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Albergo a Punta di Palo: il Sindaco di Ladispoli spiega il progetto





Grando contro le polemiche: “Durante l’amministrazione Paliotta, un Programma Integrato che trasformava quelle cubature in edilizia residenziale e commerciale”

Albergo a Punta di Palo: il Sindaco di Ladispoli spiega il progetto –

“Ci sono scelte amministrative che richiedono anni per essere portate a termine. Questa è una di quelle”. Con questa frase il Sindaco di Ladispoli Alessandro Grando ha diffuso la notizia sui social dell’avvio del progetto per la realizzazione dell’albergo a Punta di Palo.

“Durante l’ultima seduta il Consiglio comunale ha adottato il piano che consentirà la realizzazione, in località Punta di Palo, di una nuova struttura alberghiera, di un nuovo centro sportivo e di due medie strutture di vendita, nell’ambito di un accordo urbanistico raggiunto con la società proprietaria dell’area”, spiega Grando.

“È una notizia importante per Ladispoli, soprattutto perché restituisce a quella zona una vocazione prevalentemente turistica e sportiva, che è quella che riteniamo più utile per lo sviluppo della città.

La realizzazione di un albergo rappresenta infatti un investimento strategico: significa aumentare la capacità ricettiva della città, sostenere il turismo, creare nuovi posti di lavoro e offrire maggiori opportunità alle attività economiche del territorio. Una città che vuole crescere deve essere in grado anche di accogliere”.

Grando poi prosegue specificando che con l’accordo il Comune acquisirà gratuitamente un’area di circa 12.000 mq che diventerà un nuovo parco urbano, oltre a incassare 730.000 euro di contributo straordinario che, sommati agli altri oneri dovuti, porteranno nelle casse comunali oltre un milione di euro.

Fondi che secondo il sindaco, facendo l’esempio del palazzetto dello sport, potranno essere utilizzate per realizzare nuove opere pubbliche.

La polemica sul presunto centro commerciale

Grando poi punta il dito contro l’accusa di voler realizzare “un fantomatico centro commerciale”.

“La realtà, però, è molto diversa” – dice il Sindaco “e poiché credo che i cittadini abbiano diritto a conoscere i fatti, ricostruisco di seguito tutta la storia, che nasce molti anni prima del nostro arrivo alla guida della città”.

“Perché la storia ha una caratteristica che nessuno può cambiare: le date. E sono proprio quelle date a raccontare con chiarezza chi ha autorizzato determinate scelte e chi, invece, ha riportato quella pianificazione verso una vocazione prevalentemente turistica e sportiva, riducendo le cubature e aumentando i benefici per la collettività”, attacca.

Grando fa risalire la destinazione d’uso dell’area al Piano Regolatore Generale del 1978, poi aggiunge che nel 2002 venne approvato un Piano di Lottizzazione d’Ufficio sempre con vocazione turistica e sportiva che, però, non venne mai attuato.

Poi parla delle scelte operate per l’area da Paliotta nel 2010 che le convertì da turistiche a residenziali e commerciali.

“Nel 2016 – spiega Grando – sempre durante l’amministrazione Paliotta, il soggetto privato, avvalendosi della legge regionale sul Piano Casa, presentò la richiesta per realizzare le abitazioni, che oggi sono in corso di costruzione, all’ingresso sud della città, ottenendo i relativi permessi di costruire l’anno seguente”.

“Quell’intervento poteva essere evitato, ma chi allora amministrava Ladispoli decise invece di autorizzarlo”, aggiunge, specificando di aver poi avviato nel 2017, quando si è insediata la prima giunta a suo nome una revisione complessiva della pianificazione urbanistica.

“Abbiamo revisionato la Variante Generale al Piano regolatore – dice – riducendo di 900.000 mq il consumo di suolo e abbiamo revocato sia il Programma Integrato del 2010 sia i permessi di costruire rilasciati nel 2017, cercando di impedire quella trasformazione urbanistica”.

La decisione del TAR del Lazio

Il TAR ha dato torto al Comune che ha dovuto quindi mantenere il piano del 2010: il Sindaco quindi afferma di aver cercato una soluzione per evitare che il Comune si trovasse difronte a pesanti richieste risarcitorie e che venisse comunque tutelato l’interesse pubblico.

“Nel 2019 – dice il Sindaco – abbiamo quindi raggiunto un accordo con il privato, ponendo una condizione molto chiara: riportare la pianificazione verso la vocazione turistica e sportiva prevista nel 2002 e, soprattutto, ridurre di circa 50.000 metri cubi il volume edificabile rispetto a quanto consentito dalla precedente pianificazione ed eliminare la destinazione residenziale”.

“Quell’accordo – prosegue – prevedeva la realizzazione di un albergo, di un impianto sportivo e di un edificio destinato ai servizi di quartiere (negozi di vicinato).

Nel corso dell’iter il soggetto attuatore ha proposto di sostituire quell’edificio con due medie strutture di vendita e l’Amministrazione ha ritenuto di accogliere tale richiesta perché non modificava gli elementi fondamentali dell’accordo raggiunto nel 2019.

È stato inoltre valutato che l’originaria previsione di un edificio destinato ai servizi di quartiere fosse maggiormente coerente con un contesto urbano consolidato, mentre nell’area di Punta di Palo, esterna al centro abitato e destinata a una funzione turistico-sportiva, la previsione di due medie strutture di vendita risultasse più compatibile con il contesto territoriale e con la sostenibilità complessiva dell’intervento”.

“Questo è il risultato che oggi consegniamo alla città. Noi questa vicenda non l’abbiamo creata. L’abbiamo ereditata. Abbiamo cercato di fermare una pianificazione che ritenevamo sbagliata. Abbiamo difeso le ragioni del Comune davanti ai giudici.

E quando il contenzioso ci ha imposto di scegliere, abbiamo individuato la soluzione che, nelle condizioni date, garantiva il maggior beneficio pubblico per Ladispoli.

È legittimo avere opinioni politiche diverse. Molto meno legittimo è raccontare ai cittadini una storia diversa da quella realmente accaduta”, conclude Grando.