Il Focus Censis-Confcooperative fotografa il peso dell’economia “invisibile”: vale 197,6 miliardi, pari al 9,2% del Pil. Oltre 2,7 milioni i lavoratori irregolari e più di 100 miliardi l’anno di evasione fiscale e contributiva
Economia sommersa, un buco da quasi 200 miliardi: «Costa 3.350 euro a ogni italiano» –
Quasi 200 miliardi di euro che sfuggono all’economia regolare, con conseguenze che ricadono sui conti pubblici, sulle imprese che rispettano le regole e, indirettamente, sull’intera collettività.
È la fotografia che emerge dal Focus Censis-Confcooperative sull’economia sommersa in Italia, secondo il quale l’“economia invisibile” raggiunge 197,6 miliardi di euro, una cifra equivalente al 9,2% del Pil nazionale.
Tradotto in termini pro capite, secondo la stima presentata dal Focus, il fenomeno equivale a circa 3.350 euro per ogni italiano, dai neonati agli anziani.
Un valore superiore a un anno di spesa sanitaria
Le dimensioni del fenomeno emergono ancora più chiaramente attraverso i confronti proposti dallo studio. I 197,6 miliardi dell’economia sommersa rappresentano infatti una ricchezza paragonabile all’intera produzione dell’Emilia-Romagna e superiore a un anno di spesa sanitaria nazionale, quantificata in circa 142 miliardi di euro.
A sottolineare l’impatto sui conti pubblici è Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, secondo il quale il sommerso rappresenta un peso rilevante anche sul debito pubblico, perché si tratta di attività economiche che non emergono completamente e, di conseguenza, non generano il corrispondente gettito fiscale e contributivo.
2,7 milioni di lavoratori irregolari
Dietro le cifre economiche c’è anche una rilevante questione sociale. Il Focus stima infatti in 2,7 milioni il numero dei lavoratori irregolari.
Una platea che comprende rapporti di lavoro non registrati o dichiarati soltanto parzialmente, con conseguenze non solo sulle entrate dello Stato ma soprattutto sulle tutele dei lavoratori.
Il lavoro irregolare significa infatti minori garanzie contrattuali, contributi previdenziali mancanti o insufficienti e una maggiore esposizione a condizioni di precarietà e sfruttamento. Secondo quanto evidenziato da Gardini, questi lavoratori arrivano a essere retribuiti quasi la metà rispetto ai colleghi regolarmente occupati.
Sottodichiarazione, il fenomeno vale 108,2 miliardi
Il Focus individua tre grandi componenti dell’economia sommersa.
La voce principale è rappresentata dalla sottodichiarazione, che raggiunge 108,2 miliardi di euro ed è aumentata del 21,6% rispetto al 2019.
Si tratta dei redditi e dei ricavi che imprese, professionisti e lavoratori autonomi non dichiarano integralmente al fisco, con effetti sul pagamento delle imposte sulla produzione, sui redditi e sull’Iva.
La seconda componente è il lavoro irregolare, che vale 77,2 miliardi di euro, con una crescita del 4% rispetto al 2019.
Altri 12,2 miliardi derivano invece da ulteriori componenti del sommerso, tra cui affitti in nero e mance non dichiarate nei settori della ristorazione, dell’ospitalità e dei servizi alla persona.
Oltre 100 miliardi di evasione fiscale e contributiva
Nel complesso, il quadro delineato dal Focus parla di oltre 100 miliardi di euro l’anno di evasione fiscale e contributiva.
Ma è soprattutto la composizione del fenomeno a fornire una delle indicazioni più significative: la crescita dell’economia sommersa italiana appare trainata sempre più dalla sottodichiarazione dei redditi, più che dal solo lavoro completamente in nero.
Un fenomeno che produce effetti a catena: riduce le risorse disponibili per finanziare i servizi pubblici, altera la concorrenza tra le imprese e aumenta il peso sostenuto da cittadini e attività economiche che rispettano gli obblighi fiscali.
Quasi un euro ogni dieci di ricchezza prodotta nel Paese resta così dentro quella che il Focus definisce, di fatto, un’economia invisibile. Una massa di risorse da 197,6 miliardi che restituisce la dimensione economica, fiscale e sociale di una delle questioni strutturali con cui l’Italia continua a confrontarsi.








