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“I nostri contadini, abbandonati dai politici e dalle associazioni di categoria, hanno bisogno del nostro sostegno”





L’intervista agli agricoltori del presidio di Torrimpietra

I nostri contadini, abbandonati dai politici e dalle associazioni di categoria, hanno bisogno del nostro sostegno – di Giovanni Zucconi

Sabato scorso, siamo andati a trovare gli agricoltori che, da mesi, mantengono sull’Aurelia un presidio a sostegno della loro protesta, e delle richieste fatte al Governo. Li potete trovare tra Palidoro e Torrimpietra.  Chi passa da quelle parti lo riconosce subito. Tanti trattori accanto ad una tensostruttura bianca. E, dall’altra parte dell’Aurelia, giorno e notte, un presidio delle Forze dell’Ordine che illumina, con il blu dei loro lampeggianti, l’area circostante.

Non sarebbe servito neanche intervistarli per capire quali problemi devono affrontare nella loro lotta. Per capire in quale angolo silenzioso e nascosto sono stati spinti in questi ultimi mesi.

Vi ricordate come erano presenti nei telegiornali quando organizzavano qualche iniziativa? Ve li ricordate i titoli dei giornali pieni di indignazione per le loro richieste non ascoltate? Vi ricordate i politici che davanti le telecamere e i microfoni giuravano eterna vicinanza e solidarietà alla loro lotta? Ma soprattutto, e questo lo trovo ancora più grave, vi ricordate i quotidiani post, anch’essi indignati, che leggevamo sui social a sostegno delle battaglie degli agricoltori? “Siamo tutti agricoltori”, potevamo leggere parafrasando dei celebri slogan.

Recentemente, avete letto o visto più qualcosa che riguarda le battaglie degli agricoltori? Anche un semplice post? Io no. Eppure, i presidi sono sempre attivi e la battaglia degli agricoltori non si è mai fermata. Mentre le loro richieste, naturalmente, rimangono inascoltate.

Per capire che cosa sia successo, e i motivi di questa “damnatio memoriae”, siamo andati a trovarli nel loro presidio sull’Aurelia. Siamo stati accolti non solo dagli agricoltori, ma anche dalle loro famiglie. Dalle mogli e dai figli, spesso molto piccoli, che condividono con i mariti e i padri i disagi di un presidio che di notte combatte con il buio e con il freddo.

I nostri contadini, abbandonati dai politici e dalle associazioni di categoria, hanno bisogno del nostro sostegno
I nostri contadini, abbandonati dai politici e dalle associazioni di categoria, hanno bisogno del nostro sostegno

Ci siamo trovati di fronte una comunità coesa e incurante delle difficoltà che ha davanti per portare avanti la loro battaglia. Ma, del resto, i contadini sono abituati a non ottenere nulla senza un sacrificio. Nulla per loro è scontato o regalato.

Dentro la tensostruttura riscaldata da una stufa a gas e illuminata da un gruppo elettrogeno, con il profumo delle salsicce che stavano cuocendo su un fuoco acceso all’esterno, ci siamo disposti a circolo, e ognuno ha detto la sua. Se leggerete tutta l’intervista scoprirete un mondo che, almeno per me, era inaspettato.

L’intervista

Cominciamo a condividere quali sono gli obiettivi della vostra battaglia. Non sono sicuro che tutti sappiano perché state conducendo questa lotta. Prima di venire qui da voi, ho sentito un mio amico al quale ho detto che stavo per intervistarvi, e lui mi ha detto: “Ah, quelli che lottano per le quote latte”

(Ridendo) “Comunque le nostre richieste riguardano anche il latte. Perché, se a noi danno 57 centesimi al litro, e se lo rivendono a 2,40 euro, si capisce che c’è qualcosa che non va. Inoltre, ci pagano dopo un mese e mezzo. Tornando alla sua domanda, l’obiettivo che ci siamo prefissati è lo stesso dello scorso anno. Vogliamo che il Governo e il Ministro dell’Agricoltura ascoltino le nostre richieste. La nostra situazione di oggi purtroppo risente delle promesse fatte lo scorso anno ai presidi, e poi non mantenute. Promesse che ci erano state fatte soprattutto prima delle elezioni europee del 2024. C’è stata molta propaganda e molta strumentalizzazione da parte dei politici. Ma purtroppo, come spesso accade in politica, le promesse fatte vengono dimenticate una volta passato il periodo elettorale.”

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I nostri contadini abbandonati dai politici e dalle associazioni di categoria

Ma esattamente, cosa chiedete?

“Le richieste? Lo scorso anno c’erano numerosi punti che sono stati successivamente ridotti per semplificare la trattativa, e per coordinare meglio tra di noi le richieste del settore dell’Agricoltura. La richiesta principale è quella del prezzo minimo garantito. È poi necessaria l’applicazione di sanzioni alle pratiche sleali, o ai prodotti provenienti dall’estero. Che hanno parametri da rispettare e costi di produzione notevolmente diversi dai nostri. Generando una concorrenza oggettivamente sleale.

Noi cerchiamo di ribadire fortemente questo punto: le sanzioni o i controlli devono essere realmente attuati non da parate di associazioni sindacali, ma da organismi competenti. In modo che l’ingresso di queste merci sia realmente ostacolato. Oppure, qualora queste merci entrino in Italia, deve essere chiaramente indicato, dopo la trasformazione fatta nel nostro Paese, che il prodotto è realizzato con materie prime non italiane. Altrimenti rischiamo di consumare prodotti contraffatti, mettendo a rischio la nostra popolazione. Questo è quanto richiesto dalle anche associazioni sindacali, ma sembra che al momento non si riesca a risolvere il problema.”

Mi sembrano richieste ragionevoli e, se non ricordo male, anche rumorosamente cavalcate, nei mesi scorsi, da molti politici. Ma permettetemi di farvi una domanda provocatoria. Sono stati recentemente pubblicati molti articoli, confermati dalle dichiarazioni del Ministro Lollobrigida, che affermano che nel campo dell’Agricoltura noi siamo i primi in Europa. E che maciniamo record di produzione e di qualità. Tutto questo non contrasta con i vostri allarmi, e con gli scenari che dipingete?

“Noi contestiamo tutto questo. Innanzitutto, il prodotto sarà anche migliore, ma se poi non ce lo pagano a sufficienza, è tutto inutile. Ma io le contesto anche il termine che ha usato. Il Ministro, e le associazioni sindacali usano il termine “agroindustria”. L’agroindustria non è l’agricoltura. Non è quello che produce l’agricoltura. Ma è quella che trasforma la produzione agricola. L’agroindustria è per esempio la Barilla o il Parmigiano Reggiano. È la fabbrica del Parmigiano Reggiano, non chi munge le vacche. Loro hanno altri redditi e benefici. Altri valori aggiunti. Quindi, lo ribadiamo, la produzione dell’agroalimentare non è la produzione agricola.”

Tutto chiaro. Cambiamo discorso. Noto che siete letteralmente spariti dai telegiornali, dalle rubriche televisive e dai giornali. Ma non solo. Siete anche spariti dai numerosi post Facebook che, qualche mese fa, chiedevano giustizia e vicinanza per voi. C’è sempre la politica di mezzo?

“Siamo scomparsi perché le organizzazioni sindacali sono purtroppo le prime ad essere contro di noi. Noi della base vogliamo affrontare le vere problematiche agricole, ma loro fanno politica. E purtroppo l’agricoltura viene gestita dai ministri e dalle organizzazioni sindacali. In primis la Coldiretti.”

I nostri contadini, abbandonati dai politici e dalle associazioni di categoria, hanno bisogno del nostro sostegno
I nostri contadini, abbandonati dai politici e dalle associazioni di categoria, hanno bisogno del nostro sostegno

Che cosa vuole dire che le organizzazioni sindacali come la Coldiretti sono contro di voi?

“La Coldiretti è contro di noi. Le faccio un esempio. Noi abbiamo fatto una manifestazione a Civitavecchia. Loro mercoledì sono andati a Civitavecchia dicendo che c’era una nave di olio che stava arrivando. Non era vero perché non esiste un porto di merci a Civitavecchia. Era una manifestazione tanto per farsi pubblicità. Per fare vedere che anche loro combattono questo problema.

Ma purtroppo il Ministro segue quello che gli dice la Coldiretti. Gli hanno addirittura detto che siamo solo quattro persone, ed è inutile che ci dia retta. Invece un Ministro dovrebbe dare retta a tutti. Noi non siamo quattro agricoltori. Noi siamo la base. Siamo quelli che produciamo. E noi vogliamo che il prezzo sia garantito al consumatore, e che vada ridistribuito in modo equo in tutta la filiera. Non ci deve essere che c’è chi guadagna, e chi si muore di fame. La speculazione sulle materie prime non può essere lasciata alla grande distribuzione che danneggia l’agricoltura e affama il popolo.”

Adesso ho capito perché prima parlava che il contrasto alle importazioni di prodotti a prezzi troppo bassi non deve essere affidata a parate di associazioni sindacali. Ma se il Governo non vi ascolta, e le vostre associazioni sindacali sono contro di voi, siete completamente soli? Non c’è nessuno che lotta al vostro fianco?

“Solo due delle tre principali associazioni di categoria hanno accettato di ascoltarci. Durante un incontro serale, abbiamo esposto i nostri problemi alla CIA e alla Confagricoltura. Che ci hanno ribadito il loro impegno continuo per l’agricoltura. I soliti discorsi tipicamente politici. Mentre la più grande delle associazioni di categoria, la Coldiretti, ha rifiutato categoricamente di incontrarci. E abbiamo saputo che ha anche cercato di ostacolare i nostri incontri con le altre due associazioni di categoria. Ha fatto in modo di boicottarci. Successivamente, abbiamo già raccontato, Coldiretti ha organizzato una manifestazione a Civitavecchia sul tema della difesa del Made in Italy.”

Tema che però mi sembra essere caro anche a voi.

“Infatti, noi non eravamo contrari a quella manifestazione. Anzi, abbiamo voluto partecipare con una piccola imbarcazione. Portando con noi uno striscione per esprimere la nostra opinione. Il nostro slogan era “Difendiamo l’agricoltura italiana”, con il nome del nostro presidio. Tuttavia, siamo stati immediatamente fermati dalle forze dell’ordine poiché non eravamo autorizzati. Comprendiamo la necessità dei controlli, ma riteniamo che siano stati eccessivamente pressanti. Ci siamo trovati di fronte alla Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto e Digos. Con gruppi di almeno sei o sette uomini per ciascun corpo. A nostro parere era un dispiegamento di uomini esagerato per un’imbarcazione di sei metri, con un motore da sei cavalli, che trasportava tre persone. Sebbene i controlli fossero necessari e li accettiamo, sentiamo su di noi una certa pressione.”

Vista la situazione e l’isolamenti in cui vi hanno costretto, non pensate che sia il momento di cambiare le modalità della vostra lotta?

“All’inizio cercavamo visibilità spostando i trattori e mobilitando le persone. Ora, ci stiamo orientando verso una forma di protesta più mirata e diciamo più, tra virgolette, “intelligente”. Ad esempio, siamo scesi in acqua a Civitavecchia con un piccolo battello e uno striscione. Questo tipo di azione non serve per bloccare le strade o intasare una città. Serve per cercare visibilità con i mass media e sui social. Visibilità che in questo momento ci manca perché ci è stata tolta. E vogliamo dire la nostra insieme ai “grandi”. Perché purtroppo, in questa situazione, Coldiretti è un grande soggetto.”

Bandiere della Coldiretti
I nostri contadini abbandonati dai politici

Parliamo di Coldiretti

Ritorna sempre la Coldiretti nei vostri ragionamenti

“Coldiretti è quella che, da 25 anni, decide chi debba essere il Ministro dell’Agricoltura. Qualunque sia il colore politico del Governo. E quindi il governo segue le loro indicazioni. Che sono spesso contro la base.”

Ma dovrebbe essere un vostro sindacato di categoria. Il più importante, considerando i loro numeri

“Nei fatti, Coldiretti non è un nostro sindacato. Ma la consideriamo un nostro concorrente. Questo perché detiene partecipazioni nella maggior parte delle aziende di trasformazione in Italia. È una cosa assurda. Un esempio che possiamo fare è Inalca. Un’azienda del gruppo Cremonini di Modena, che gestisce un mattatoio capace di macellare 5000 capi al giorno. E che fornisce gli hamburger a McDonald in tutta Europa. Coldiretti è coinvolta in diverse attività. Possiede partecipazioni in banche, società sementiere, pastifici, molini e frantoi di olive. Praticamente loro ci vendono il seme, e lo ricomprano trasformato. Per questo è a tutti gli effetti un nostro concorrente. La questione centrale riguarda il conflitto di interessi: come può un nostro concorrente essere anche il nostro difensore? Come è possibile che ci sia questa situazione in Italia. Siamo tornati al feudalesimo.”

Io non avevo mai sentito o letto questo tipo di informazione

“È normale. (Ridendo) Se lei pubblica questo, vedrà che l’articolo glielo bloccano.”

(seguono almeno dieci minuti di racconto, da parte di molti dei presenti, sulle attività “imprenditoriali” di Coldiretti.)

Quanti sono in Italia i presidi come i vostri?

“Siamo in contatto praticamente con tutti, ma non è facile adesso dire esattamente quanti sono. Ma sono decine. L’obiettivo comune di tutti i presidi è quello far sentire la nostra voce al Ministro riguardo alle richieste che non sono state ancora prese in considerazione. Ma è anche quello di mantenere attiva la rete creata tra la base degli agricoltori lo scorso anno. È importante mantenere il contatto tra tutti i presidi. Perché anche se si risolvessero i problemi attuali dell’agricoltura, ne potrebbero sorgere altri. E noi dobbiamo essere pronti ad affrontarli. Grazie a questa rete avremo sempre la possibilità e la potenza di scendere in piazza. E di riaprire, se serve, la protesta. Quindi questa rete la manterremo sempre attiva.”

Quindi non vi arrendete. E, nonostante le difficoltà, andrete avanti

“No. È l’unica cosa che possiamo fare. Continuare con i presidi, e far sentire che non a tutti sta bene quello che è stato deciso dal Governo. Cioè, il nulla. Non dobbiamo accontentarci o restare in silenzio, perché altrimenti sembrerà che tutto vada bene.”

Un’ultima domanda. Anche se, da quello che ho capito, non potete contare attualmente sull’appoggio dei politici e dei vostri rappresentanti di categoria, quello che chiamiamo “popolo” è sicuramente dalla vostra parte. Cosa dovrebbe fare il comune cittadino per aiutarvi nella vostra lotta?

“Abbiamo giù detto prima che la popolazione è poco informata sulla nostra battaglia. Ma possiamo vincere solo se il popolo scende in piazza accanto a noi. Quando manifestiamo dovrebbero essere al nostro fianco. Anche se capiamo che è difficile per le persone, già impegnate in tante cose, trovare il tempo e il modo per manifestare insieme a noi. Ma da soli non potremo mai farcela. Ma naturalmente voi organi di informazione ci dovete dare una mano.”

Proteste agricoltori
I nostri contadini abbandonati dai politici e dallae associazioni di categoria
I nostri contadini, abbandonati dai politici e dalle associazioni di categoria, hanno bisogno del nostro sostegno
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