L’intevista al Presidente del Consiglio Comunale di Cerveteri
di Giovanni Zucconi
Travaglia: “Cerveteri deve crescere, ma non diventare una Ladispoli bis”
Il Presidente del Consiglio comunale Carmelo Travaglia, che ieri ci ha gentilmente concesso un’interessante intervista, guarda alla fase politica che si è aperta nei giorni scorsi a Cerveteri con molta prudenza. Da politico navigato quale lui è. Non parla di fine di un’era, e non si sbilancia sulle prossime alleanze. Non chiude le porte a nessuno scenario. Ma mette alcuni punti fermi.
Il primo: l’Amministrazione Gubetti deve arrivare alla fine del mandato e completare le opere avviate. Il secondo: il giudizio all’attuale Amministrazione si darà alla fine, non mentre i cantieri sono ancora aperti. Il terzo: a Cerveteri la politica comunale è ormai da anni segnata dalle liste civiche, più che dagli schieramenti tradizionali. Quindi l’attuale fase, con le varie candidature civiche, non sta esprimendo niente di nuovo.

E poi c’è il tema più delicato. Quello della crescita della città. Per Carmelo Travaglia, Cerveteri deve migliorare, ma senza snaturarsi. Senza diventare la copia di altre città. Nemmeno di Ladispoli.
Presidente Travaglia, dopo la candidatura di Gianluca Paolacci e dopo i segnali arrivati da Alessandro Grando, siamo all’inizio di una nuova fase politica a Cerveteri? È finita l’era Pascucci-Gubetti?
“Io non credo. Soprattutto perché è abbastanza normale che, a un anno dalle elezioni comunali, si inizi a cercare un posizionamento. Le forze politiche, le liste civiche e le persone che si interessano dell’Amministrazione cominciano a domandarsi che cosa succederà tra un anno. Anzi, io lo ritengo anche positivo. Se in una città ci sono fermenti, movimenti, aspettative, significa che la città è viva. Non è piatta. Poi aspetteremo con tranquillità di capire quali saranno gli schieramenti.
Non credo però che si possa parlare di fine di un’era. A me, personalmente, non è mai piaciuto parlare di “pascuccismo”. Alessio Pascucci è stato, e sarà, una figura importante del nostro territorio. È un talento politico. Glielo hanno riconosciuto i cittadini, facendogli governare questa città per due mandati. Poi ognuno può avere il suo giudizio. Ma dobbiamo accettare la Democrazia. Pascucci è stato sindaco per due mandati e probabilmente potrà ancora dire la sua anche nel tempo futuro”.


Non teme che questa corsa al posizionamento da parte dei politici locali possa indebolire ulteriormente una maggioranza che non è mai apparsa solidissima?
“Questa Amministrazione ha dovuto attraversare momenti turbolenti. E probabilmente, dal punto di vista della comunicazione o della coesione, qualcosa è mancato. Su questo non c’è dubbio. Però chi si candida, si deve candidare per un mandato di cinque anni. I conti si fanno alla fine del quinto anno. Questa Amministrazione, secondo me, deve avere innanzitutto l’interesse a portare a termine il mandato. Deve cercare di concludere quelle opere, e quelle promesse fatte in campagna elettorale.
Penso alla valorizzazione del lungomare, dove ci sono cantieri che, se terminati, porteranno sicuramente un valore aggiunto. Penso ai due asili nido. Uno è terminato ed è in fase di collaudo. L’altro è in fase di realizzazione. Penso al piano asfalti, iniziato ormai da mesi e arrivato a una seconda fase.
Ci sono diverse occasioni, da qui alla prossima campagna elettorale, per terminare opere e poi fare un bilancio. Ma il bilancio si fa a fine mandato, non mentre ci sono opere ancora da concludere, o da realizzare”.
Ma dal punto di vista politico, fare i conti alla fine, non rischia di essere tardi per un’eventuale coalizione di Centrosinistra? Le coalizioni, i programmi e gli schieramenti si costruiscono prima. Elena Gubetti potrà essere ancora la leader di una coalizione simile a quella attuale?
“È vero, le coalizioni non si costruiscono l’ultimo giorno. Però credo che, prima ancora di costruire uno schieramento, una forza politica o una maggioranza uscente debbano capire che cosa hanno fatto, che cosa sono riuscite a realizzare e che cosa possono proporre ai cittadini. Per questo dico che il bilancio si fa alla fine. Non perché la politica debba restare ferma fino all’ultimo giorno, ma perché oggi ci sono ancora opere da completare e impegni da portare a termine. Saranno anche quelle opere a dire se questa esperienza amministrativa potrà avere una continuità oppure no.
Su Elena Gubetti, poi, voglio essere molto chiaro. Io non so se vorrà ricandidarsi. A me, fino a oggi, non ha mai espresso questa volontà. Se dovesse farlo, naturalmente farei una riflessione. Valuterei il lavoro svolto, l’impegno messo in questi anni, i risultati raggiunti e anche le difficoltà che ci sono state. Non posso dire oggi se sarà ancora lei la leader di una coalizione simile a quella attuale. Sarebbe prematuro. Posso dire che Cerveteri oggi un sindaco ce l’ha, che questa Amministrazione deve arrivare alla fine del mandato e che poi, davanti ai cittadini, ognuno dovrà assumersi la responsabilità del proprio percorso.
Nel frattempo, è normale che nascano altre candidature. È la democrazia. Ed è anche il segno che la città è viva”.
Lei quindi oggi si mantiene fedele alla sua posizione attuale? Senza già fare alcune ipotesi sul suo futuro?
“La mia posizione naturale, oggi, è dove sto. Fino a quando sto dentro una maggioranza, voglio fare un’analisi di come ha funzionato, di come funziona e di quale programma ha questa maggioranza.
Oggi non sono in grado di dire vado di là oppure non ci vado. Non ti dico che non possa succedere, perché all’orizzonte sembra ci siano tante liste civiche. Liste civiche di centro, di centrodestra, di centrosinistra, e magari anche senza una posizione politica precisa. Il panorama è talmente ampio che oggi è difficile pensare di prendere una decisione su quello che succederà tra un anno. Io, quando decido una cosa, non ho bisogno di fare melina. Se decido, esco, lo dichiaro e lo faccio”.
Quando ha saputo della candidatura di Gianluca Paolacci, che cosa ha pensato?
“Ho pensato che sia positivo che ci siano ragazzi, più giovani di me, che vogliono interessarsi della loro città. Paolacci è uno, ma da quello che sento in giro ce ne sono anche altri. Questo è il sale della Democrazia. Chi arriva con idee diverse, magari può far crescere la città in una maniera piuttosto che in un’altra. Se ne discute. Si ascoltano i programmi.
Io sono molto curioso di capire che tipo di programma ci sia dietro la candidatura di Paolacci. Oltre a dire: è lui il nostro candidato. Vorrei sapere perché è candidato. Perché dovrei votarlo. Mi manca un po’ questo. Si va sempre alla ricerca della figura, prima ancora di ascoltare quello che vuole fare. Gianluca Paolacci lo conosco. Sta in Consiglio comunale con me da quattro anni. È una persona disponibile. Però quello che mi piacerebbe sentire è il suo progetto. Il suo obiettivo. In maniera seria. Ma già il fatto che voglia interessarsi della sua città lo considero positivo. Mi mette paura quando le persone non vogliono interessarsi della propria città. Lui ci ha messo la faccia. E se dice di avere un progetto, io voglio ascoltare il progetto”.

Secondo lei Paolacci ha sparigliato il campo del centrodestra, uscendo con un certo anticipo?
“Io già faccio fatica a capire quello che succede nel centrosinistra, figuriamoci se oggi posso analizzare bene quello che succede nell’altra parte politica.
Però una cosa la dico. Quando si annuncia una candidatura, un po’ di sparigliamento lo si fa sempre. Ognuno è convinto che il proprio modello sia migliore di quello degli altri. Poi ognuno si comporta secondo le proprie caratteristiche culturali e personali. A Gianluca va dato merito di essere uscito allo scoperto. Ha avuto coraggio. Poi quello che succederà nella sua parte politica si vedrà. Può darsi che usciranno altre candidature. Può darsi che rimanga l’unica. Vedremo”.
E quando ha sentito parlare di una possibile iniziativa di Alessandro Grando su Cerveteri?
“Io la candidatura di Grando non l’ho capita bene. Non credo che lui si sia candidato Sindaco. Ha affermato di avere interesse a lavorare affinché la nostra città migliori. Detta così, non ci trovo nulla di male. Anche io ho interesse che Ladispoli migliori. È la città vicina. Se migliora Ladispoli, ne usufruisco anche io. E penso che un cittadino di Ladispoli possa avere interesse che migliori Cerveteri, perché se migliora Cerveteri ne usufruisce anche Ladispoli.
Il problema sarebbe diverso se un candidato di Ladispoli venisse a portare il modello Ladispoli a Cerveteri. Cerveteri ha una sua caratteristica. Va rispettata per quello che è. Va migliorata e valorizzata per quello che è. Ma Cerveteri non potrà mai diventare una Ladispoli bis. Non ci sono né le caratteristiche urbanistiche né quelle culturali.
Ogni città ha il suo modo di vivere e di essere valorizzata. Ladispoli è una cittadina moderna. Sono contento se i cittadini sono soddisfatti di quello che è stato fatto lì. Anche perché le Amministrazioni sono state elette e hanno sempre completato i loro mandati. Vuol dire che una certa soddisfazione i cittadini l’hanno provata.
Ma Cerveteri è un’altra cosa. Io vorrei favorire una possibilità di miglioramento per Cerveteri. Però voglio capire quale tipo di sviluppo si vuole dare. I cittadini che vanno al mare di Cerveteri, se si girano, vedono i Monti della Tolfa. I cittadini che vanno al mare di Ladispoli, se si girano, vedono una fila di palazzi. Per questo dico: crescita sì. Ma attenzione a quale crescita”.

Facendo un passo indietro, secondo lei, che cosa non ha funzionato in questa Amministrazione? Perché c’è sempre stata una certa turbolenza?
“È una bella domanda. Ancora oggi sto cercando di analizzare che cosa non ha funzionato. Ho una mia opinione personale. Può darsi che non sia quella reale, però è la mia opinione. Secondo me, dopo un po’ di tempo abbiamo perso l’entusiasmo. L’entusiasmo e la voglia di governare insieme.
Indipendentemente dalle delibere e dagli atti, non siamo cresciuti dal punto di vista della compattezza. Ognuno di noi non è mai stato pienamente convinto che chi stava accanto fosse davvero un alleato. In questo ognuno ha la sua responsabilità. Però, con molta franchezza, considerando che il pesce puzza sempre dalla testa, la prima responsabilità probabilmente è dei coordinatori.”
C’è stata una gestione sbagliata dell’alleanza di governo?
“Le maggioranze sono formate e gestite dai segretari politici delle liste. Probabilmente quel nucleo di coordinatori non è stato in grado di produrre un’unica voce per tutti. Così ognuno ha cercato di imporre il proprio pensiero. Questo ha portato alla mancanza di fiducia verso il vicino, verso l’alleato. Non siamo riusciti a essere un gruppo di persone che voleva governare insieme. Questo è indubbio”.
L’attuale maggioranza, se si ripresenterà alle prossime elezioni, come potrà evitare che si ripeta la stessa situazione?
“Si può evitare anche con il ricambio delle persone. Non è detto che le stesse persone che oggi governano questa maggioranza siano rielette domani in un’altra maggioranza.
Queste sono sensazioni che nascono nel momento in cui si lavora insieme. Se nasce un feeling tra persone che stanno facendo una cosa insieme, anche se diverse, allora si può governare. Io ho un’esperienza diversa da chi viene da “Governo Civico”. Ho diversità anche con il gruppo “Noi per Cerveteri”. Le diversità ci sono. Sono inevitabili. Se diventano una ricchezza, si può governare insieme. Se invece diventano una negatività, un motivo per distinguersi, non si governa. E alla fine ci rimette la governabilità, ci rimette la stabilità e probabilmente ci rimette la città”.
Che consiglio darebbe, da persona di lunga esperienza politica, a una coalizione che voglia affrontare le prossime elezioni con la speranza di vincere?
“Credo che ormai sia superato portare le elezioni comunali dentro lo schema centrosinistra, centrodestra, destra, centro. Sono frasi che non reggono più. I cittadini, per le elezioni comunali, guardano sempre meno ai partiti e agli schieramenti. Vogliono sapere se c’è un gruppo di persone che presenta una cosa da fare, un progetto da realizzare, e se possono fidarsi.
Poi può anche succedere che una persona di cui ti fidi ti deluda. E allora ci sono le elezioni. Per fortuna c’è questo momento democratico. Sarei più preoccupato se non ci fosse. Dove non ci sono le elezioni, poi arrivano le armi. Meglio le elezioni”.

Sta dicendo che anche nell’area oggi riconducibile al Centrosinistra potrebbe nascere una proposta civica?
“Non dico che debba esserci per forza. Dico che non bisogna per forza essere legati agli schieramenti politici. Cerveteri, negli ultimi anni, ha già vissuto questa trasformazione. Gli ultimi tre sindaci sono stati sindaci civici: due volte Pascucci e una volta Gubetti. I partiti politici sono stati d’appoggio.
Questa rivoluzione tra politica e civismo a Cerveteri esiste da quindici anni. Non ce lo possiamo dimenticare. L’ultimo sindaco legato a un partito politico è stato probabilmente Gino Ciogli. Oggi non ci si può scandalizzare se un cittadino di Centrosinistra, invece di appoggiare il Centrosinistra tradizionale, appoggia una lista civica. Dentro le liste civiche ci sono comunque posizioni politiche. Ma quando si parla di amministrare la propria città, il tema è un altro. Siamo chiamati a eleggere il miglior amministratore, non il migliore politico”.
Ci potrebbe fare un nome per guidare a Cerveteri l’area di Centrosinistra?
“Se ce l’avessi, lo farei anche senza tortura. Ma in questo momento non ce l’ho. In questo momento siamo obbligati a tentare di terminare il mandato. Dobbiamo completare quelle opere che sono in cantiere, e che naturalmente potranno spostare la bilancia più da una parte che dall’altra.
Se ci presentiamo alla prossima campagna elettorale senza un’opera compiuta, i cittadini avranno tutto il diritto di dire: avete fallito, andatevene a casa. Se invece terminiamo tutte le opere che abbiamo in cantiere, potremo dire la nostra”.
Che cosa vuole aggiungere a questa intervista, in conclusione?
“In città girano tante posizioni e tante candidature. Io mi auguro che tutta questa energia, che può essere definita positiva, possa essere messa a frutto per Cerveteri. La città deve crescere un po’ di più di quanto non abbia fatto negli ultimi cinque anni. Dobbiamo sempre puntare a crescere. Mai a rimanere fermi”.









