verità. E il dovere di un’amministrazione si misura dalla capacità di ascoltare, intervenire e tutelare la comunità che rappresenta. La mia coscienza è tranquilla. La domanda sulla sicurezza di via di Zambra, invece, merita ancora una risposta.

Guido Rossi”