“Non si può restare in maggioranza e ricattarla a ogni Consiglio comunale”
di Giovanni Zucconi
L’intervista che segue nasce dall’aver partecipato all’ultimo Consiglio comunale di Cerveteri. In quella riunione, dove la maggioranza ha messo in scena l’ennesimo incomprensibile stallo, abbiamo assistito, prima che fosse cacciato, a un inaspettato sfogo di Zito. Che ha urlato frasi del tipo: “Non ho capito quale è la maggioranza… mandateci a casa, se avete coraggio!”.
È evidente che qualcosa si sia rotto, o che si stia per rompere. Per capire meglio le intenzioni del PD, il partito che più di tutti si sta adoperando per il superamento delle ricorrenti crisi nell’attuale maggioranza, abbiamo intervistato proprio Giuseppe Zito.

In questa intervista Zito fa delle affermazioni molto chiare e nette. Il Partito Democratico, dice, ha fin qui scelto la linea della responsabilità per non fermare la città e per portare avanti progetti e finanziamenti. Ma questa instabilità non può diventare una condizione permanente. Nell’intervista il capogruppo Dem richiama i dissidenti alla chiarezza e manda un messaggio che sa di ultimatum: se i nodi non verranno affrontati in modo trasparente, se non si faranno prevalere gli interessi di Cerveteri su quelli individuali, il PD non potrà continuare a tollerare questa situazione ancora a lungo.
Iniziamo da un video che è diventato virale. Dove lei si sente urlare frasi del tipo: “Non ho capito quale è la maggioranza…mandateci a casa se avete coraggio!”. Credo che basterebbero queste frasi per descrivere in modo perfetto la situazione politica a Cerveteri. Che cosa le ha fatto scattare quella reazione?
“In quello sfogo mi rivolgo ai tre dissidenti della maggioranza perché sono due anni che siamo in crisi. Questa è la terza. Non possiamo amministrare una città senza avere un governo stabile e dunque la certezza di avere numeri certi in Consiglio Comunale. Siamo persone serie, e se ci sono questioni politiche, si affrontano.
Dopo la prima crisi avevamo provato a rientrare dentro i giusti binari per arrivare in stazione, avendo rispettato gli impegni assunti con gli elettori nel 2012. Proseguendo con questa incertezza, l’azione amministrativa ne risente perché fatica a rispettare gli obbiettivi programmatici. Questa è un’amministrazione che ha lavorato bene, prendendo molti finanziamenti, ma in questo clima si fatica a metterli a terra. Perché tutta la struttura di governo risente di questa instabilità.”


Secondo lei questa situazione da cosa nasce? Da una mancanza di disciplina politica da parte dei consiglieri? Oppure da un accordo mai chiuso davvero fino in fondo?
“Questo non lo deve chiedere a me. Lo deve chiedere a loro. Io penso che ci siano dei disagi che però faticano a essere espressi. E quando le motivazioni non sono chiare, la Politica, che è l’arte della mediazione, fa fatica a funzionare bene.
Se ci sono temi che devono essere approfonditi, la via del dialogo è sempre aperta. È quello che abbiamo fatto durante la prima crisi di maggioranza. Dalla quale siamo usciti non solo con un accordo programmatico su cui oggi Giunta e Consiglio dovrebbero lavorare senza ripensamenti. Anche perché prima che discutere degli obiettivi il PD pretese un accordo sul quadro delle regole proprio per evitare di ritrovarci in questa situazione.”
A Cerveteri, prima di quella della Sindaca Gubetti, che pure rischia il commissariamento, sono terminate prematuramente quattro amministrazioni su sette. Mi sembra decisamente troppo. Secondo lei, questa difficoltà a tenere insieme una coalizione non potrebbe essere un problema “intrinseco” della nostra città. Qualcosa che fa parte della nostra natura?
“Probabilmente è anche figlia di una cultura politica in cui prevale l’interesse individuale su quello collettivo. Nei dieci anni dell’amministrazione Pascucci non è che non ci siano state tensioni o posizioni diverse. Ci sono state, eccome. Ma le abbiamo sempre affrontate, discusse e risolte.
In questi cinque anni c’è stato anche un altro elemento importante: la maggioranza è cambiata. Si è strutturata in modo diverso rispetto al passato. E ci sono componenti che probabilmente non si ritrovano fino in fondo in questo assetto.”
E quindi? Come si può uscire da questa situazione?
“E quindi o si affrontano i nodi a livello politico, oppure bisogna essere conseguenti. Annozero, per esempio, quando non si è più ritrovata è uscita dalla maggioranza. Ha dato le sue motivazioni, giuste o sbagliate, condivisibili o meno. E si è assunta la responsabilità di passare all’opposizione.
Se invece stai in maggioranza, c’è una precisa regola di condotta. Hai una responsabilità civile e morale di tenerla in piedi. Non puoi pensare di non voler andare a casa, ma allo stesso tempo non affrontare in maniera chiara e diretta con l’Amministrazione le motivazioni per cui tieni in ostaggio la città. Perché questo fa pensare che siano questioni poco chiare e trasparenti.”
È un’accusa pesante, quella cha fa
“È il tema politico più importante in questo momento. Non si può restare in maggioranza e ricattarla a ogni Consiglio comunale. Questo non è un atteggiamento responsabile, né tollerabile.
E siccome non è un episodio sporadico, ma sono mesi che subiamo questi atteggiamenti, ritengo che la misura sia colma. C’è una questione di rispetto verso i cittadini. Una città non può restare appesa a posizioni che non si capiscono. Che non vengono palesate. Che non sono comprensibili né a noi né ai cittadini, ma provocano la paralisi amministrativa.”
È evidente che il PD sia il puntello principale di questa Amministrazione. Voi insistete sulla coerenza e sul senso di responsabilità. Ma questa linea, agli occhi dell’elettore PD, viene capita? O può essere fraintesa?
“Sì, purtroppo può essere fraintesa. Però noi, sia quando ero segretario io, sia da quando lo è diventato Fabio D’Annunzio, abbiamo sempre avuto un atteggiamento di grande responsabilità.
Nel 2012 siamo stati votati per portare avanti un programma elettorale. Le beghe interne ai cittadini e alle cittadine interessano poco. Noi abbiamo sempre fatto appello alla responsabilità. Anche perché avevamo una serie di obiettivi e di finanziamenti che potevano cambiare il volto della città. E che riteniamo prioritari rispetto ai dissidi interni.
È chiaro che questo atteggiamento possa essere frainteso. Ma noi siamo un partito nazionale e abbiamo una visione del mondo che non è solo localistica. Crediamo che non portare a termine l’impegno preso con i cittadini sia un problema anche di dignità e di serietà.”


Però fino a che punto il PD può reggere su questa linea?
“Io credo che siamo arrivati al punto di svolta. O si ristabiliscono le condizioni per lavorare serenamente e recuperare il tempo perso, oppure è chiaro che quando il Partito Democratico maturerà la consapevolezza che l’Amministrazione non è più utile alla città, assumerà una posizione diversa da quella avuta fino a oggi. E metterà in campo le azioni conseguenti. Il nostro obiettivo è portare avanti gli impegni elettorali. Ma questo si può fare se siamo almeno in 13 e siamo coesi. Ad oggi ogni consiglio comunale non sappiamo se ci sarà una maggioranza o meno. E questo è intollerabile.”
Lei è ottimista? Elena Gubetti arriverà a fine mandato?
“Io sono realista. Non sono né ottimista né pessimista. Credo che oggi ci siano tutte le condizioni perché prevalga la Politica sugli interessi individuali. Però credo anche che lo sforzo debba farlo soprattutto chi si è messo in una posizione di ostacolo invece che di dialogo. La palla oggi non è più a noi: sta nell’altro campo.”
Secondo lei esiste un regista, un burattinaio di tutta questa storia? O sono crisi dove ognuno gioca per sé?
“Io credo che non esista nessuna regia. E forse questo è il vero problema.”
State già lavorando a una coalizione futura, più coesa?
“Noi lavoriamo per un allargamento della coalizione. Poi c’è chi ha le mani libere per lavorare su più fronti. Noi abbiamo un solo faro e una sola direzione. Noi lavoriamo nella ricostruzione di un quadro di Centrosinistra che possa essere competitivo.”
Però da fuori l’impressione è un’altra. Che il PD e il Centrosinistra stiano lavorando più a tenere in piedi l’attuale Amministrazione che a costruire davvero la prossima coalizione. Non rischiate di arrivare in ritardo, anche sul candidato Sindaco?
“Io credo che quando si governa, e c’è un Sindaco in carica, non si possa pensare a un altro candidato a sindaco. Mi sembra corretto e coerente l’atteggiamento del Partito Democratico. Oggi si ragiona sul rafforzamento del Centrosinistra, non sulla figura del candidato o del leader. Che a noi è sempre interessata poco.
Detto questo, penso che dentro il PD ci siano tantissime figure in grado di incarnare il ruolo di candidato Sindaco senza cercarlo altrove. In città ci sono persone autorevoli che possono essere candidate a Sindaco per il centrosinistra.
Ma oggi c’è un’Amministrazione con un Sindaco, che ha il diritto e il dovere di lavorare. Alla fine dei cinque anni si valuterà se ha fatto un buon lavoro o no. Se ha fatto un buon lavoro, ci saranno le condizioni per ricandidare il Sindaco uscente. Altrimenti, si faranno valutazioni differenti.”

Speriamo di non sentirla più urlare nel prossimo Consiglio Comunale
“Mi auguro che non ce ne sia più bisogno. Però la mia è una rabbia appassionata. Di chi tiene alle sorti della città. Ad appartenere ad una Amministrazione degna di questo nome. Capace di portare vantaggi alla città e migliorare la vita dei cittadini. Quello che non posso tollerare è che si facciano prevalere sugli interessi collettivi posizioni non chiare, non comprensibili e non compatibili con la responsabilità di governo.”









