Oltre 129mila italiani tra i 18 e i 39 anni sono rientrati dall’estero negli ultimi cinque anni. Cresce il fenomeno dei “cervelli di ritorno”: non conta soltanto lo stipendio, ma anche la ricerca di una migliore qualità della vita
Giovani, cambia la rotta: quattro espatriati su dieci scelgono di tornare in Italia –
Per anni il dibattito si è concentrato sulla fuga dei giovani italiani verso l’estero, alla ricerca di opportunità professionali, formazione e prospettive migliori. Ora, però, accanto alle partenze emerge un fenomeno che sta assumendo dimensioni sempre più significative: quello dei giovani che decidono di tornare.
Negli ultimi cinque anni sono stati oltre 129mila gli italiani tra i 18 e i 39 anni rientrati nel Paese dopo un’esperienza all’estero. A evidenziarlo è il Focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, dedicato a “Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze”.
Il dato più significativo riguarda il rapporto tra partenze e ritorni. Nel quinquennio 2011-2015, ogni 100 giovani trasferiti all’estero se ne registravano 26 di ritorno. Nel periodo successivo il numero è salito a 31, mentre tra il 2021 e il 2025 si è arrivati a 40 rientri ogni 100 espatri. Una progressione che mostra come il fenomeno non possa più essere considerato marginale.
Si torna intorno ai 30 anni
Interessante anche l’identikit di chi sceglie di rientrare. L’età media è di 29,6 anni, una fase della vita nella quale molti giovani hanno già maturato esperienze formative o professionali fuori dai confini nazionali e possono decidere di riportare in Italia competenze e conoscenze acquisite altrove.
L’esperienza internazionale, dunque, non necessariamente rappresenta un addio definitivo al Paese d’origine. Per una parte crescente delle nuove generazioni può trasformarsi in una tappa di un percorso più ampio: partire, formarsi, lavorare e successivamente scegliere di rientrare.
Il Sud sorprende: quasi un rientro su tre
C’è poi un elemento che ridisegna almeno in parte la tradizionale geografia della mobilità italiana. Il 31,7% dei giovani che tornano dall’estero sceglie il Mezzogiorno. Il Sud, quindi, non risulta affatto marginale nelle destinazioni dei cosiddetti “cervelli di ritorno”.
Un dato particolarmente significativo considerando che proprio le regioni meridionali sono state storicamente tra le aree maggiormente interessate dall’emigrazione giovanile.
Non è soltanto una questione di stipendio
Dietro la scelta di tornare non ci sono esclusivamente valutazioni economiche. Il lavoro e la retribuzione restano fattori fondamentali, ma nella decisione entrano anche elementi legati al benessere personale, alla qualità della vita e alla dimensione individuale e familiare.
Il quadro che emerge è quindi più articolato rispetto alla tradizionale narrazione della “fuga dei cervelli”. L’Italia continua a confrontarsi con la necessità di offrire ai giovani opportunità professionali competitive e prospettive di crescita, ma contemporaneamente cresce il numero di coloro che, dopo aver costruito parte del proprio percorso oltreconfine, scelgono di tornare.
Quattro rientri ogni dieci partenze rappresentano un segnale da non sottovalutare: trasformare questa tendenza in un fenomeno strutturale significherebbe riuscire non soltanto a riportare a casa giovani italiani, ma anche a valorizzare il patrimonio di competenze, esperienze e professionalità maturato all’estero.









