L’intervista all’Assessore Federica Battafarano
Cerveteri e il Premio Strega. Ovvero come la città deve imparare a crescere sui piccoli numeri – di Giovanni Zucconi

Sabato pomeriggio, come inviato di BaraondaNews, ho partecipato, all’interno della Necropoli della Banditaccia, all’evento “Strega Tour: incontro con i candidati a Cerveteri”. Il Premio Strega è uno dei più prestigiosi premi letterari italiani. Dal 1947 premia il miglior libro di narrativa italiana contemporanea.
Ogni anno, gli organizzatori del prestigioso premio scelgono alcune piazze italiane per presentare i candidati all’ambito riconoscimento.
Quante sono queste piazze? Non vorrei sbagliarmi, ma sono solo 6. Sei su 7.904 comuni italiani. E una di queste sei, da tre anni consecutivi, è proprio Cerveteri. E come ha detto l’Assessore Federica Battafarano nell’intervista che segue, il difficile non è tanto essere scelti dal Premio Strega. Il difficile è farsi riconfermare. E Cerveteri è stata riconfermata due volte. Eppure, possiamo immaginare la fila di Sindaci e Assessori che c’è davanti alla porta della Fondazione Bellonci per proporre la loro città come sede del tour.
Tornando all’inizio di questo articolo, io avrei dovuto scrivere un pezzo raccontando cosa era accaduto durante la manifestazione, inserire qualche foto, e una o più interviste. Sarebbe stato anche facile. È facile raccontare eventi così prestigiosi.
Ma poi ho pensato che potesse essere l’occasione per scrivere qualcosa di più che raccontare una semplice cronaca. Perché mentre ero lì, seduto davanti agli scrittori finalisti del Premio Strega, mi era perfettamente chiaro perché Cerveteri era stata scelta per la terza volta consecutiva. Perché una città senza un teatro o un palazzo di “rappresentanza”, luoghi dove tutte le altre città hanno organizzato questo evento, poteva essere il luogo ideale per proporre dei prestigiosi eventi culturali.
Non eravamo pochi sabato pomeriggio all’interno della Banditaccia. Eravamo più di duecento a sentire raccontare, dalla voce degli autori, i libri finalisti. Non eravamo pochi, ma nemmeno tantissimi. Non eravamo le migliaia di persone che affolleranno il concerto di Anna a Ladispoli a fine maggio.

Ma eravamo in un contesto che nessun teatro o palazzo nobiliare potrà mai replicare. Eravamo nell’area archeologica più bella del mondo. Eravamo nel cuore della Necropoli della Banditaccia, illuminata dal solito splendido tramonto ceretano. Noi Ceretani, quando parliamo della Necropoli di Cerveteri, diciamo sempre, con un certo orgoglio, che è la più grande d’Europa e forse la seconda del mondo. Ma questo è un dato, secondo me, secondario. La Banditaccia, con le sue testimonianze archeologiche a stretto braccetto con una natura rigogliosa, con un panorama unico che già il Mengarelli aveva deciso di costruire, non è solo la più grande necropoli. È probabilmente una delle più belle e suggestive aree archeologiche che si possano visitare nel mondo.
Per questo ho pensato che fosse più utile raccontare il paradosso di una manifestazione prestigiosa a livello nazionale, perfettamente riuscita, che però ha visto coinvolte poco più di duecento persone. Quello che voglio dire è che noi dobbiamo prendere definitivamente atto che Cerveteri non è una città da grandi numeri. A Cerveteri non c’è il Papa o il Colosseo. Così come a Cerveteri non c’è viale Italia, un lungomare cittadino, una stazione ferroviaria metropolitana praticamente in centro, una orografia piana e senza salite, e tutto distribuito su distanze facilmente percorribili a piedi.
Cerveteri non ha nulla di tutto questo. Ma ha delle eccellenze che possono essere valorizzate per un turismo diverso da quello di Ladispoli. Un turismo complementare, e non di massa. A scanso di equivoci, non voglio sembrare un sostenitore del “Pochi ma buoni”. Ma lo sono del “Con i pochi si può costruire il buono”. Con “tanti” pochi, se vogliamo parlare per ossimori (e si, frequentare i finalisti del Premio Strega, un po’ ti influisce)
Questo tipo di turismo è sicuramente più difficile da costruire. Non basta mettere sul piatto centinaia di migliaia di euro per un nome famoso. O creare eventi di facile presa popolare. A Cerveteri, per poter emergere nel mercato turistico, è necessario creare una rete imprenditoriale di attività commerciali e di servizi, che sia perfettamente integrata con le tante eccellenze che sono distribuite su spazi molto ampi, e lontane dal centro cittadino. È necessario proporre un’offerta fatta di eventi pensati, costruiti e dimensionati intorno alle eccellenze che, lo ripeto, sono distribuite su un vasto territorio. Un’offerta con naturalmente più livelli di gradimento. Non solo cultura e non solo pop. Ma soprattutto è necessaria un’offerta che si possa permettere di ragionare, senza essere sminuita, con numeri dell’ordine delle centinaia e non delle migliaia di partecipanti,
Poi naturalmente possiamo anche proporre dei concerti con nomi prestigiosi, o organizzare delle ricche e partecipate sagre. Ma dovrebbero essere qualcosa in più. La ciliegina per fare più cassa.
Dopo tutte queste considerazioni, spero condivisibili, diamo voce all’artefice del riuscito evento “Strega Tour: incontro con i candidati a Cerveteri”. E a cui va il merito del fatto che siamo giunti alla terza volta che si organizza a Cerveteri: l’Assessore Federica Battafarano.

Assessore, cosa vuole dire legare, per il terzo anno consecutivo, il Premio Strega a Cerveteri?
“Sicuramente tra le tante iniziative che in questi anni abbiamo portato avanti con grande entusiasmo e con grande sinergia, questa è quella che dà alla nostra città il respiro più ampio. Cerveteri ha già avuto dei riconoscimenti importanti per il lavoro culturale che abbiamo svolto in questi anni. Inclusa la nomina a Città della Cultura. Ospitare il Premio Strega è un traguardo ambito per ogni città. E sono contenta che non solo siamo stati scelti, ma anche confermati. Ogni anno rappresenta per noi un banco di prova. E noi ci impegniamo a superarlo ogni volta.
Quest’anno ho deciso di fare un salto nel buio e provare a coniugare la cultura con il luogo in cui la civiltà etrusca ha fondato una delle culture più aperte, inclusive e accoglienti.
È stato un buttare il cuore oltre l’ostacolo, che però ha ricevuto una grande risposta di pubblico e di partecipazione. In uno scenario splendido. E quindi non posso che esprimere gratitudine, orgoglio e soddisfazione per i risultati ottenuti.”













