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Caso Vannini, molte le domande senza risposta:”Ora parli il brigadiere”





Il militare ha fatto sapere di non poter rilasciare dichiarazioni se non autorizzato dal Comando Generale dell’Arma dei carabinieri, che però ha negato questa possibilità.

Di Emanuele Rossi

“Antonio Ciontoli mi disse: non posso dire tutto quello che è successo perché altrimenti inguaio mio figlio”.

Era il 6 luglio 2017 quando il brigadiere dei carabinieri di Ladispoli, Manlio Amadori, testimoniò sull’omicidio di Marco Vannini davanti al collegio giudicante presieduto da Anna Argento e Sandro Di Lorenzo.

Quelle parole pronunciate nel tribunale di primo grado – non messe però a verbale, come riferito giorni fa anche dall’ex comandante della stazione locale Roberto Izzo- a distanza di tempo continuano ad avere un peso in un caso pieno di misteri.

Difficile al momento parlare con il diretto interessato, in servizio proprio la notte della tragedia.

Il militare ha fatto sapere di non poter rilasciare dichiarazioni se non autorizzato dal Comando Generale dell’Arma dei carabinieri, che però ha negato questa possibilità.

Ecco spuntare allora una petizione popolare, che in poche ore ha superato già quota 2mila ma è destinata a “rompere ” questo vincolo, “il ministro Trenta autorizzi il brigadiere Amadori a parlare”, è quanto si legge nella raccolta firme lanciata sulla piattaforma “Change.org”.

Cosa intendeva dire Amadori?

Caso Vannini, molte le domande senza risposta:"Ora parli il brigadiere"
Caso Vannini, molte le domande senza risposta:”Ora parli il brigadiere”

Potrebbe realmente essere a conoscenza di elementi mai svelati relativi alle indagini o comunque di altre questioni importanti?

Tante le domande rimaste senza una risposta in questa storia.

Perché la villa dei Ciontoli non è stata sequestrata?

Perché i rilievi della scientifica sono scattati molte ore dopo l’omicidio?

Perché lo stub in grado di rilevare tracce di polvere da sparo non è stato eseguito sulla moglie di Antonio Ciontoli e su Viola Giorgini, fidanzata del figlio?

Neanche il luminol è stato utilizzato per rilevare tracce di sangue.

Il maresciallo della Marina con un ruolo nei servizi segreti aveva in dotazione un altro telefonino e lo ha acceso per chiamare qualcuno mentre il povero Maro era ferito?

La madre di Marco Vannini si appella alla Procura :”non credo che l’Arma conceda l’autorizzazione al brigadiere Amadori, confido nel procuratore capo di Civitavecchia se lo riterrà opportuno.

Se c’è qualcuno a conoscenza di qualcosa parli,ho diritto di sapere la verità” commenta Marina Conte che poi si sfoga: “Marco non può parlare ed è l’unico a conoscere della verità.

Gli ho promesso giustizia.

Pensavo bastasse la perizia mediatica che ha evidenziato che mio figlio poteva salvarsi ma la legge in Italia è lenta.

Io e mio marito non viviamo più”.

Sul caso del Brigadiere interviene il legale dei Ciontoli, “Non c’è riscontro in nessun atto del processo. E poi Antonio Ciontoli ha sparato, lui aveva diverse particelle di polvere da sparo nel naso, non il figlio”, ribatte Andrea Miroli.

I fari sono puntati sul ricorso in Cassazione presentato da Vincenzo Saveriano, procuratore generale della Corte d’Appello di Roma. In secondo grado, per la morte del giovane cerveterano, sono stati condannati per omicidio colposo a 5 anni Antonio Ciontoli e a 3 il resto della famiglia.

da “Il Messaggero”