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Export in calo a inizio 2026: frenano gli scambi con l’estero





Istat: a gennaio esportazioni -4,6% e import -7,4% su base annua. Migliora però il saldo commerciale grazie al calo del deficit energetico

Export in calo a inizio 2026: frenano gli scambi con l’estero –

L’inizio del 2026 segna un rallentamento per il commercio estero italiano. Secondo i dati diffusi dall’Istat, a gennaio le esportazioni registrano un calo del 4,6% su base annua, mentre le importazioni scendono ancora di più, con una flessione del 7,4%.

Su base mensile, tuttavia, il quadro appare più stabile: le esportazioni risultano quasi ferme (-0,1%), mentre le importazioni diminuiscono dell’1,3%. Una dinamica che riflette andamenti opposti tra le diverse aree geografiche: crescono le vendite verso i Paesi dell’Unione europea (+1,4%), ma calano quelle verso i mercati extra Ue (-1,6%).

Il calo dell’export riguarda entrambe le aree, con una riduzione del 3,9% verso l’Ue e del 5,5% verso i Paesi extra europei. Più marcata la flessione delle importazioni, soprattutto dai mercati extra Ue (-13,9%), rispetto al -2% dell’area comunitaria.

Dal punto di vista settoriale, a pesare sono soprattutto alcuni comparti chiave dell’industria italiana: in forte calo i prodotti petroliferi raffinati (-38,2%), seguiti da macchinari (-7,3%) e alimentari (-9,2%). In controtendenza crescono invece metalli e prodotti in metallo (+17,1%) e il settore farmaceutico (+5,9%).

Anche la geografia degli scambi evidenzia difficoltà nei principali partner commerciali: calano le esportazioni verso Francia, Stati Uniti, Germania e Regno Unito, mentre aumentano verso Svizzera, Cina e Austria.

Nonostante il rallentamento, arriva un segnale positivo dal saldo commerciale: a gennaio si registra un avanzo di 1,089 miliardi di euro, in netto miglioramento rispetto al deficit dello stesso mese del 2025. Un risultato favorito soprattutto dalla riduzione del deficit energetico, sceso a 3,466 miliardi.

Il quadro complessivo resta dunque contrastato: da un lato la frenata degli scambi internazionali e la debolezza della domanda estera, dall’altro un miglioramento degli equilibri commerciali grazie al calo delle importazioni. Una situazione che riflette le incertezze dell’economia globale e le difficoltà dei principali mercati di riferimento per il Made in Italy.