Anguillara, si aggravano le accuse per il femminicidio di Federica Torzullo. Contestata la premeditazione al marito
Si aggrava il quadro accusatorio nei confronti di Claudio Carlomagno, il 44enne reo confesso dell’omicidio della moglie Federica Torzullo, uccisa quattro mesi fa nella villetta di Anguillara Sabazia dove la coppia viveva con il figlio. La Procura di Civitavecchia ha modificato il capo di incolpazione, contestando l’aggravante della premeditazione. A questa si aggiunge anche il reato di vilipendio di cadavere, oltre a quello di occultamento.
Carlomagno è stato interrogato in carcere per circa tre ore, alla presenza del procuratore Alberto Liguori e del suo avvocato Andrea Miroli. Ha risposto alle domande dei magistrati, confermando però la versione già fornita in precedenza. Secondo il suo racconto, l’omicidio sarebbe avvenuto la mattina del 9 gennaio, intorno alle 6.30, al culmine di una discussione legata alla separazione e all’affidamento del figlio. Per l’indagato si sarebbe trattato di un gesto d’impeto. La Procura, invece, ipotizza un delitto premeditato. Un elemento ritenuto importante dagli investigatori sarebbe rappresentato dalle chat tra i coniugi nelle settimane precedenti. Federica chiedeva di definire la separazione davanti a un legale. Carlomagno, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe invece continuato a prendere tempo.
Anche l’orario della morte resta un punto centrale. L’uomo sostiene di aver ucciso la moglie la mattina del 9 gennaio. Ma dall’esame autoptico emergerebbe un quadro diverso: Federica sarebbe stata uccisa la sera dell’8 gennaio, dopo la cena consumata in casa con il marito e il figlio. Secondo gli investigatori, dopo l’omicidio Carlomagno avrebbe portato il corpo fuori dall’abitazione e lo avrebbe sistemato nel bagagliaio dell’auto parcheggiata nel cortile. Poi avrebbe ripulito la casa dalle tracce di sangue con acqua e candeggina. Su questo punto, i Ris avrebbero trovato dei riscontri.

La mattina successiva, secondo l’accusa, Carlomagno avrebbe portato il corpo nella sede dell’azienda di famiglia, a pochi chilometri dall’abitazione. Lì avrebbe tentato di bruciarlo, deturpando il volto della moglie. Poi avrebbe cercato di nasconderlo in una buca scavata nel terreno vicino. Per farlo entrare, secondo quanto contestato, avrebbe piegato la salma, provocando lesioni al bacino e a un’anca, anche con l’ausilio di una pala e di un escavatore meccanico.
Per l’accusa, Carlomagno avrebbe maturato nel tempo la decisione di uccidere Federica. Da qui la contestazione della premeditazione. E avrebbe avuto un’accelerazione durante il periodo natalizio. Quando la donna avrebbe chiesto una separazione ormai definitiva, con il trasferimento in domicili diversi dopo le feste. Resta quindi netto il contrasto tra la versione dell’indagato, che continua a parlare di un gesto improvviso, e quella della Procura, che contesta invece la premeditazione. Gli investigatori stanno inoltre verificando l’eventuale presenza di una o più persone che avrebbero potuto aiutare Carlomagno nelle fasi successive al delitto.









