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Coronavirus Lazio, D’Amato: “Useremo i drive-in per distribuire il vaccino”

“La situazione migliorerà, ma sarà un Natale senza abbracci”, ad affermarlo in una intervista rilasciata a Leggo l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato

Coronavirus Lazio, D’Amato: “Useremo i drive-in per distribuire il vaccino” –

“Useremo i drive-in per distribuire il vaccino”, così l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato in una intervista rilasciata a Leggo e dedicata a fare il punto dell’emergenza Covid nel territorio regionale. Il Lazio tiene, ma guai ad «abbassare la guardia» avverte.

Assessore, partiamo dalla foto di Via del Corso strapiena di gente scattata domenica pomeriggio a Roma. Cosa ha pensato quando l’ha vista?
«Un misto tra delusione e rabbia. Delusione perché dopo tanti sforzi veder quell’affollamento mi ha sconfortato. Rabbia se penso a chi combatte il virus tutti i giorni negli ospedali».

La situazione a Roma e nel Lazio è preoccupante?
«In questo momento siamo in un plateau, una situazione stabile da giorni. Oggi abbiamo avuto 2.153 casi positivi, 336 in meno rispetto a ieri».

Ma l’altro ieri era domenica, si fanno meno tamponi
«Vero, ma ne Lazio c’è un rapporto positivi/tamponi che è intorno al 9%, circa la metà della media nazionale. Abbiamo un Rt all’1.36. Comunque non è il momento dei facili entusiasmi, dobbiamo mantenere altissima l’attenzione».

Ha detto che siamo in pieno plateau: pensa che a breve inzierà la discesa?
«I nostri tecnici ci dicono che presumibilmente dobbiamo aspettare una settimana, dieci giorni. Dopo il 15 di novembre».

Come è la situazione negli ospedali del Lazio?
«C’è un forte stress su tutte le strutture ospedaliere. C’è un afflusso importante di persone. Nelle terapie intensive registriamo un 20% di riempimento dei posti letto, mentre la soglia di allerta è del 30%. Per quanto riguarda i “semplici ricoveri” siamo al 34% con una soglia di allerta che è al 40. Questo dato un po’ ci preoccupa».

Per questo avete rimodulato i posti letto?
«Si, stiamo passando da 2900 a 5300 posti letto comprensivi di terapia intensiva e sub intensiva. Tutte le nostre strutture, a partire dalla più grandi, si stanno attrezzando con interi reparti Covid. La situazione è lievemente migliore rispetto ad altre regioni o a altre grandi città italiane o europee. Ma non dobbiamo abbassare la guardia».

Teme che il Lazio possa passare da regione gialla ad arancione o questi dati sono abbastanza consolidati?
«No, non possiamo parlare di situazione consolidata. Molto dipende dai comportamenti dei cittadini. Non c’è nulla di scontato. Al momento la situazione è fotografata in questo modo, ma può cambiare tutto»

Assessore, cosa è successo quest’estate? L’epidemia è ripartita in pieno agosto.
«E’ stata una pazza estate. I messaggi dati sono stati completamente sbagliati. Prima si diceva che con la stagione calda il virus avrebbe perso aggressività. Poi anche qualche medico ha detto che il virus era clinicamente morto o che era mutato in una versione meno pericolosa.  Questo ha indotto un pezzo di classe dirigente e politica a dare un cattivo esempio e ad abbassare la guardia, fino ad arrivare alle discoteche aperte senza alcuna misura precauzionale. È stato dato un grande vantaggio al virus. Le dico un dato».

Prego
«Dal 16 agosto a metà settembre abbiamo avuto oltre 3400 casi collegabili ai rientri, soprattutto dalla Sardegna. E’ chiaro che poi rientrando in ambito familiare, si sono contagiati gli altri componenti. C’è ancora una coda molto forte di quanto accaduto quest’estate. Noi oggi l’89 dei focolai che si sviluppano in ambito familiare»

Il Lazio è stato colto di sorpresa da questa seconda ondata?
«No, la cosa riguarda tutta Europa. Ripeto, un pezzo importante del ceto politico e della classe dirigente ha inseguito alcune dichiarazioni di alcuni medici che hanno portato a far abbassare la guardia come lo dicevo».

Il direttore de La Stampa Massimo Giannini l’ha attaccata chiedendo le sue dimissioni. Vi siete chiariti?
«Non ci siamo sentiti. Colgo l’occasione per ringraziarlo, visto che non ho mai ricevuto così tanti attestati di affetto e di stima da parte del personale medico. Non posso che ringraziarlo». 

Però ai Drive-in in c’erano dieci ore di fila
 «Il Lazio ora ha una Rete di Drive-in imponente: sono ben 64 a cui si accede con prenotazione. Da ieri, chi ha un telefonino Android, può prenotare direttamente un appuntamento con l’app Salute Lazio, basta inquadrare l’impegnativa. Questo sistema dei drive-in può essere un modello per il paese, e magari diventare in futuro una rete importante anche per quando arriverà il momento dei vaccini»

Anche per i risultati dei tamponi, però, l’attesa era molto lunga. Questo ha portato qualcuno a violare la quarantena visti i ritardi
«La quarantena prescinde dal tampone: bisogna trascorrere 14 giorni in isolamento o eseguire un tampone rapido al quattordicesimo giorno. È vero che abbiamo avuto dei problemi per la mole importante di lavoro, ma siamo arrivati anche farnee 30mila al giorno. Ora con quelli rapidi la cosa si è risolta».

Il tracciamento nel Lazio è saltato?
«Fino a che il rapporto positivi tamponi è intorno al 5% ci troviamo in una situazione ancora ideale per eseguire un buon tracciamento, sopra qeusta soglia diventa difficile. L’ultimo report del ministero, che è uno 21 dei famosi indicatori per dividere le regioni in fasce, dice che sul 97% dei positivi è stata effettuata una regolare indagine epidemiologica. Siamo stati a lungo vicino al 100%, ora siamo al 97,6: quindi la gran parte dei tracciamenti riusciamo a farla».

A Fiumicino le cose sono andate molto bene
«Si, abbiamo fatto una cosa importante,  soprattutto tempestiva. Fiumicino è stato il primo aeroporto in cui sia stato fatto un tampone in Italia. Ora vogliamo fare un salto di qualità insieme ad ADR. Già c’è in corso da un mese una sperimentezione sui voli di Milano: ci si imbarca solo dopo aver effettuato un tampone rapido. Ora l’intenzione è portare questa procedura anche sui voli internazionali ad iniziare dai voli Roma-New york»

Che Natale vivremo?  
«Un Natale a casa».

Un cenone senza nonni?
«Bisogna sempre rispettare il distanziamento e limitando il più possibile i gesti di affetto. Sarà un Natale ai tempi del Covid, senza abbracci. Non deve diventare un momento in cui il virus si propaga»

È un evento che vi spaventa?
«Si, assolutamente. Stare insieme con prudenza, mettendosi la mascherina, e rispettando le regole, e facendo attenzione alle persone più anziane»

Dica la verità: il governo ha aspettato troppo ad intervenire?
«Scelte difficili, in cui è necessario bilanciare le restrizioni per il sistema sanitario tenendo conto della situazione economica. Dal mio punto di vista meglio meglio dire le cose come stanno e intervenire in maniera perentoria, il fattore tempo è fondamentale. Se perdiamo tempo aiutiamo il virus».

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