di Giovanni Zucconi
Avevamo promesso un ultimo articolo sulle attività che Raniero Mengarelli ha svolto a Cerveteri negli anni in cui ha guidato tutti i più importanti scavi archeologici nella nostra Necropoli.
L’argomento di oggi è abbastanza circoscritto, ma è emblematico per illustrare come, pur passando i decenni e cambiando i regimi, i problemi rimangono sempre gli stessi. E spesso sono problemi banalmente materiali. Allora, come oggi, il problema principale delle autorità competenti che devono gestire un’area archeologica vasta come quella di Cerveteri non è tanto quello di reperire i finanziamenti necessari per fare nuovi scavi, ma soprattutto quelli per garantire la normale e ordinaria manutenzione.
Anche il Mengarelli aveva sempre bisogno di materiali come il legno, la biada per i cavalli o il filo spinato, per fare alcuni esempi, per mantenere in uno stato dignitoso la nascente Necropoli della Banditaccia. Ma i finanziamenti del Ministero non arrivavano, o arrivano in maniera insufficiente. Cosa ti inventa allora il Mengarelli per tamponare in parte le esigenze non coperte dai finanziamenti dello Stato? Semplice. Utilizza la forma più antica di commercio: il baratto.
L’area archeologica della Banditaccia, in piena campagna ceretana, aveva naturalmente grandi potenzialità agricole. Soprattutto per quanto riguardava la produzione di olive, e quindi di olio. Si rivolse quindi al Comando dell’Esercito di stanza a Bracciano, che accettò alcuni baratti. Scambiò, per esempio, della biada per cavalli con una fornitura di legname per le scaffalature del magazzino. Oppure scambiò dei legumi prodotti su quelle terre, con del filo spinato per recintare le aree di scavo.

Ma questo suo lodevole spirito di iniziativa non gli procurò gli elogi che si meritava. Anzi, gli provocò, nel 1919, un rimprovero formale per “profitti privati sul terreno degli scavi con colture varie”. Anche allora un’iniziativa intelligente, anche se oggettivamente non proprio ortodossa, non veniva sempre tollerata da superiori troppo fiscali. Bisogna però precisare che, in questo caso, oltre al superiore troppo fiscale c’era di mezzo anche un Cerveterano rancoroso, che fece una denuncia al Ministero. Fu un certo Pietro di Berardino, che lo accusava di essersi appropriato del raccolto degli olivi che erano nella Necropoli della Banditaccia. Rita Cosentino, in un suo articolo, ci rende noto che, a seguito di sue indagini negli archivi della Soprintendenza, ha scoperto che questo esposto fu fatto per vendicarsi del mancato pagamento di un premio di rinvenimento per una testa di marmo trovata chissà dove. Inoltre, da altri documenti, risulta che Raniero Mengarelli denunciò per calunnia il Di Berardino che, portato in tribunale, comincio a piagnucolare davanti al giudice.
Quando Mengarelli barattava l’olio prodotto con gli ulivi della Banditaccia con i materiali necessari alla manutenzione dell’area archeologica di Cerveteri
Purtroppo, quegli ulivi che tanto furono utili al Mengarelli, non ebbero una grande fortuna. Dopo qualche anno, furono tagliati, non si sa bene perché, da un operaio del Comune, e il loro legno fu bruciato nei camini delle case di Cerveteri.
Naturalmente, già conosciamo il tipo, il Mengarelli non si fermò davanti a quel rimprovero formale. Perdurando la scarsezza di mezzi che il Ministero inviava ogni anno, in una nota del 2 agosto 1933, chiese alla Direzione Generale delle Antichità e BB.AA di poter “…cambiare erba medica degli scavi di Caere con legname e materiali per i lavori.”. Sempre nella stessa nota, l’ingegnere scrive: “…Ma quest’anno, per la stagione più favorevole, l’erba medica seminata sui tumuli al fine di consolidarne le scarpate, si e potuto falciare due volte, e così abbiamo una provvista superiore notevolmente al fabbisogno (per l’alimentazione dei due cavalli presso la Necropoli)… E siccome sono pervenute varie offerte di agricoltori, i quali in cambio dell’erba medica, ci darebbero legname e materiali da lavoro di ugual complessivo…”.
Noi non sappiamo come rispose il Ministero alle richieste del Mengarelli, ma conosciamo il commento di Rita Cosentino, che fu responsabile dell’area archeologica di Cerveteri, a quella richiesta: “Anche da questa comunicazione, che purtroppo non sarebbe la sola, sembra evidente che l’interesse verso il sito di Cerveteri da parte del Ministero dell’Educazione Nazionale fosse decisamente debole. Questo atteggiamento, sebbene siano passati oltre ottanta anni dalle accorate richieste di Raniero Mengarelli, non rappresenta una novità, né per chi scrive, né per tutti coloro che si sono avvicendati nella gestione del sito.”.
Concludiamo questo piccolo articolo osservando, come diciamo spesso, che i mali di Cerveteri hanno radici lontane nel tempo. Mali che, nei decenni, non sono mai stati adeguatamente affrontati.









