Il professor Gianluca Franceschini presenta il percorso PIDTA, un approccio integrato che affianca alle terapie oncologiche il sostegno psicologico, nutrizionale e riabilitativo. Il modello, sviluppato nell’ambito della Senologia del Gemelli, è al centro di una pubblicazione scientifica sulla rivista internazionale Minerva Surgery.
Tumore al seno, al Policlinico Gemelli un nuovo modello di cura mette la persona al centro –
Curare una malattia significa anche prendersi cura della persona, delle sue fragilità, dei suoi bisogni e della qualità della vita. È da questa convinzione che prende forma un nuovo approccio all’assistenza delle pazienti con tumore al seno, promosso dall’équipe di Senologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma.

A raccontare questa evoluzione è il professor Gianluca Franceschini, direttore del Centro Integrato di Senologia e professore ordinario di Chirurgia Generale, che richiama l’attenzione su un principio fondamentale: l’innovazione sanitaria non si misura esclusivamente attraverso i progressi tecnologici e terapeutici, ma anche nella capacità di accompagnare ogni paziente lungo l’intero percorso di cura.
Al centro di questa visione si colloca il PIDTA – Percorso Integrato Diagnostico-Terapeutico-Assistenziale, un modello organizzativo che amplia il tradizionale percorso oncologico, integrando le terapie mediche con interventi di supporto psicologico, nutrizionale, fisioterapico e programmi di attività fisica adattata.
DALLA CURA DELLA MALATTIA ALL’ATTENZIONE PER LA PERSONA
La diagnosi di un tumore al seno rappresenta un momento particolarmente delicato nella vita di una donna. Accanto alle necessità cliniche emergono spesso difficoltà emotive, cambiamenti fisici, esigenze familiari e interrogativi legati al futuro.
Per questo motivo, il percorso terapeutico non può limitarsi esclusivamente agli interventi chirurgici, ai trattamenti farmacologici o alle altre terapie oncologiche.
Il modello PIDTA nasce proprio dall’esigenza di offrire una risposta più completa, attraverso il coinvolgimento coordinato di differenti professionalità sanitarie.
L’obiettivo è accompagnare le pazienti prima, durante e dopo le cure, favorendo il benessere psicofisico, la gestione dei sintomi e il recupero della migliore qualità di vita possibile.
Non si tratta, dunque, di aggiungere semplicemente nuovi servizi, ma di ripensare l’organizzazione dell’assistenza sanitaria secondo una prospettiva realmente multidisciplinare.
IL CONTRIBUTO SCIENTIFICO DEL POLICLINICO GEMELLI
Questo approccio è stato approfondito in un lavoro scientifico firmato dal professor Gianluca Franceschini e dal dottor Stefano Magno, entrambi afferenti alla Breast Unit del Policlinico Gemelli.
La pubblicazione, intitolata “From PDTA to PIDTA: a new integrated care pathway to improve survival and quality of life in breast cancer patients”, è apparsa nell’agosto 2026 sulla rivista internazionale Minerva Surgery.
Il contributo analizza il passaggio dal tradizionale Percorso Diagnostico-Terapeutico-Assistenziale a un sistema integrato, capace di considerare non soltanto gli aspetti strettamente oncologici, ma anche le esigenze complessive delle pazienti.
Secondo quanto riportato dagli autori, le prime esperienze maturate in centri senologici specializzati, tra cui il Policlinico Gemelli, indicano la possibilità concreta di integrare questi interventi nella pratica clinica.
Le osservazioni preliminari suggeriscono potenziali benefici nell’aderenza ai trattamenti, nella gestione dei sintomi e nella qualità della vita riferita dalle pazienti.
Si tratta di indicazioni incoraggianti, che richiedono tuttavia ulteriori studi sistematici per valutare l’effettivo impatto del modello e la possibilità di estenderlo ad altre strutture sanitarie.
UNA SANITÀ CHE GUARDA OLTRE LA MALATTIA
L’elemento distintivo del PIDTA è la volontà di considerare la paziente nella sua interezza.
Il supporto psicologico può contribuire ad affrontare le conseguenze emotive della diagnosi e delle terapie; l’assistenza nutrizionale permette di rispondere a specifiche esigenze alimentari; la fisioterapia e l’attività fisica adattata possono sostenere il recupero funzionale e il benessere generale.
Questi interventi, coordinati con le cure oncologiche, diventano parte di un percorso assistenziale che guarda anche alla fase successiva ai trattamenti.
Un cambiamento culturale significativo, che riconosce alla qualità della vita un ruolo centrale nella valutazione dell’assistenza sanitaria.
LA SFIDA: RENDERE IL MODELLO SOSTENIBILE E REPLICABILE
Il percorso avviato al Policlinico Gemelli rappresenta anche una sfida organizzativa.
Perché un modello di assistenza integrata possa consolidarsi nel tempo, è necessario garantirne la sostenibilità, favorire il coordinamento tra gli specialisti e individuare strumenti capaci di misurarne i risultati.
La prospettiva è quella di sviluppare un sistema che possa progressivamente diventare un riferimento anche per altre realtà sanitarie, contribuendo alla diffusione di una cultura della cura sempre più attenta alla persona.
Nel suo intervento pubblico, il professor Franceschini sintetizza questa visione con parole che racchiudono il significato dell’intero progetto:
«Perché il progresso della medicina non si misura soltanto negli anni di vita guadagnati, ma anche nella qualità della vita restituita».
Un messaggio che va oltre la dimensione strettamente scientifica e richiama il valore umano della professione medica.
Perché, accanto alla ricerca, alle tecnologie e alle nuove possibilità terapeutiche, resta fondamentale la relazione tra chi cura e chi affronta la malattia.
Ed è proprio in questo incontro tra competenza scientifica, attenzione e umanità che il Policlinico Gemelli intende costruire una nuova prospettiva per l’assistenza delle donne con tumore al seno.








