L’intervista
Festa Sacro Cuore Ladispoli, la presentatrice Veronica Raimo: “Strumento perfetto per mostrare ai giovani che la Chiesa è una comunità viva in cui c’è spazio per il talento” –

di Gian Domenico Daddabbo
Salve a tutti! Siamo qui con la presentatrice della Festa Patronale del Sacro Cuore, l’avvocato Veronica Raimo, classe 1975. Veronica è attivamente impegnata nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, ma ha alle spalle solide esperienze non solo parrocchiali, bensì anche diocesane; in passato, infatti, ha ricoperto il ruolo di responsabile diocesana dell’Azione Cattolica nella diocesi di Foggia-Bovino. Oggi, insieme al marito Francesco Ortu – Carabiniere, Campione Mondiale di karate e tecnico della Nazionale Italiana –, conduce dal 2011 il “Gruppo Famiglie” parrocchiale; è inoltre impegnata nel coro del sabato sera e fa parte del gruppo dei lettori: sicuramente non possiamo dire che non sia attiva!
La sua è una famiglia di grandi campioni: infatti, anche le sue due figlie (che partecipano alla vita parrocchiale) praticano il karate ad alti livelli. Rebecca è un’atleta professionista entrata a far parte del Centro Sportivo Carabinieri ed è una studentessa in Giurisprudenza, mentre la figlia minore, Susanna, frequenta ancora le scuole superiori ed è anch’essa una praticante di karate ad alti livelli. Inoltre, Veronica è impegnata in un’altra sua grande passione: la politica, che spera un giorno possa essere più degna di tutti noi cittadini.
Veronica è la nostra instancabile presentatrice dal 2009. Bene, alcuni giorni fa noi della parrocchia Sacro Cuore di Ladispoli abbiamo chiuso le attività dell’anno con i festeggiamenti in onore del nostro beneamato Patrono. Una tre giorni attesa tutto l’anno dall’intera cittadinanza, ricca di spettacoli, intrattenimento per famiglie e grande musica. Ora che si è tutto concluso, vogliamo che la gioia e la riflessione si protraggano, e per questa ragione abbiamo pensato a questo momento di risonanza.

Allora, Veronica, anzitutto, cos’è la devozione al Sacro Cuore e cos’è la Festa del Sacro Cuore?
Per me e per la nostra comunità questa festa rappresenta un momento centrale, una vera e propria catarsi annuale per tutte le nostre attività parrocchiali. Non è una semplice ricorrenza, ma il fulcro in cui l’aspetto principale – e cioè quello spirituale – e i momenti di sana festosità si uniscono in modo perfetto. Abbiamo la fortuna di avere una comunità estremamente attiva e “festaiola”, capace di rimboccarsi le maniche per celebrare degnamente l’amore del Cuore di Gesù senza mai perdere di vista l’essenza profonda della fede.
Prima del 2009, ti saresti mai aspettata di presentare la nostra Festa Patronale?
Sinceramente no! Sono arrivata a Ladispoli nel 2008. Sono di origini pugliesi e ho vissuto a Roma dal 1999 fino al mio trasferimento qui. Appena arrivati a Ladispoli, la primissima cosa che io e mio marito abbiamo fatto è stata presentarci in parrocchia dal nostro ex parroco, Don Giuseppe (detto anche DonGiu), per dirgli semplicemente che eravamo a completa disposizione della comunità per qualsiasi necessità. DonGiu non se lo è fatto ripetere due volte: ha preso subito al volo il nostro “biglietto da visita” e ci ha coinvolti attivamente. Da quel momento, nel 2009, è iniziata questa bellissima avventura sul palco che continua ancora oggi con il nostro attuale parroco, Don Gianni, che continua a tenerci estremamente ma felicemente impegnati e che pertanto ringrazio.
In tutti questi anni di onorato servizio, hai visto dei miglioramenti in quest’evento? Cosa significa per te fare aggregazione alla Festa del Sacro Cuore e può questa Festa ormai essere considerata un evento cittadino?
I miglioramenti sono sotto gli occhi di tutti: anno dopo anno, la festa ha assunto un tenore e una qualità organizzativa sempre più alti. Grazie anche alle competenze maturate da tutto il “mitico” comitato di cui faccio parte, l’allestimento scenico, la gestione dei tempi e il clima che si respira sul sagrato hanno raggiunto livelli quasi televisivi. Certo, la data oscilla ogni anno a giugno in base al calendario della Pasqua – e questo comporta sfide logistiche a seconda che cada troppo presto o troppo tardi –, ma il risultato non cambia. Ormai lo possiamo dire con assoluta certezza: non la consideriamo più una semplice festa di parrocchia. È diventata a tutti gli effetti la festa dell’intera cittadina, un evento atteso e partecipato da tutta Ladispoli e non solo.
In questo tour de force di tre giorni può la Devozione al Sacro Cuore essere la risposta decisiva alla tentazione dell’efficientismo?
Dobbiamo stare attenti a non essere come Marta, perennemente affannata nel fare, ma dobbiamo riscoprire la parte di Maria: l’ascolto e la centralità dello Spirito. Dietro questa festa c’è un lavoro immenso che parte da lontano: facciamo parte del comitato organizzativo, selezioniamo gli artisti, gestiamo i rapporti con gli impresari, andiamo personalmente in giro a chiedere sponsorizzazioni alle attività locali, scegliamo persino la grafica delle magliette e raccogliamo i fondi necessari. E poi c’è la macchina burocratica, le richieste autorizzative, il coordinamento con i tecnici e gli elettricisti… Un vero e proprio tour de force logistico! Se non fossimo mossi da una profonda e autentica devozione al Sacro Cuore, che ci rigenera e dà senso a ogni singola fatica, non riusciremmo a fare tutto questo. Lo facciamo per amore, e quell’amore ci impedisce di cedere al mero efficientismo.

Anche la Festa del Sacro Cuore può essere un mezzo utile per recuperare i ragazzi post-Cresima che hanno lasciato la parrocchia? Come possiamo coinvolgerli?
Assolutamente sì. La festa è una piazza aperta e accogliente, lo strumento perfetto per mostrare ai giovani che la Chiesa non è un dovere formale che si esaurisce con la Cresima, ma una comunità viva in cui c’è spazio per il talento, il gioco e la responsabilità. Coinvolgerli attivamente nella macchina organizzativa, affidare loro piccoli ruoli nella logistica, nell’accoglienza o negli spazi dedicati ai più piccoli – ad esempio con l’animazione della baby dance – è il modo migliore per farli sentire importanti, valorizzati e desiderosi di rimanere. Abbiamo un gruppo di giovani davvero fantastici, ma vorremmo che ce ne fossero molti di più; spero che la festa ci possa aiutare anche in questo.
Come possono, secondo te, questi gemellaggi aiutarci a vivere la Chiesa meglio a partire dal nostro territorio? A tal riguardo, come vedi la proposta di stringere un gemellaggio con i Legionari di Cristo il prossimo anno? Premetto che i Legionari sono molto devoti al Sacro Cuore.
I gemellaggi sono una ricchezza straordinaria. Ci permettono di mantenere un filo conduttore forte e costante con i sacerdoti che hanno guidato la nostra comunità, come Padre George e Don Isidor, che ci hanno accompagnati per diversi anni. Riguardo alla proposta di stringere un legame con i Legionari di Cristo o con altre realtà, ritengo che ogni forma di confronto e di apertura verso l’esterno sia estremamente positiva. Ci ricorda che la Chiesa è universale, ma che questa
universalità si sperimenta concretamente partendo proprio dal nostro territorio.
Lo scorso 11 giugno i vescovi statunitensi hanno consacrato il loro Paese al Cuore di Gesù. Cosa significa per te quest’evento?
Consacrare una nazione al Cuore di Gesù è un richiamo potente alla necessità di porre i valori cristiani, la solidarietà e l’amore al centro della vita civile e sociale. È un gesto forte che deve scuotere anche noi su questa sponda dell’Atlantico: un invito a ridestare la nostra fede e a non darla mai per scontata, ricordandoci da dove provengono le nostre radici culturali e spirituali.
Tornando alla Festa del Sacro Cuore, ormai non possono mancare le performances di musica anni ’60,’70,’80 e ’90. Secondo te le canzoni del passato hanno a che fare con il cuore in qualche modo?
Certamente. La scelta musicale della nostra festa non è mai casuale, ma è frutto di una selezione mirata e sensata. Quelle canzoni degli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 fanno parte della nostra storia personale e collettiva; rievocano ricordi, emozioni e legami. Quando le ascoltiamo e le balliamo, si attiva una sorta di memoria del cuore che unisce le generazioni e crea un’armonia immediata tra tutti i presenti.
Oltre a farfalle e serpenti, come si valorizza il pomeriggio della festa e come si coniugano queste attrazioni con lo spirito parrocchiale?
Se la sera la scena è tutta per i grandi spettacoli e gli ospiti d’onore, il pomeriggio è interamente dedicato alle bellezze e alle passioni del nostro territorio, con un occhio di riguardo per i bambini, i nonni e le famiglie. Cerchiamo di riempire questi momenti con iniziative speciali: le mostre naturalistiche con le farfalle e i serpenti che stupiscono i più piccoli; il laboratorio “mani in pasta” con Natalina, dove i bambini si divertono un mondo a fare la pasta fresca; ma ce n’è anche per i nonni, grazie al torneo di Burraco. E poi la Caccia al Tesoro per le strade e tra le case del quartiere: è un’emozione incredibile vedere intere famiglie competere insieme! Non mancano poi le dimostrazioni con i cani della Polizia di Stato o i raduni di auto d’epoca che affascinano gli adulti. Tutte queste realtà si coniugano perfettamente perché la parrocchia deve essere un luogo di ritrovo per l’intera famiglia, dove i genitori accompagnano i figli alla scoperta della bellezza del creato, della legalità e delle passioni sane, tenendo viva la comunità fin dalle prime ore del giorno. In questo modo, la nostra festa custodisce e ravviva lo spirito di quelle storiche e genuine feste di paese che purtroppo oggi si stanno un po’ perdendo, ma che noi teniamo tantissimo a mantenere vive e a tramandare
con tutto il loro calore.
Come lo vedresti il fatto di fare pubblicità della Festa presso le reti televisive cattoliche (TV2000, Radio Maria, Telepace)?
Lo vedrei benissimo, anche perché il nostro obiettivo non è certo quello di arricchirci o fare profitto, ma unicamente quello di coprire le ingenti spese organizzative e far del bene. Se una maggiore visibilità mediatica può aiutarci in questo intento, attirando più persone e diffondendo il messaggio di gioia del Sacro Cuore, allora ben venga la pubblicità sulle reti cattoliche: sarebbe un ottimo modo per essere “missionari” nel mondo di oggi.
Che ruolo ha la devozione al Sacro Cuore nella tua vita familiare?
Per me e Francesco la dimensione di fede è fondamentale: ci siamo conosciuti proprio all’interno dei gruppi parrocchiali. Questa centralità dell’amore di Cristo abbiamo cercato di trasmetterla quotidianamente anche alle nostre figlie, lasciandole sempre libere nelle loro scelte e senza alcuna imposizione, ma offrendo loro una testimonianza coerente. Essere cristiani per noi significa credere profondamente nella venuta di Cristo e nella promessa della vita eterna. Tutto il nostro
cammino familiare, il nostro impegno quotidiano e il servizio che rendiamo alla comunità si collegano strettamente al Cuore di Gesù, che rimane la roccia e il faro della nostra casa.
Grazie Veronica per essere stata con noi, per la solarità e l’allegria che ci doni. Il tuo impegno serio e sincero dimostra che fai tutto mettendoci il cuore. Grazie ancora e buona estate.









