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Coordinamento Donne Resistenti: preoccupazioni per diritto a bigenitorialità

Le donne non vogliono essere mantenute. Le donne vogliono lavorare.

Coordinamento Donne Resistenti: preoccupazioni per diritto a bigenitorialità – Riceviamo e pubblichiamo:

Il Coordinamento Donne Resistenti esprime forte preoccupazione per la mozione sull’istituzione del Registro della bigenitorialità che domani sarà presentata e discussa in consiglio comunale a Cerveteri. 

Con l’istituzione di tale registro, fortemente voluto dalle associazioni dei padri separati -gli stessi che si sono fatti promotori delle istanze contenute nel Ddl Pillon – anche solo uno dei genitori potrà iscrivere il proprio figlio anche se l’altro coniuge vive in una casa diversa e, per effetto della registrazione, le comunicazioni che riguardano il bambino dovranno fare riferimento a due indirizzi invece di uno solamente (quello del genitore collocatario), ferme restando la residenza che rimarrà univoca. 

La nostra preoccupazione deriva non solo dall’ambiguità delle finalità e dalle modalità di funzionamento di tale registro, ma anche dai presupposti che si celano, molto ben nascosti, dietro l’apparente superiore interesse del minore cui tale mozione fa riferimento. 

Coordnamento Donne Resistenti: preoccupazioni per diritto a bigenitorialità
Coordnamento Donne Resistenti: preoccupazioni per diritto a bigenitorialità

L’istituzione di questo Registro viene giustificata dal “legittimo diritto del minore a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori anche se questi sono separati o divorziati”, ma di quali benefici esattamente godrebbe il minore? Ed in che modo tale registro agevolerebbe il diritto del minore a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori? Di fatto, l’istituzione di un elenco di nomi e indirizzi non può avere nessuna influenza né sul tempo che un bambino trascorre con i suoi genitori, né sulla qualità del rapporto del minore con ciascuno di essi. 

Si complica il già esistente per soddisfare nessuno: il principio della bigenitorialità è espressamente tutelato dalla legge, dal codice civile e dalla normativa internazionale ratificata dalla legge italiana, pertanto, esistono tutti gli strumenti di tutela per far valere un diritto, qualora violato. 

Peraltro l’istituzione di tale registro pone seri dubbi di legalità, poiché non risulta chiara la modalità di utilizzo, né pare rispettare la legge generale, tanto meno quella sulla tutela dei minori. 

Anche rispetto alle finalità dichiarate, come già rilevato anche dal Garante per l’Infanzia della Regione Emilia Romagna, ci pare che tale misura, anziché agevolare la gestione condivisa del minore, vada anzi ad incrementare il livello di conflittualità, con le conseguenti ricadute sul minore stesso. 

Alla luce di tutto questo, ci pare dunque che l’unica finalità di tale registro sia quella di avallare il pregiudizio che il genitore collocatario (nella maggior parte dei casi la madre) ponga in essere atteggiamenti oppositivi verso il genitore non collocatario (nella maggior parte dei casi il padre), che dunque sia ingiustamente privato del proprio diritto di esercitare la propria genitorialità.

Poiché tale pregiudizio somiglia molto a quello che si cela dietro le previsioni normative apparentemente neutre del Ddl Pillon, non può che trovare la nostra ferma opposizione. 

Vale infine la pena segnalare che, contrariamente a quanto rilevato nella premessa della mozione in oggetto, la collocazione dei minori alle madri non priva le donne del diritto alle pari opportunità nel lavoro e nella vita privata: le preclusioni all’accesso alle pari opportunità per le donne si collocano in un momento ben anteriore rispetto a quello in cui ci si pone il problema della collocazione dei figli in seguito ad una separazione, e riguardano infatti già l’accesso stesso al mondo del lavoro, passando poi per il mantenimento della posizione lavorativa dopo la maternità, ino ad arrivare alla possibilità di avanzamento di carriera e al raggiungimento di posizioni apicali.

Le donne non vogliono essere mantenute. Le donne vogliono lavorare.

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