di Giovanni Zucconi
Tre milioni e mezzo di crocieristi a Civitavecchia. Perché Cerveteri resta fuori dalle scelte delle crociere?
Il più longevo tormentone di Cerveteri, fin dai tempi degli Etruschi, è che bisognerebbe portare nella nostra città una parte dei croceristi che sbarcano a Civitavecchia. Lo dicono tutti. Per primi i politici, specialmente in campagna elettorale. “Un punto importante del mio programma? Portare i croceristi a Cerveteri…”.

Questo da sempre. Credo che lo sappiate anche voi. Ma allora perché questo non è ancora mai successo? Eppure, visti i numeri non dovrebbe essere così difficile. I numeri da prendere in considerazione, e che inizialmente sembrano più importanti sono due. Innanzitutto, stiamo parlando di ben 3.556.559 croceristi che sono transitati a Civitavecchia nel 2025. Un numero enorme. Un altro numero, banalmente, sono i 35 Km che separano Cerveteri da Civitavecchia. Una distanza risibile. Mezz’ora di autostrada.
E allora, se queste sono le promettenti premesse, perché i croceristi che arrivano a Cerveteri sono quasi inesistenti? Così come c’è sempre chi ha in tasca la facile ricetta dei croceristi a Cerveteri, queste persone hanno pronta anche la risposta: “è colpa delle amministrazioni che non hanno mai fatto abbastanza”.
Ma è proprio così? Proviamo ad affrontare la questione facendo per prima cosa un’operazione assolutamente necessaria, e che non si fa quasi mai: rendersi conto che il problema non è per niente di facile soluzione. Almeno se si punta sui grandi numeri.

La banalizzo. Supponiamo che a 50 Km dal porto di Civitavecchia ci sia EuroDisney. E che a 35 Km, ci sia un bel Luna Park. Dove vorrebbero andare i bambini? Da Topolino e da Pippo, o su una giostra qualsiasi?
Oppure, se a 50 Km ci fosse il Papa, San Pietro, il Colosseo, Fontana di Trevi, la Cappella Sistina, il Pantheon… Ci fosse la Città Eterna. Quella del Gladiatore. Quella delle 1.000 splendide chiese e del Barocco. Ci fosse una delle mete più ambite dai viaggiatori di tutto il mondo. E dall’altra ci fosse una magnifica necropoli costruita da un popolo che neanche in Italia si studia più. Se voi foste il crocerista medio, dove andreste? È facile. Chiunque, se avesse una sola scelta, sceglierebbe Roma.
E questa considerazione già potrebbe essere sufficiente per ridimensionare qualsiasi velleità di portare croceristi a Cerveteri rubandoli a Roma. Ma proviamo a non arrenderci. Stiamo sempre parlando di 3.556.559 croceristi. Anche solo statisticamente, se ci fossero le condizioni qualcuno di questi lo potremmo comunque portare a Cerveteri.
Quindi proviamo a ragionare su una cosa molto concreta. Vediamo quanto sia facile andare a Roma, e viverla, anche solo per poche ore, e quanto sia facile andare a visitare la Necropoli della Banditaccia.
Poi parleremo anche dei pacchetti. Ma adesso partiamo da quelli che scendono dalla nave e si muovono in autonomia, dopo aver studiato guide e siti specializzati. Per loro raggiungere una delle mete principali, San Pietro, è di una semplicità estrema. Il treno dalla stazione di Civitavecchia, che parte ogni mezz’ora al massimo, porta a Roma San Pietro in tempi medi intorno ai 50 minuti. Due passi a piedi e sono dentro la basilica o ai musei Vaticani. A prova di bambino. E poi da lì, con i mezzi pubblici possono raggiungere facilmente ogni punto di loro interesse. Ognuno di quei punti varrebbe il viaggio.

Veniamo a Cerveteri. Andare alla Necropoli della Banditaccia con i mezzi pubblici non è impossibile, ma nemmeno così facile o sempre così scontato. E, soprattutto, al turista non potremo garantirgli l’assoluta certezza della riuscita della visita che avrebbe se scegliesse Roma. Troppi orari da far combaciare, considerando le poche corse dei trasporti pubblici. A meno di non venire in taxi o di noleggiare un’auto. Nella pratica del crocierista medio, la differenza non la fa la distanza. La fa la facilità di acquisto e di gestione.
Roma ha tutto già pronto: grandi volumi, orari collaudati, pullman pieni, guide e punti di raccolta. Cerveteri, invece, richiede una scelta più consapevole. Bisogna capire come arrivare, dove andare, come muoversi, come incastrare i tempi con l’orario della nave. Un turista esperto lo fa. Ma il turista “da crociera” spesso non rischia.
Per Roma esistono soluzioni dirette, standardizzate e rassicuranti. Ci sono bus dedicati e trasferimenti venduti apposta ai crocieristi. Per Cerveteri, invece, la parte che possiamo definire “ultimo miglio” è meno scontata. In auto si arriva facilmente, ma senza un mezzo dedicato diventa meno immediato. È inevitabile che se i collegamenti pubblici sono radi, il turista che ha solo poche ore a disposizione non rischia.
Perché alla fine è sempre la stessa storia: non basta avere la meraviglia. E Cerveteri ce l’ha. Bisogna riuscire a farla incontrare. Nel modo giusto, con il tempo reale delle persone. E il tempo delle crociere è veloce. Velocissimo.
E poi ci sono quelli che non vogliono muoversi in autonomia, e scelgono l’organizzato. Qui entra in campo l’elemento più determinante: i pacchetti. I pacchetti venduti dalle crociere offrono una sola meta: Roma. In tutte le salse, ma solo Roma. Esiste una sola eccezione. Tarquinia compare una sola volta anche nelle proposte di Costa Crociere.
Premesso questo, è quindi impossibile portare i croceristi a Cerveteri? Rimarrà solo una frase ricorrente nei programmi elettorali? Una volta che ci siamo resi conto della complessità e della quasi impossibilità di risolvere il problema sui grandi numeri, qualcosa da fare c’è sicuramente.

È la mia solita opinione personale ed eretica, ma sono sempre convinto che la soluzione sta più nell’imprenditoria che nella Politica. Abbiamo già messo in guardia nel non semplificare troppo il contesto e il problema, e spero di non caderci io. Ma per me una strada, probabilmente già battuta da qualche imprenditore, è apparentemente semplice. Bisogna farsi creare dei pacchetti ad hoc dalle compagnie, o venderli direttamente, in qualche modo, a chi scende dalle navi. Pacchetti che prevedono che li vai a prendere sotto la nave, li porti in giro per Cerveteri, e poi li riporti sotto la nave. Pacchetti competitivi nel prezzo, e soprattutto chiari nella promessa: non “l’alternativa minore a Roma”, ma un’esperienza diversa da Roma.
Troppo semplice? “Adesso è arrivato lui e ci spiega cosa dovremmo fare? Capirai che suggerimento… Andare a prendere i croceristi con il pullman, e riportarli a Civitavecchia prima che la nave riparta”. È vero. È banale. Anche fin troppo banale. Ma creare dei pacchetti di questo tipo è esattamente quello che serve per portare i pochi (o tanti) croceristi che non vogliono andare a Roma. Nulla di più.
È talmente banale che immagino, ne sono sicuro, qualcuno ci abbia già provato a farlo. Perché non ci è riuscito? Forse perché non ha costruito il pacchetto bene. O, forse, lo abbiamo già detto, perché ai bambini piace più andare a trovare Pippo o Topolino, piuttosto che andare su una giostra di cui non hanno mai sentito parlare.

Quest’ultima frase ci porta direttamente all’attività che per me, questa sì, è di assoluta competenza politica. Bisognerà, in futuro, promuovere sempre meglio Cerveteri. Con marketing più moderno e meno stereotipato. Più social e meno dépliant. Più suggestioni e meno riferimenti incomprensibili ai turisti internazionali. Meno “archeologia raccontata agli archeologi” e più esperienze: paesaggio, cammino, silenzio, luce, natura, cibo, racconto. Solo così si potrà convincere, per esempio, l’americano medio a scegliere una bellissima passeggiata immersi nella natura, ammirando tombe di 2.500 anni. Piuttosto che stare in mezzo alla folla di San Pietro.









