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Guido Rossi scuote il centrodestra: “A Cerveteri prende schiaffi da 23 anni. E se continua così, perderà ancora”





La nostra intervista all’ex Sindaco di Cerveteri: “Fare il Sindaco non è un gioco, né un premio: è una responsabilità”

Guido Rossi scuote il centrodestra: “A Cerveteri prende schiaffi da 23 anni. E se continua così, perderà ancora” – di Giovanni Zucconi

Anche questa volta Guido Rossi si è presentato all’intervista con l’immancabile faldone di carte. “Io voglio sempre dimostrare quello che dico…”. Ma, stavolta, non è limitato a dare i consigli che solo un veterano della politica come lui può dare. Ha emesso anche critiche e sentenze.  L’ex sindaco di Cerveteri, che non esclude una sua candidatura nell’area di Vannacci, guarda quello che si sta muovendo nel Centrodestra e non salva quasi nessuno. Non per una questione personale, almeno nelle sue parole. Ma per un giudizio politico molto netto sui metodi, sulle fughe in avanti, sulle decisioni prese prima dei programmi e su una classe dirigente che, secondo lui, da più di vent’anni non riesce a costruire una proposta vincente davvero cerveterana.

Guido Rossi scuote il centrodestra: “A Cerveteri prende schiaffi da 23 anni. E se continua così, perderà ancora”

Il primo bersaglio è il metodo. La candidatura di Gianluca Paolacci lanciata da Lamberto Ramazzotti, per Rossi, ha scombussolato un equilibrio che forse si stava ancora cercando. Forza Italia, dice, ragionava su un binomio formato da Vecchiotti e Paolacci. Poi è arrivato lo scatto in avanti. Troppo presto, secondo lui. E senza arrivare prima a una vera quadra politica.

Ma Rossi va oltre. Dice che il centrodestra continua a prendere schiaffi perché non ha una politica locale vera. Perché si va a Roma, si discutono nomi e si ragiona sugli equilibri tra partiti. Ma Cerveteri non arriva mai con una proposta forte costruita dal territorio.

Nell’intervista leggerete anche il suo giudizio su Vecchiotti e su Orsomando. E le sue convinzioni sul ruolo di Grando nella partita cerveterana.

Leggerete un’intervista dura, politica, e poco diplomatica. Soprattutto per il modo in cui l’ex sindaco legge la partita politica che si sta giocando a Cerveteri. Per lui, prima dei nomi servono idee. Prima delle candidature serve un progetto. Prima degli accordi serve capire che cosa si vuole fare davvero per Cerveteri. E, infine, mette in guardia chi punta troppo sulle liste civiche.

Guido Rossi, partiamo dalla situazione politica attuale. Si sta muovendo davvero qualcosa o siamo ancora alle schermaglie in attesa che succeda qualcosa?

“Io vedo uno scatto in avanti. Vedo il voler anticipare gli accordi. Anticipare i tavoli di discussione. Uno decide di partire e poi pensa che gli altri lo seguiranno. Ma senza un accordo, senza una discussione, secondo me non si va da nessuna parte”.

Il riferimento è naturalmente alla candidatura di Paolacci proposta da Lamberto Ramazzotti

“Sì. La fuga in avanti di Lamberto ha chiaramente scombussolato i piani che si stavano portando avanti. Se c’era un tavolo di discussione, se si stavano cercando gli equilibri, forzare la mano significa solo creare problemi. E se Forza Italia, come ho letto sui social, dice che non riconosce Paolacci come proprio candidato, vuol dire che già qualcosa non torna”.

Quindi secondo lei Ramazzotti ha anticipato troppo i tempi?

“Secondo me sì. Se ci fosse stato un accordo preliminare, allora si sarebbe potuto dire: parte Paolacci e poi gli altri lo seguiranno. Ma a me sembra che quell’accordo non ci fosse. O comunque sia già entrato in difficoltà. Lo dimostra il fatto che Forza Italia non sembra riconoscere Paolacci come proprio candidato.

In questo quadro, che ruolo ha Forza Italia?

“Da quello che so io, Forza Italia stava dentro un ragionamento diverso. Forza Italia aveva questo binomio, Vecchiotti e Paolacci. Erano i due punti di forza, i due riferimenti da portare avanti prima di scegliere il candidato Sindaco. Poi Ramazzotti ha fatto il passo in avanti. Ma secondo me non era ancora il momento. Prima bisognava discutere. Prima bisognava trovare una quadra”.

Quindi Vecchiotti e Paolacci erano i due nomi su cui si stava ragionando?

“Sì, erano i due riferimenti principali. Poi bisogna capire chi è pronto e chi no. Paolacci io non lo giudico. L’ho conosciuto così, come un ragazzo perbene e volenteroso. Vecchiotti è un ragazzo in gamba, istruito, ma secondo me deve ancora crescere. Potrebbe essere un elemento da lanciare, ma c’è bisogno di una guida, di un’esperienza che ancora gli manca”.

Il Centrodestra, se continua così, rischia di perdere ancora?

“Secondo me sì. Se il centrodestra continua a muoversi in questo modo, rischia seriamente di perdere un’altra volta. Dal 2002, da quando ho concluso la mia esperienza da Sindaco, sono passati 23 anni. E in questi 23 anni il Centrodestra a Cerveteri ha continuato a prendere schiaffi, anche per merito dei soliti “traditori”. Questo vuol dire che c’è un problema politico profondo. Non basta aspettare indicazioni da Roma, non basta ragionare sugli equilibri tra partiti e non basta tirare fuori un nome. Serve una politica locale vera. Serve una proposta costruita su Cerveteri, sui suoi problemi e sul suo futuro”.

Che cosa intende quando dice che manca una politica locale vera?

“Intendo che da anni il centrodestra ripete sempre lo stesso errore. Si fanno riunioni, si va a Roma, si discutono i nomi, ma Cerveteri non arriva mai a quei tavoli con una proposta forte, costruita dal territorio. Quando fu decisa la candidatura di Moscherini, io c’ero. C’erano Lamberto, Orsomando, Battilocchio e altri. Ma non si andò lì dicendo: questo è il nostro candidato, lo abbiamo scelto noi perché conosce Cerveteri e perché ha queste caratteristiche. Si entrò invece dentro una logica di equilibri e di rapporti tra partiti. Di potenzialità economiche. Di decisioni prese sopra la testa del territorio. E secondo me è lo stesso errore che il Centrodestra continua a ripetere ancora oggi”.

Secondo lei si può affrontare una campagna elettorale puntando tutto, o quasi tutto, sulle liste civiche? Quanto contano ancora i partiti in una città come Cerveteri?

«Contano molto. Perché Cerveteri è cambiata. L’elettorato cerveterano storico, quello che conosce personalmente Rossi, Paolacci, Ramazzotti o gli altri, secondo me oggi è una parte minoritaria. Tanta gente è arrivata da Roma, o comunque da fuori. Vive a Cerveteri, vota a Cerveteri, ma non sempre conosce le persone e le storie politiche locali. Conosce però i simboli dei partiti. E allora una parte importante dell’elettorato vota il simbolo, più che il singolo nome. Per questo dico che non basta mettere avanti una persona e pensare che tutti la seguano. Per questo il centrodestra non può pensare di vincere solo con una fuga in avanti o con un nome buttato sul tavolo.

Serve un progetto riconoscibile e una coalizione compatta. Serve qualcuno che conosca davvero Cerveteri. Le sue problematiche, le aspettative della gente e i bisogni del territorio. Ma che sia anche sostenuto da partiti e liste capaci di parlare a tutta la città. Cerveteri non ha bisogno di essere inventata. Ha bisogno di essere governata. Possiede una storia millenaria, un patrimonio unico e una posizione strategica che molti territori ci invidiano. Il nostro compito è trasformare queste opportunità in lavoro, servizi, sicurezza e qualità della vita per tutti i cittadini. Dal centro storico alle frazioni, dal mare alla campagna.”

Abbiamo parlato di Vecchiotti, di Ramazzotti e di Paolacci. Manca un altro protagonista della politica cerveterana: Salvatore Orsomando

“Secondo me Orsomando deve chiarire meglio quale deve essere il suo ruolo nella politica cerveterana. Perché un conto è essere un riferimento di partito, e un conto è limitarsi a gestire equilibri o presenze. Se rappresenti un partito importante, devi avere una linea. Devi costruire una proposta e devi contribuire a formare una classe dirigente. Non puoi lasciare che il territorio arrivi sempre dopo, o che le decisioni vengano prese altrove.

Il problema del Centrodestra a Cerveteri è anche questo. In tanti anni non è riuscito a lasciare una vera impronta politica. E allora io mi chiedo: dov’è la proposta? Dov’è il progetto? Dov’è una classe dirigente capace di parlare alla città e di rispettare gli impegni presi, non solo al proprio pezzo di elettorato? Orsomando deve decidere se vuole essere parte di questo salto di qualità o se vuole restare dentro le solite dinamiche che, da vent’anni, non portano il centrodestra a governare Cerveteri.

Fratelli d’Italia è il partito più importante di Cerveteri. All’interno ci sono personaggi giovani e meno giovani. Persone comunque in possesso di potenzialità non indifferenti, che stanno crescendo e portando avanti una nuova politica del fare. Ma che rischiano di vedere perdersi nelle logiche negative partitiche. Cerveteri ha bisogno di persone la cui esperienza, le nuove idee e nuove esigenze, siano le componenti di una squadra che punta in alto per vincere. E non per evitare l’ennesima retrocessione”.

Passando da palo in frasca… Ha detto che sta avendo molti contatti politici. Anche romani. È stato contattato anche dall’area che fa riferimento a Vannacci?

“Sì. Ho avuto dei contatti. Ci sono movimenti, ci sono realtà politiche nuove, ci sono persone che mi stanno chiedendo una disponibilità. Anche da quell’area. Ma io non ho detto né sì né no. Sto ancora valutando”.

Quindi la proposta dai Vannacciani c’è stata?

“Sì, mi hanno contattato e sto valutando. Ma devo capire bene quali sono le idee. Prima di dire sì a un progetto devo sapere che cosa c’è dentro. Non si parte perché uno mi sta simpatico o antipatico. Non si parte per fare dispetto a qualcuno. Si parte se c’è un’idea seria per Cerveteri”.

Se l’area Vannacci le chiedesse di essere candidato sindaco, lei sarebbe disponibile?

“È un’ipotesi da valutare. Non la escludo. Ma non voglio essere imposto da nessuno. Io non voglio fare il candidato di qualcuno contro qualcun altro. Io dico: mettiamoci seduti, costruiamo un programma, capiamo che cosa vogliamo fare per Cerveteri. Poi si decide chi deve portarlo avanti”.

Però la disponibilità c’è.

“La disponibilità a ragionare c’è. Questo sì. Mi hanno contattato, io sto valutando. Ma prima vengono le idee. Prima viene Cerveteri. Poi vengono i nomi”.

Lei quindi si potrebbe rimettere in gioco?

“Io mi metto a disposizione. Lo faccio per l’amore che ho per Cerveteri, per quello che ho vissuto e per quello che conosco. Mi sento nelle condizioni di poter dare una mano. Non ho nulla da nascondere, non ho mai toccato niente e conosco bene, da più di vent’anni, molti dei soggetti che girano intorno alla politica locale. Per questo dico: se c’è da costruire una squadra seria, una squadra composta da persone di indubbia professionalità e da giovani sui quali contare per il prossimo futuro, se c’è da provare a ricompattare il Centrodestra e mettere al centro un progetto vero e certo per Cerveteri, io ci sono”.

Da candidato Sindaco o anche con un altro ruolo?

“Io non parto dalla fascia. La fascia non è un premio e non è un trofeo da conquistare. Fare il Sindaco significa assumersi un peso enorme: è onore, dovere e responsabilità. Non è un palcoscenico. È sacrificio, studio, capacità di ascoltare, di chiedere scusa e anche di mandare giù cose difficili. Per questo dico che prima bisogna scrivere un programma, condividerlo e firmarlo. Poi si ragiona sui nomi. Se mi chiedessero di fare il candidato Sindaco, valuterei. Ma potrei anche dare una mano da Consigliere comunale. Se servisse a portare avanti certi discorsi, a ricordare gli impegni presi e a impedire che si dica una cosa in campagna elettorale e poi se ne faccia un’altra”.

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Parliamo di Alessandro Grando. Che idea si è fatto del suo possibile ruolo nella partita di Cerveteri?

“Il discorso su Grando mi lascia perplesso. Io non sono convinto che la sua vera intenzione sia quella di candidarsi a sindaco di Cerveteri. Ho l’impressione che stia cercando un accordo politico con Cerveteri, forse anche dentro un ragionamento più ampio, magari in prospettiva regionale. Però bisogna essere chiari: Ladispoli e Cerveteri sono due realtà completamente diverse. Hanno bilanci diversi, storie diverse, mentalità diverse. Non basta aver amministrato Ladispoli per pensare di poter guidare Cerveteri nello stesso modo. A Ladispoli vanno i nostri giovani per passare una serata diversa. Ma poi si sbrigano a tornare alla tranquillità, forse magari pure troppa, che offre Cerveteri”.

Quindi lei non vede bene l’ipotesi di un Sindaco di Ladispoli a Cerveteri?

“Cerveteri è una città difficile. Lo dissi anche a Gino Ciogli quando arrivò qui. Cerveteri va capita, studiata, vissuta. Non ha bisogno di essere stravolta. Ha bisogno di essere completata. Ha bisogno di integrare le grandi Frazioni, dando loro tutto quello che necessita come Amministrazione. Farle sentire parte importante e indispensabile di Cerveteri. Se Grando entrasse davvero in questa partita, sarebbe un altro sindaco di Ladispoli che prova a guidare Cerveteri. Io mi auguro che non accada. Non per una questione personale nei suoi confronti, ma perché questa città ha bisogno di una guida che conosca profondamente il territorio, le sue fragilità, le sue potenzialità e anche la sua complessità. E che possegga, nel complesso, i valori e gli ideali che hanno fatto crescere la nostra comunità”.