CERVETERI – «Ci sono luoghi che abiti. E poi ci sono luoghi che ti abitano dentro. Cerveteri, per me, è sempre stata questo». Con queste parole ricche di trasporto emotivo, Gianluca Paolacci traccia il bilancio di una vita legata a doppio filo al proprio territorio e lancia una visione chiara per il rilancio politico e sociale della città. Un progetto che punta a unire la memoria storica con le nuove competenze dei giovani.
Il percorso di Paolacci affonda le radici nei ricordi d’infanzia e di gioventù, ripercorrendo l’evoluzione di una comunità che negli anni Novanta aveva raggiunto standard d’eccellenza. «È il territorio che ho imparato a conoscere passo dopo passo, strada dopo strada, collina dopo collina. Ho visto Cerveteri vivere, crescere, brillare», ricorda Paolacci. «Ho conosciuto i suoi fasti, l’energia di una città che aveva voglia di costruire il proprio futuro, l’orgoglio di appartenenza che si respirava nelle piazze, nelle frazioni, nello sport, nelle attività commerciali e nell’agricoltura».
Negli ultimi anni, tuttavia, quel modello ha subito un forte rallentamento, perdendo parte della sua spinta propulsiva. Un declino a cui Paolacci non intende rassegnarsi: «Poi, lentamente, qualcosa è cambiato. Quei fasti hanno cominciato a sbiadire. Eppure, ogni volta che guardo Cerveteri, io continuo a vedere ciò che può essere. Continuo a vedere ciò che è stata. E soprattutto continuo a vedere ciò che merita di tornare ad essere».
A 56 anni, dopo una vita divisa tra lavoro, famiglia e impegno civico, la scelta di mettere a disposizione della collettività la propria esperienza nasce dalla necessità di recuperare l’identità profonda di un territorio vasto e articolato. «Cerveteri ha bisogno di ritrovare lo spirito di quei ragazzi che, tanti anni fa, erano l’anima della città», sottolinea. «Se chiedevi dove fossero le Cascate del Moro o le Cascatelle di Monte Tosto, non serviva una mappa. Bastava ascoltarli. Erano loro la mappa. Erano loro il filo che univa le persone ai luoghi».
Un legame che deve abbracciare l’intero patrimonio geografico e umano del comune, senza dimenticare le singole realtà locali: «I Terzi, Borgo San Martino, Ceri, Valcanneto, Procoio, San Paolo, Cerenova, Campo di Mare, Due Casette, Sasso, Pian della Carlotta. Nomi diversi, storie diverse, ma un’unica grande comunità».
Il perno su cui ruota questa proposta di rinascita è il patto intergenerazionale: fondere la conoscenza storica dei cinquantenni con la spinta tecnologica e le capacità dei più giovani. Non una contrapposizione, ma una sinergia operativa. «I giovani hanno strumenti, competenze e una straordinaria capacità di guardare al futuro attraverso la tecnologia», spiega Paolacci. «Le loro abilità informatiche e tecniche possono incontrare la nostra memoria. La loro capacità di innovare può incontrare la nostra esperienza. La tecnologia può diventare lo strumento per raccontare la storia. E la storia può diventare la base sulla quale costruire il futuro».
L’obiettivo finale rimane quello di restituire alla città il ruolo di primo piano che le spetta nel panorama laziale. «È questa la vera sfida: non scegliere tra passato e futuro, ma farli camminare insieme», conclude Gianluca Paolacci. «Perché il futuro non si costruisce cancellando il passato. Si costruisce conoscendolo, rispettandolo e facendolo vivere ancora».









