Cerveteri

Gianluca Paolacci: “Ripartiamo dalle cose semplici per migliorare la vita quotidiana a Cerveteri”





Servizi nelle frazioni, un mercato coperto e un assessore dedicato a disabilità e sociale: il candidato Sindaco punta sulla qualità della vita. Il programma c’è, ma attende la definizione delle alleanze, perché anche i futuri partner possano contribuire a scriverlo

di Giovanni Zucconi

L’intervista a Gianluca Paolacci: “Ripartiamo dalle cose semplici per migliorare la vita quotidiana a Cerveteri”

L’intervista a Gianluca Paolacci: “Ripartiamo dalle cose semplici per migliorare la vita quotidiana a Cerveteri”

Ascoltando Gianluca Paolacci, candidato Sindaco di Cerveteri, si può avere un’impressione che faccia proposte di semplicità quasi disarmante. Parla di pulizia, decoro urbano, sicurezza, uffici accessibili. Di cose che dovrebbero appartenere alla normalità di una città. E viene da chiedergli: è tutto qui?

Nell’intervista che segue glielo abbiamo chiesto. Ma accompagnando la domanda con un’altra riflessione: quanto sarebbe importante, per Cerveteri, riuscire già a garantire ai propri cittadini una città nella quale vivere bene? Paolacci rivendica questa scelta. Dice che bisogna partire dalle fondamenta. Da interventi realizzabili che migliorino la vita quotidiana e che restituiscano fiducia a una comunità che descrive come sfiduciata. I grandi progetti, assicura, ci sono. Ma non vuole usarli per “buttare fumo agli occhi”.

Nell’intervista affrontiamo anche il rapporto con i partiti, ancora in attesa di definire le proprie scelte, e il ruolo di Lamberto Ramazzotti nella costruzione della coalizione. Poi le frazioni, l’agricoltura, la disabilità, lo sport. Con alcune proposte precise e una questione ancora aperta: il programma, spiega Paolacci, esiste già, ma dovrà accogliere il contributo degli eventuali alleati.

Intorno alle candidature a Sindaco di Cerveteri tutto sembra muoversi lentamente. Grando ha annunciato la propria disponibilità, ma nulla più. I partiti nazionali, dopo mesi, non hanno ancora sciolto le riserve. Lei, invece, continua a intervenire e a presentare le proprie idee. Come interpreta questo silenzio? Si cercano altri candidati o ci sono trattative dietro le quinte?

“Sono abituato a guardare soprattutto in casa mia. Ma quello che vedo nello scenario politico locale assomiglia a un gioco a nascondino. Si aspetta che qualcun altro faccia la prima mossa. Ma, anche dopo che qualcuno l’ha fatta, mi sembra che rimanga una certa staticità.

Io sono partito con un progetto civico perché voglio mettermi in gioco, metterci la faccia e contribuire a cambiare il volto di questa città. Non ho mai nascosto la mia appartenenza politica e nemmeno l’interesse a coinvolgere i partiti. Nei loro confronti non c’è alcuna chiusura. Al contrario, auspico che nel Centrodestra si possa trovare un accordo. Ho sempre sostenuto che i partiti, all’interno di una coalizione, siano importanti e spesso determinanti. Nel frattempo, continuo a elaborare idee e a costruire una squadra che possa governare Cerveteri. Mi fa piacere vedere quanta adesione e partecipazione ci siano intorno al mio progetto. Noi continuiamo ad andare avanti”.

Le sue proposte hanno una semplicità quasi disarmante: decoro, sicurezza, video sorveglianza, strade pulite, rotonde da abbellire, frazioni da ascoltare. Ascoltandola nelle sue dirette, la mia prima reazione è stata: “È tutto qui?”. Poi, però, mi sono chiesto se fosse davvero poco. Abbiamo veramente bisogno di grandi progetti che ci facciano emozionare, magari inseguendo Ladispoli, oppure chiediamo anzitutto una città nella quale vivere bene? È da qui che partono le sue proposte?

“Girando il territorio, le maggiori lamentele che raccolgo riguardano proprio questi aspetti: una città sporca, poco accogliente, che non brilla più di luce propria. È evidente che Cerveteri non possa essere soltanto decoro urbano o qualche fiore nelle aiuole. Ma bisogna partire dalla situazione che viviamo. Oggi Cerveteri attraversa quella che definisco una fase di depressione collettiva. Quando parli con le persone sembra che tutto vada male: la città è sporca, non c’è nessuno, non arrivano turisti. Di fronte a questo, non puoi presentarti annunciando un progetto megagalattico. Rischieresti di essere considerato, forse anche giustamente, il solito politico che fa grandi promesse, si lancia in voli pindarici, e che poi non riesce a realizzare nulla di concreto.

Chi vive il territorio sa di che cosa ha bisogno. Per questo dico che bisogna partire dalla base. È come quando si costruisce: prima si elabora un progetto, poi lo si rende esecutivo e si avviano i lavori. Ma per realizzarlo si comincia dalle fondamenta, non dalla cima. Io sono abituato a stare con i piedi per terra e a partire dal basso. Porto in politica lo stesso metodo che applico nella vita. Quello che propongo è semplice? Sì, è semplicissimo. Ma bisogna partire da progetti tangibili, realizzabili, che permettano, un passo alla volta, di migliorare la qualità della vita”.

Sta costruendo una squadra elettorale o anche una squadra pronta a governare?

«Entrambe le cose. Nella lista “Noi con Voi”, per esempio, ci sono professionisti e imprenditori del territorio. Persone che non hanno bisogno della politica per vivere, e che hanno apprezzato il progetto. Abbiamo parlato, ci siamo confrontati. La cosa che mi piace è che questa squadra non sta nascendo per amicizia, ma per adesione a idee e pensieri. E da una visione condivisa. Ognuno dovrà avere un ruolo importante ed essere competente per ciò di cui si occuperà. Non possiamo pensare di essere tuttologi. Oggi, con internet e l’intelligenza artificiale, ci sentiamo tutti un po’ Einstein, esperti di qualsiasi cosa. Ma non funziona così quando devi amministrare una città.”

L’intervista a Gianluca Paolacci: “Ripartiamo dalle cose semplici per migliorare la vita quotidiana a Cerveteri”

Lei insiste molto sulle competenze. Ma quando dovrà scegliere gli assessori, quanto peseranno gli equilibri della coalizione? Potrà affidare gli incarichi alle persone più preparate oppure dovrà ricorrere al manuale Cencelli, distribuendo i posti tra partiti e liste?

“Se troveremo un accordo con le forze del centrodestra, ci saranno valutazioni da fare anche sulle nomine. Questo fa parte della politica. Ma un punto deve essere chiaro: chi ricoprirà un assessorato dovrà avere le competenze necessarie per quel ruolo. Gli accordi politici non cambiano questo principio. Non troveremo mai un economista al personale e un avvocato al bilancio: questa situazione l’abbiamo già avuta e credo che abbiamo già dato. La squadra di governo è importante, ma considero determinante anche il ruolo dei consiglieri comunali. L’ho ribadito in una delle ultime riunioni del nostro gruppo: devono mantenere il contatto con i cittadini e con la città per tutta la durata del mandato. Devono capire che cosa si può migliorare e quali interventi proporre. È una parte fondamentale del lavoro di un’amministrazione”.

L’intervista a Gianluca Paolacci: “Ripartiamo dalle cose semplici per migliorare la vita quotidiana a Cerveteri”

Finora ha illustrato diverse idee e priorità, ma il programma completo non è ancora stato presentato. A che punto è il lavoro e che cosa manca per renderlo pubblico?

“La nostra coalizione ha già un programma, ma non possiamo presentarlo prima di aver definito le alleanze. Auspico che si possa aprire un confronto con i partiti del centrodestra e trovare una condivisione di idee. Se chiediamo ad altre forze politiche di entrare nel progetto, dobbiamo dare loro la possibilità di contribuire anche al programma. Presentarlo prima significherebbe chiedere ai futuri alleati di accettare qualcosa di già definito, mentre è giusto che possano partecipare alla sua elaborazione. Per questo aspettiamo di chiudere il cerchio. Al tavolo porteremo il lavoro che abbiamo già fatto, ma saremo disponibili a rivederlo, migliorarlo in alcune parti e ampliarlo in altre. Il programma dovrà essere condiviso con chi farà parte della coalizione, così come le scelte politiche”.

Lei assegna un ruolo importante alle frazioni, che hanno caratteristiche e identità molto diverse. Non è difficile immaginare che per l’elezione del nuovo Sindaco, il voto delle frazioni sarà determinante. Come immagina il loro rapporto con Cerveteri, e quale autonomia e ruolo dovranno avere nel suo progetto di città?

“Mi considero una persona inclusiva e credo che oggi a Cerveteri manchi soprattutto il senso di comunità, l’appartenenza a uno stesso territorio. Chi vive a Pian della Carlotta può impiegare quaranta minuti per arrivare ai Terzi. Sono realtà distanti, con abitudini e modi di vivere che possono avere poco in comune. Se l’Amministrazione non lavora per costruire un legame, quella comunità non potrà mai nascere.

La forza di Cerveteri deve partire da qui: ritrovare il senso di appartenenza alla città, conservando quello verso la propria frazione. Abbiamo tradizioni e abitudini diverse, che devono continuare ad avere il loro spazio dentro un progetto comune. Per farlo bisogna anche ripristinare i delegati di frazione. Ma non serve assegnare una carica politica nella speranza che domani porti qualche voto. Occorre restituire una funzione concreta alle delegazioni e ricominciare, gradualmente, a spostare sul territorio alcuni uffici. Ricordo che la mia prima carta d’identità, da ragazzo, andai a ritirarla nella delegazione di Cerenova. In questo modo si ottengono due risultati: si restituisce importanza alle frazioni, facendole sentire parte del progetto della città, e si alleggerisce il lavoro degli uffici centrali, rendendolo più snello”.

A proposito dei silenzi a cui facevamo riferimento prima, ho l’impressione che Lamberto Ramazzotti le stia lasciando la scena pubblica, nel rispetto del suo ruolo di candidato Sindaco. Un atteggiamento che considero corretto e significativo. È una scelta concordata oppure è il suo modo di sostenere il progetto?

“Lamberto è una persona di un’intelligenza straordinaria. Ha sposato questo progetto e lo sta portando avanti. Ognuno di noi conosce il proprio ruolo e stiamo costruendo insieme una squadra. Quando dico “stiamo”, intendo anche lui e le altre persone con le quali ci confrontiamo ogni giorno. È stato il primo a credere nelle mie qualità e a investire sul mio nome. Ha dichiarato apertamente che lui e il suo gruppo avrebbero aderito a un progetto che mi vedesse candidato sindaco, senza mai chiudere la porta ai partiti. Lascia spazio a chi, in questo momento, deve costruire il proprio futuro politico. Ma posso garantire che sta facendo un lavoro certosino: costruisce legami, mantiene contatti e favorisce la distensione. Il suo contributo alla costruzione del progetto è importante. Se oggi mi chiedessero quale politico vorrei avere al mio fianco, sceglierei ancora lui”.

L’intervista a Gianluca Paolacci: “Ripartiamo dalle cose semplici per migliorare la vita quotidiana a Cerveteri”

La crisi dell’agricoltura è un problema che tutti riconoscono, ma sul quale si fatica a proporre soluzioni, quasi fosse impossibile intervenire. Lei pensa che il Comune possa fare qualcosa di concreto? Da dove partirebbe?

“Sì. Prima di tutto servono persone che conoscano il settore e sappiano che cosa significa fare impresa in agricoltura. Torniamo a quello che dicevo prima: le persone giuste al posto giusto. Nel nostro territorio ci sono cittadini che possiedono due o tre ettari di terreno, ma per i quali avviare un’impresa agricola rischierebbe di essere un bagno di sangue: i costi supererebbero di gran lunga i ricavi. Questo, però, non significa che quei piccoli produttori non possano avere delle opportunità. Penso, per esempio, a un mercato coperto nel quale possano vendere nel fine settimana i propri prodotti, anche coltivando la terra come seconda attività. Un luogo dove trovare le eccellenze del territorio, capace di richiamare persone che abbiano piacere di visitare Cerveteri e acquistare i prodotti locali.

Pensiamo a chi vive a Roma e cerca una meta per una gita fuori porta. Abbiamo le tombe, il centro storico, i borghi di Ceri e del Sasso, il lungomare. Sono tanti motivi per venire a Cerveteri. Per conoscere tutto il territorio bisognerebbe tornarci più volte, e ogni visita potrebbe diventare un’occasione per valorizzarlo, anche attraverso l’acquisto dei nostri prodotti. Le possibilità ci sono. All’inizio mi chiedeva se le mie proposte non fossero troppo semplici. Ma spesso è proprio così: le cose possono essere semplici. Il problema è la tendenza a complicarle, a renderle difficili da capire, fino a confondere le persone. Questa abitudine deve finire. Abbiamo le carte in regola per tornare a volare”.

La disabilità è un tema che sta a cuore a entrambi. Credo che molte persone abbiano grandi aspettative nei suoi confronti. Quali risposte intende dare, se sarà eletto Sindaco?

“Prima di tutto voglio un assessore che si occupi esclusivamente di disabilità e sociale. Ritengo vergognoso che una città di quarantamila abitanti non abbia una figura dedicata soltanto a questi temi. Per me è una mancanza grave anche sul piano morale ed etico. E tra le prime cose che farò ci sarà l’istituzione di un ufficio dedicato alla disabilità. Dobbiamo tenere presente che la disabilità coinvolge anche la famiglia della persona che la vive. Non possiamo pensare di rispondere alle sue difficoltà con una pacca sulla spalla. In certe situazioni quel gesto può perfino far sentire le persone prese in giro.

Io non posso accettare di vivere in una città nella quale una persona con disabilità non possa andare a parlare con il sindaco perché la sua stanza non è accessibile. Lo stesso vale per gli uffici dei vigili e per le altre strutture pubbliche. Che si tratti di un ragazzo, di un uomo o di una donna, il problema rimane lo stesso: quella persona non può entrare. È una situazione di cui mi vergogno. E si può risolvere. Per questo serve un ufficio che si occupi specificamente di questi problemi”.

Nella ricerca di alleanze, ha avuto contatti anche con i sostenitori di Vannacci?

“No. Non sono stato contattato e non li ho contattati. Sono disponibile a sedermi e a parlare con tutti, traendo poi le mie conclusioni. Non ho difficoltà a confrontarmi con nessuno. Credo che sia naturale e doveroso per chi si candida a fare il Sindaco. Non possiamo parlare soltanto con chi ci piace. Chi sceglie di candidarsi alla guida della propria città ha il dovere di parlare con tutti e di ascoltare”.

L’intervista a Gianluca Paolacci: “Ripartiamo dalle cose semplici per migliorare la vita quotidiana a Cerveteri”

C’è un tema che non abbiamo ancora affrontato e sul quale vorrebbe soffermarsi?

“Sì, lo sport. Abbiamo eccellenze delle quali andare fieri, ma anche carenze negli impianti che nel 2026 non sono più ammissibili. Parlare di sport significa parlare anche di sociale. Offrire ai ragazzi attività nelle quali esprimere le proprie energie e occasioni per stare insieme. Lo sport è vita, salute, socializzazione. Per questo merita molta attenzione. Ho in mente la realizzazione di un impianto per l’atletica leggera e mi auguro che si possa realizzare anche il palazzetto dello sport. In una città di quarantamila abitanti, però, la carenza di palestre e strutture rimane grande. Dobbiamo mettere tutte le realtà sportive del territorio nelle condizioni di lavorare e di offrire le proprie attività ai giovani e ai cittadini.

Penso anche alla realizzazione di un teatro. Come si può pensare che una città di quarantamila abitanti non abbia un luogo dove possano esibirsi le proprie scuole? Uno spazio nel quale magari istituire anche una scuola di teatro, affidata a un professionista capace di farne un motivo di vanto per Cerveteri. Nei miei sogni c’è anche la realizzazione di qualcosa di strepitoso. Ma non voglio buttare fumo agli occhi”.