di Giovanni Zucconi
Vi ricordate di Valerio Rossi? Abbiamo già parlato di lui in un’intervista dello scorso aprile. È un ragazzo che abbiamo definito straordinario, e lo confermiamo anche adesso. Straordinario per le imprese che ha compiuto, e per la sua filosofia di vita. Decisamente alternativa e fuori dal tempo in cui viviamo. È un ragazzo di 34 anni, anche se ne dimostra molti di meno. Abita a Cerveteri. Per la precisione a Valcanneto.
Ad aprile aveva già fatto almeno 42.000 Km in bicicletta attraversando gran parte del mondo. Attraverso ben 33 Stati, tra Europa, Asia e America Latina. In parte da solo, e in parte con la sua ex ragazza. Ha compiuto viaggi decisamente low cost. Dormendo in tenda, o nelle famiglie dove veniva accolto.
L’avevamo lasciato con la sua speranza di poter affrontare, il prima possibile, un nuovo viaggio estremo, tutto in bicicletta, questa volta in Asia. E così è stato. Un paio di mesi fa è partito per una nuova grande avventura, proprio nelle esotiche regioni dell’Asia.





Come avevamo già spiegato nella precedente intervista, la sua particolare tipologia di viaggio, non gli permette di essere sempre connesso con il resto del mondo. Quindi può comunicare solo quando riesce a ricaricare il telefonino, e c’è naturalmente campo.
Ma questo non ci ha impedito di raggiungerlo nel mezzo del suo lungo viaggio attraverso l’Asia. Gentile e disponibile come sempre, Valerio ha sacrificato una parte del tempo dedicato al suo riposo per rispondere alle nostre domande. Lo ringraziamo, pregandolo di tenerci costantemente informati sui progressi del suo viaggio, e soprattutto continuare a raccontarci le sue incredibili avventure.
Valerio, dove ti trovi in questo momento?
“Dopo aver attraversato tutta l’Indonesia in 2 mesi, pedalando per 3.500 km lungo le isole di Bali, Java e Sumatra, sono ora tornato a Jakarta per un paio di settimane di riposo.”
Questa volta, qual è il programma del tuo viaggio?
“Il sogno sarebbe tornare in Italia solamente pedalando, ma lungo il tragitto ci sono alcune zone interessate da conflitti, e gli Stati non rilasciano i visti agli stranieri. Per ora continuerò risalendo il Sudest Asiatico finché potrò, poi si vedrà…”
Questa volta stai affrontando il viaggio da solo. Ti manca una compagnia? O la solitudine rende questo viaggio ancora più speciale?
“È vero che pedalo da solo, però in realtà sono sempre circondato dal popolo indonesiano, che in ogni momento mi affianca in macchina per allungarmi una bottiglia d’acqua. O mi ferma per strada per offrirmi il pranzo, o la notte mi invita in casa per dormire. Di fatto non si è mai soli in Indonesia. Inoltre, queste settimane che sono a Giacarta, sono in compagnia di una ragazza spagnola che vive e lavora qui.”
Stai conoscendo e vivendo culture diverse rispetto al viaggio precedente. Stai correndo gli stessi pericoli?
“La cultura è totalmente differente. Non cambia l’ospitalità, che anche in America latina era fantastica. Ma sicuramente qui non c’è alcun pericolo di esser derubati, complice la morale islamica, o assaltati.”
La cosa che ti è piaciuta di più, e quella che ti è piaciuta di meno, nel tratto di viaggio che hai affrontato fino ad adesso
“L’ospitalità, il cibo, le spiagge, i vulcani, i templi, gli animali sono le cose più belle dell’Indonesia. Tra i contro abbiamo la tanta sporcizia, il caldo insopportabile e il rumore.”


Cosa vorresti portare con te in Italia di questi posti e di queste persone?
“Vorrei riportare la sensazione di sentirsi a casa propria non appena si varca la porta di una famiglia. Nonostante io fossi per loro solo uno sconosciuto, sono sempre stato accolto come un principe.”
Quali sono gli episodi che ti sono successi, e che ti porterai sempre nel cuore?
“Vedere la lava blu al vulcano Ijen. Fare il bagno in un acquedotto di 200 anni fa. Girare per la giungla in sella a un elefante, …”
Dicci qualcosa per farti invidiare ancora di più di quello che già facciamo
“Potrei parlare della sensazione di libertà di essere dall’altra parte del mondo, eppure sentirsi al centro di esso. Vivendo ogni giorno un’esperienza magica diversa, con la gente che ti parla ammirata. Una notte sono stato ospitato in una stazione di polizia, e ripartendo hanno insistito per regalarmi vestiti e 60 euro. Ogni volta che mi avvicino a una moschea o a un ristorante per chiedere di campeggiare mi portano tonnellate di cibo. Ora, dopo due mesi di fatiche, sto scrivendo dal bordo di una piscina. In oltre due mesi di viaggio, non ho ancora mai pagato una notte di alloggio, dormendo sempre in tenda o ospitato.”
Quale sarà la prossima tappa importante? Ci prendiamo già un appuntamento per sentirci quando sei arrivato?
“Quando ripartirò da Giacarta lascerò l’Indonesia per andare a Singapore. Purtroppo, viaggiando secondo queste modalità, mi è impossibile fissare già adesso un appuntamento. Ma quando troverò una connessione stabile, e avrò un giorno di riposo mi farò sentire.”









